<?xml version="1.0" encoding="ISO-8859-1"?><rss version="0.91"><channel><title>Notizie dalla Chiesa sola grazia (MN)</title><link>http://www.chiesasolagrazia.it/News/</link><description>Notizie</description><language>it</language><item>
<title><![CDATA[Consiglio di chiesa Dom 11 Dicembre 2011]]></title><pubDate>09:21</pubDate><pubDate>30/11/2011</pubDate><description><![CDATA[Domenica 11 Dicembre 2011, è convocato il consueto consiglio di chiesa presso i locali della Chiesa Sola Grazia, Porto Mantovano \ Mn. Ore 14,30.]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=166</link>
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<title><![CDATA[Settimana di Preghiera e digiuno ]]></title><pubDate>09:35</pubDate><pubDate>07/08/2011</pubDate><description><![CDATA[La Chiesa Sola Grazia sarà coinvolta in una settimana di preghiera e digiuno in preparazione al nuovo anno ecclesiale che ci sta difronte (2011-2012). Ogni giorno avrà un tema particolare su cui i membri si soffermeranno e pregheranno il Signore della gloria per chiedere aiuto, intervento e benedizioni. Il digiuno inizierà Lunedì 22 e si concluderà Sabato 27. I membri si incontreranno presso i locali della Chiesa Sola Grazia alle ore 19,30.]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=165</link>
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<title><![CDATA[IL CATECHISMO di CH Spurgeon]]></title><pubDate>09:22</pubDate><pubDate>07/08/2011</pubDate><description><![CDATA[CATECHISMO di CH Spurgeon

Il Catechismo Minore di Westminster del 1648, rielaborato nel 1864 da C.H. Spurgeon con testi biblici probanti e breve commento a cura del past. Paolo Castellina

CATECHISMO 
1. Qual è lo scopo principale della vita umana? 
Lo scopo principale della vita umana è dare gloria a Dio (1) e godere per sempre della sua presenza (2). 

1. 1 Co. 10:31. Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate alcun'altra cosa, fate tutte le cose alla gloria di Dio. 

2. Sl. 73:25,26. Chi ho io in cielo fuori di te? E sulla terra io non desidero altri che te. La mia carne e il mio cuore possono venire meno, ma Dio è la rocca del mio cuore e la mia parte in eterno. 
Commento. L'esistenza dell'essere umano come creatura è direttamente dipendente da Dio, suo Creatore, ed è soltanto in Lui che noi possiamo trovare la piena realizzazione di noi stessi e la nostra felicità più autentica. La nostra vita può così trovare significato affidandoci totalmente a Dio, obbedendo a Lui e servendo la sua volontà, a lode della Sua gloria. 

2. Qual è la guida che Dio ci ha donato per poter dare gloria a Dio e godere per sempre della Sua presenza? 
E' la Parola di Dio contenuta nella Bibbia, costituita dall'Antico e dal Nuovo Testamento (1). Dio ha voluto che essa sola fosse per noi guida autorevole per poter dare gloria a Dio e godere per sempre della Sua presenza (2). 
1. Ef. 2:20. ...edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Gesù Cristo stesso la pietra angolare. 
2 Ti. 3:16. Tutta la Scrittura è divinamente ispirata e utile ad insegnare, a convincere, a correggere e a istruire nella giustizia. 
2. 1 Gv. 1:3. ...quello che abbiamo visto e udito, noi ve lo annunciamo, affinché anche voi abbiate comunione con noi; e la nostra comunione è col Padre e col suo Figlio Gesù Cristo. 
Commento. Un tempo l'essere umano era in costante comunione con Dio: esisteva un dialogo fra Dio e l'uomo. Ora, a causa del peccato, questo dialogo è interrotto. Per grazia di Dio, però, per tornare ad essere ciò che dovevamo essere, Egli torna a parlarci in Gesù Cristo (la Sua Parola diventata essere umano) e nella Bibbia (la Sua Parola diventata scrittura). La natura ci può dire già qualcosa di Dio, come pure la nostra coscienza; questo però non è sufficiente. Dio ci ha dato in Cristo e nella Scrittura, e solo là, la Sua speciale rivelazione che ci può guidare in modo adeguato a ricostituire quello che dovevamo essere. Essa è completamente degna di fiducia in tutto ciò che afferma (inerrante), è chiara a tutti nelle sue linee essenziali, ed è sufficiente in sé stessa per lo scopo che si prefigge (non abbiamo bisogno di rivelazioni complementari). 

3. Qual è l'insegnamento principale della Bibbia? 
Le Scritture ci insegnano in primo luogo che cosa noi dobbiamo credere al riguardo di Dio e quali siano i doveri che noi abbiamo verso di Lui (1). 

1. 2 Ti. 1:13. Ritieni il modello delle sane parole che hai udito da me nella fede e nell'amore, che sono in Cristo Gesù. 
Ec. 12:13. Ascoltiamo dunque la conclusione di tutto il discorso: Temi Dio ed osserva i suoi comandamenti, perché questo è il tutto dell'uomo. 
Commento. La Bibbia è sia dottrina (qualcosa da conoscere) che vita (qualcosa da vivere). Dottrina e vita non possono essere staccati l'uno dall'altro, sono come un albero buono che non può che dare buoni frutti. 

4. Che cosa intendiamo quando ci riferiamo a Dio? 
Quando ci riferiamo a Dio noi parliamo di una persona spirituale (1), infinita (2), eterna (3) ed immutabile (4) nel suo essere (5), nella sua sapienza, potere (6), santità (7), giustizia, bontà e verità (8). 
1. Gv. 4:24. Dio è Spirito. 
2. Gb. 11:7. Puoi tu scandagliare le profondità di Dio? Puoi tu penetrare la perfezione dell'Onnipotente? 
3. Sl. 90:2. Prima che i monti fossero nati e che tu avessi formato la terra e il mondo, anzi, da sempre e per sempre tu sei Dio. 1 Ti. 1:17. Or al Re eterno, immortale, invisibile, all'unico Dio sapiente, sia l'onore e la gloria nei secoli dei secoli. Amen. 
4. Gm. 1:17. ...ogni buona donazione e ogni dono perfetto vengono dall'alto e discendono dal Padre dei lumi, presso il quale non vi è mutamento, né ombra di rivolgimento. 
5. Es. 3:14. Dio disse a Mosè «IO SONO COLUI CHE SONO». Poi disse: «Dirai così ai figli di Israele: "L'IO SONO mi ha mandato da voi". 
6. Sl. 147:5. Grande è il nostro Signore, immensa è la sua potenza e infinita la sua intelligenza. 
7. Ap. 4:8. Santo, santo, santo è il Signore Dio, l'Onnipotente, che era, che è e che ha da venire. 
8. Es. 34:6,7. L'Eterno, l'eterno Dio, misericordioso e pietoso, lento all'ira, ricco in benignità e fedeltà, che usa misericordia a migliaia, che perdona l'iniquità, la trasgressione e il peccato ma non lascia il colpevole impunito... 

Commento. La Bibbia ci descrive Dio come una persona da una parte totalmente diversa da noi, e dall'altra simile a noi (perché noi siamo stati creati alla Sua immagine. Come persona diversa da noi Essa possiede attributi che solo Essa possiede (non-comunicabili), come il fatto che sia Spirito, infinita, eterna ed immutabile, mentre noi abbiamo limiti, siamo legati al tempo e siamo mutevoli. Come persona a cui noi siamo simili, invece, Dio possiede attributi che pure noi possiamo avere (comunicabili), e cioè essere, sapienza, potere, santità, giustizia, bontà, verità 

5. Esiste più di un Dio? 
No, non vi è che un solo Dio (1), il Dio vivente e vero (2). 
1. De. 6:4. Ascolta, Israele: l'Eterno, il nostro DIO, l'Eterno è uno. 
2. Gr. 10:10. Ma l'Eterno è il vero DIO, egli è il DIO vivente e il re eterno. 

6. Che cosa ci dice la Bibbia sulla essenza di Dio? 
Vi sono tre persone nell'essenza di Dio: il Padre, il Figlio, e lo Spirito Santo, e queste tre non sono che un unico Dio, lo stesso in essenza, uguale in potere e gloria (1). 
1. Mt. 28:19. Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. 
2 Co. 13:14. La grazia del Signore Gesù cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi. Amen. 
Commento. La Scrittura insegna con chiarezza che non vi è che un unico Iddio vivente e vero [Cfr. 1 Re 8:60; 1 Co. 8:5,6; Is. 44:6]. Essa però, con altrettanta chiarezza ci insegna che non solo Dio Padre, ma anche il Figlio e lo Spirito Santo sono Dio [Cfr. 1 Gv. 1:18; Sl. 45:6; Is. 9:6,7; Gv. 20:28; Gv. 1:4; 5:26]. Gli attributi di Dio sono ascritti anche al Figlio [Mt. 28:20; Gv. 1:1; 1:3; Cl. 1:17; Eb. 1:3; Gv. 5:19; Gv. 20:28], come pure avviene per quanto riguarda lo Spirito Santo [Cfr. At. 5:3,4; 1 Co. 2:10; Gv. 6:63; Mt. 12:31]. Inoltre la Scrittura insegna che queste sono persone distinte, uguali sia in potere che in gloria 

7. Che cosa si intende quando si parla dei "decreti" di Dio? 
I decreti di Dio sono il Suo eterno proposito, secondo il consiglio della Sua volontà, per cui Egli, per la Sua propria gloria, ha prestabilito tutto ciò che deve accadere (1). 
1. Ef. 1:11,12. In lui siamo stati scelti per un'eredità, essendo predestinati secondo il proponimento di colui che opera tutte le cose secondo il consiglio della sua volontà. 
Commento. Tutto ciò che avviene nel mondo non è semplicemente questione di caso o di accidente. Per ogni cosa c'è una ragione, e la ragione ultima di ogni cosa è il progetto che Dio per ogni cosa ha formulato. Il progetto che Dio ha formulato per ogni cosa è eterno, cioè qualcosa che Egli sempre aveva, ed è immutabile. Esso poi è assoluto, cioè nulla accade senza che Dio l'abbia pianificato. Infine si tratta di decisioni prese 'per la sua propria gloria', Dio cioè non spiega quello che fa dandocene una ragione che "vada oltre sé stesso". Per ogni cosa c'è sempre un motivo plausibile e coerente con il suo carattere. Dio però non è l'autore del peccato, né egli limita così la piena responsabilità umana per il suo destino finale. 

8. Come Dio esegue tutti i suoi decreti? 
Dio esegue tutti i suoi decreti nell'opera della creazione (1) e della provvidenza (2). 
1. Ap. 4:11. Tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà esistono e sono state create. 
2. Da. 4:35. Egli agisce come vuole con l'esercito del cielo e con gli abitanti della terra. 

9. Che cos'è l'opera della creazione? 
L'opera della creazione consiste nel fatto che Dio ha portato all'esistenza ogni cosa (1) dal nulla, con la parola della sua potenza (2), nello spazio di sei giorni, e il tutto era molto buono (3). 
1. Ge. 1:1. Nel principio DIO creò i cieli e la terra. 
2. Eb. 11:3. Per fede intendiamo che l'universo è stato formato per mezzo della Parola di Dio, si che le cose che si vedono non vennero all'esistenza da cose apparenti. 
3. Es. 20:11. Poiché in sei giorni l'Eterno fece i cieli e la terra, il mare e tutto ciò che è in essi. 

10. In che modo Dio creò l'essere umano? 
Iddio creò l'essere umano maschio e femmina, secondo l'immagine di sé stesso (1), in conoscenza, giustizia e santità (2), con il dominio su tutte le creature (3). 
1. Ge. 1:27. Così Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò ad immagine di Dio; li creò maschio e femmina. 
2. Cl. 3:10. ...e vi siete rivestiti dell'uomo nuovo, che si va rinnovando nella conoscenza ad immagine di colui che l'ha creato. 
Ef. 4:24. ...e per essere rivestiti dell'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e santità della verità. 
3. Ge. 1:28. E DIO li benedisse; e DIO disse loro: «Siate fruttiferi e moltiplicate, riempite la terra e soggiogatela, e dominate sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo e sopra ogni essere vivente che si muove sulla terra. 
Commento. Che cosa significa essere stati creati ad immagine di Dio? (1) Il catechismo dice che noi siamo stati creati secondo la sua immagine in conoscenza. Adamo, cioè, quando ancora non aveva peccato, era in grado di comprendere la rivelazione che Dio faceva di sé stesso nel mondo. Egli era "profeta" nel senso più alto del termine e come tale "vedeva" la verità di Dio e ne parlava a beneficio degli altri. (2) Il catechismo dice che noi siamo stati creati secondo la sua immagine in santità. Adamo, cioè, quando ancora non aveva peccato, era totalmente consacrato a Dio, era "a parte", "speciale" per lui. Era in pace con Dio, si rallegrava della Sua presenza e desiderava servirlo più di ogni altra cosa. Egli era, in questo senso "sacerdote". (3) Il catechismo dice che noi siamo stati creati secondo la sua immagine in giustizia. Adamo, cioè, quando ancora non aveva peccato, era "re" perché saggiamente governava sulla creazione come Dio gli aveva detto. Egli conosceva la volontà di Dio, desiderava obbedirvi, ed era in grado di farlo. Tenere a mente questo è estremamente importante perché ci aiuterà a comprendere l'attuale depravazione dell'uomo, l'opera salvifica di Cristo, la necessità e la sostanza della conversione, e i segni che caratterizzano la vera chiesa.

11. In che cosa consiste l'opera della divina provvidenza? 
L'opera della divina provvidenza consiste nel fatto che Dio conserva nel modo più santo (1), saggio (2) e potente (3), come pure governa, tutte le Sue creature e tutte le loro azioni (4). 
1. Sl. 145:17. L'Eterno è giusto in tutte le sue vie e benigno in tutte le sue opere. 
2. Is. 28:29. Anche questo procede dall'Eterno degli eserciti, che è meraviglioso nel suo consiglio e grande in sapienza. 
3. Eb. 1:3. Sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza. 
Ne. 9:6. Tu conservi in vita tutte queste cose. 
4. Sl. 103:19. Il suo regno domina su tutto. 
Mt. 10:29. Non si vendono forse due passi per un soldo? Eppure neanche uno di loro cade a terra senza il volere del Padre vostro. 
Commento. La Scrittura dice che, nonostante quello che noi potremmo altrimenti dire, che Dio ha il completo controllo di quello che noi chiamiamo natura (Mt. 5:45; Sl. 104:14; Gb. 37:10,12); che Dio ha controllo sulle nazioni (Da. 4:25; 2:21; At. 17:26); che Dio è in controllo della vita di ogni singolo individuo al mondo (1 Sa. 2:6-8); che Dio esercita un controllo persino sulle libere azioni degli uomini (Pr. 16:1; Fl. 2:13; Sl. 76:10). Non possiamo però spiegare come lo faccia, ci basti sapere che è vero. 

12. Quale speciale atto di provvidenza Dio ha fatto verso l'essere umano nello stato in cui era stato creato? 
Nel creare l'essere umano Dio aveva stabilito con esso un patto che gli avrebbe garantito la vita se egli avesse obbedito perfettamente alla Sua volontà (1). Nel contempo Egli gli aveva proibito, sotto pena di morte, di mangiare dell'albero della conoscenza del bene e del male (2). 
1. Ga. 3:12. Ora la legge non proviene dalla fede, ma «l'uomo che farà queste cose vivrà per mezzo di esse». 
2. Ge. 2:17. ...ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare, perché nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai. 
Commento. Un patto ingiusto? No. (1) Adamo era stato creato con la capacità di fare ciò che gli era stato richiesto (Ec. 7:29; 1 Ti. 2:14); (2) Dio gli aveva provveduto tutto ciò di cui egli aveva bisogno e che avrebbe reso inutile cadere in tentazione; (3) La stessa minacciata pena di morte avrebbe dovuto essere sufficiente per scoraggiarlo dal disubbidire. 

13. I nostri progenitori continuarono a vivere nello stato in cui erano stati originalmente creati? 
I nostri progenitori, essendo stati creati con una volontà libera, sono decaduti dallo stato in cui erano stati originalmente creati, peccando contro Dio (1), mangiando del frutto proibito (2). 
1. Ec. 7:29. Ecco, solo questo ho trovato: DIO ha fatto l'uomo retto, ma gli uomini hanno ricercato molti artifici. 
2. Ge. 3:6,7,8. E la donna vide che l'albero era buono da mangiare, che era piacevole agli occhi e che l'albero era desiderabile per rendere uno intelligente; ed ella prese del suo frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito che era con lei. Allora si apersero gli occhi di ambedue e si accorsero di essere nudi; ...e l'uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza dell'Eterno DIO fra gli alberi del giardino. 

14. Che cos'è il peccato? 
Peccato è qualsiasi mancanza nel conformarsi alla legge che Dio ha stabilito per noi oppure trasgredirla (1). 
1. 1 Gv. 3:4. Chiunque commette il peccato, commette pure una violazione della legge; e il peccato è violazione della legge. 
Commento. I nostri progenitori erano stati creati in stato di innocenza ed erano (1) liberi di seguire o la via dell'obbedienza oppure quella della disobbedienza. Non c'era nulla che li avrebbe forzati ad andare o in una direzione o in un'altra, nemmeno Satana. (2) Avevano la capacità di seguire o l'una strada oppure l'altra. Erano cioè capaci di bene o di male. Dio ha creato l'uomo libero di agire, con la facoltà di scegliere tra il bene ed il male; desiderava che la Sua creatura scegliesse di amarlo e adorarlo volontariamente, desiderava per essa il bene, non il male. Ma, se la creatura ha la facoltà di scegliere il bene deve necessariamente avere pure la facoltà di scegliere il male. L'essere umano è una creatura di Dio. Come tale può trovare la migliore realizzazione di sé stesso rimanendo entro i limiti che Dio gli ha posto. Andare oltre a questi limiti significa scadere di qualità, essere di meno di quello che poteva essere, causare da sé stesso il proprio danno, in una parola "decadere". 

15. Quali conseguenze ha avuto il peccato di Adamo e di Eva su tutta la loro discendenza? 
Il peccato di Adamo e di Eva ha contaminato tutta la loro discendenza naturale, perché il patto che Dio aveva stabilito con Adamo includeva tutti i suoi discendenti. 
Per questo in Adamo noi pure abbiamo peccato, con lui siamo decaduti, ed insieme a lui noi subiamo tutte le conseguenze del suo peccato (1). 
1. 1 Co. 15:22. Perché, come tutti muoiono in Adamo, così tutti saranno vivificati in Cristo. 
Ro. 5:12. Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, per mezzo del peccato, la morte, così la morte si è estesa a tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato. 

16. In quale condizione la caduta trascinò l'umanità? 
La caduta trascinò l'umanità in condizione di peccato e di miseria (1). 
1. Ro. 5:18. Per cui, come per una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini... 
Commento. Il peccato ereditario (o originale). Questa è stata definita la dottrina più difficile che possa essere accettata da essere umano. (1) C'è una fondamentale unità fra Adamo e tutti i suoi discendenti, come rami di uno stesso albero, come le radici di un albero determinano tutta la qualità di ciò che vi cresce sopra [Cfr. At. 17:26; Gb. 14:4; 25:4]. L'albero dell'umanità è diventato cattivo e tutti ne subiscono l'influenza, eccetto Gesù Cristo. Per cui: (2) C'è un senso per il quale il peccato di Adamo è pure il nostro. La natura peccaminosa di Adamo si è trasmessa alla sua discendenza. Adamo poteva solo generare figli con la sua stessa natura, e quella natura era peccaminosa. E' necessario che ai bambini si insegni a fare il bene, ma essi sanno fare il male molto bene anche se nessuno glielo insegna [Cfr. Sl. 51:5] 

17. In che cosa consiste la condizione di peccato in cui è decaduto l'essere umano? 
La condizione di peccato nella quale è decaduto l'essere umano consiste nel fatto che tutti siamo colpevoli del primo peccato di Adamo (1); siamo tutti privi della nostra originaria giustizia (2); la nostra natura è totalmente corrotta. Questo viene chiamato 'peccato originale'(3) ed esso si accompagna a tutte le trasgressioni che di fatto noi compiamo e che derivano da questo (4). 
1. Ro. 5:19. Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati costituiti peccatori... 
2. Ro. 3:10. Non c'è alcun giusto, neppure uno. 
3. Ef. 2:1. Egli ha vivificato anche voi, che eravate morti nei falli e nei peccati. 
Sl. 51:5. Ecco, io sono stato formato nell'iniquità e mia madre mi ha concepito nel peccato. 
4. Mt. 15:19. Poiché dal cuore provengono pensieri malvagi, omicidi, adulteri, fornicazioni, furti, false testimonianze, maldicenze... 
Commento. Che cosa avvenne quando Adamo peccò? (1) E' morto spiritualmente davanti a Dio; (2) è divenuto soggetto alla sofferenza fisica, alla malattia ed alla morte; (3) ha perduto la sua innocenza, divenendo ingiusto ed empio, colpevole e perduto, nemico ed estraneo a Dio [Cfr. Ge. 3:7; Ef. 2:1-3]; (4) Se fosse morto nei suoi peccati (senza ravvedersene) avrebbe sofferto una condanna eterna. Non c'è dunque nulla di buono nell'uomo? Dipende dal come consideriamo la questione: dal punto di vista di Dio o dal punto di vista umano. Dio non trova nell'uomo alcun bene che possa fargli guadagnare un posto in cielo. Per quanto riguarda, invece, la rettitudine o la condizione dell'essere degno del cielo, Dio dice che non esiste affatto, l'uomo è totalmente corrotto (Cfr. Is. 1:6). Per 'totalmente corrotto' si intende che il peccato ha influenzato ogni parte dell'essere umano e che, nonostante non commetta di fatto tutti i peccati, l'uomo è potenzialmente in grado di commetterli (Gr. 17:9; Ro. 3:10-18; 7:18). Inoltre si intende che egli è del tutto incapace di piacere a Dio, per quanto riguarda la salvezza (Ge. 8:21; Sl. 58:3; 1 Sa. 16:7Ge. 6:5; Ro. 8:8; 3:12). Dio non vede solo ciò che una persona ha di fatto commesso, ma ciò che essa è di per sé stessa. Dio infine, non permette che tutti gli uomini giungano al massimo della loro depravazione. (1) Gli ha lasciato la riprensione della coscienza (Ro. 12:5), (2) gli ha lasciato il freno delle leggi e delle autorità civili (Ro. 13:1-5); (3) gli ha lasciato la paura della morte (Eb. 12:5); (4) e poi l'influenza della famiglia, dell'educazione, della società. Comprendete però come tutto questo sia pure piuttosto labile, fragile e comunque non sufficiente a rendere l'uomo buono. Lasciato a sé stesso l'uomo è incline al male. 
18. In che cosa consiste la condizione di miseria in cui è decaduto l'essere umano? 
Tutta l'umanità, con la sua caduta, ha perduto la comunione che aveva con Dio (1) ed è soggetta alla sua ira e maledizione (2). Essa si è resa così passibile di tutte le miserie di questa vita, alla morte stessa, ed alle pene eterne dell'inferno (3). 
1. Ge. 3:8,24. L'uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza dell'Eterno DIO fra gli alberi del giardino... Così egli scacciò l'uomo. 
2. Ef. 2:3. Anche noi un tempo... eravamo per natura figli d'ira, come anche gli altri. 
Ga. 3:10. Maledetto chiunque non persevera in tutte le cose scritte nel libro della legge per praticarle. 
3. Ro. 6:23. Il salario del peccato è la morte. 
Mt. 25:41. Allora egli dirà ancora a coloro che saranno a sinistra: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno che è stato preparato per il diavolo e per i suoi angeli. 
Commento. Sull'umanità grava il dominio della morte: è il denominatore comune a cui tutti siamo soggetti, ma ancor di più la pena eterna dell'eterna dannazione (la discuteremo più tardi alle dd. 28 e 84). Gesù la afferma in modo molto serio e solenne: è lui che ci ha messo chiaramente in guardia contro questa concreta possibilità [Cf. Mt. 3:12; Mc. 9:48; Ap. 14:10; Mt. 8:12; 25:46]. 

19. Dio ha forse lasciato che tutta l'umanità perisse in condizione di peccato e di miseria? 
Dio, per semplice suo beneplacito, ha eletto alcuni da ogni eternità a vita eterna (1) stabilendo con loro un patto di grazia affinché fossero liberati dalla condizione di peccato e di miseria e fossero portati in condizione di salvezza tramite un Redentore (2). 
1. 2 Ts. 2:13. Ma noi siamo obbligati a rendere del continuo grazie per voi a Dio, fratelli amati dal Signore, perché Dio vi ha eletti fin dal principio per salvarvi, mediante la santificazione dello Spirito e la fede nella verità. 
2. Ro. 5:21. ...affinché come il peccato ha regnato nella morte, così anche la grazia regni per la giustizia a vita eterna per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. 
Commento. Qualcuno ha detto che "non c'è dottrina che non sia stata più odiata di questa, ma non c'è dottrina che nella Scrittura venga insegnata più chiaramente di questa". Fissiamo così alcuni punti della fede riformata: 
(1) E' per sola grazia che viene provveduta all'essere umano una via di salvezza, 
(2) ed è pure per la sola potenza di Dio che uomini peccatori possono avere la forza per uscire dalla loro condizione di peccato e di miseria. 
(3) Dio elegge persone alla salvezza incondizionatamente (senza tenere conto di eventuali requisiti che possano nella creatura stessa motivare tale scelta). 
Per cui: (1) Dio sceglie dal numero totale dei perduti una parte di essi per destinarli alla salvezza; 
(2) Dio non sceglie queste persone perché abbiano in sé stesse qualcosa di speciale o di diverso dagli altri; 
(3) Dio sceglie queste persone ai fini della salvezza solo a causa di Gesù Cristo, quando a tempo debito, vengono innestate in Lui. 
(4) Questa scelta incondizionata è stata decisa dall'eternità. 
Dio è forse ingiusto quando opera questa scelta? Tutti però meritano la dannazione. Dio non è ingiusto quando dà agli uomini quello che si meritano, mentre dà ad altri la grazia che non meritano. 
Allora non importa quello che si fa, tanto uno sarà salvato o dannato automaticamente? No, perché se uno è eletto, sarà salvato in Cristo ravvedendosi del suo peccato e riponendo in Cristo la sua fede, e verrà così salvato secondo i piani vedendo radicalmente trasformata la sua vita. 
Ma se io non sono eletto allora non c'è nulla che possa fare non importa quanto io desideri essere salvato. Ma. 
(1) Nessuno può mai desiderare di essere salvato se questo desiderio prima non gli sia stato ispirato da Dio tramite il dono di "un nuovo cuore". 
(2) Nessuno che voglia essere salvato nel modo stabilito da Dio - che desideri cioè venire a Cristo - sarà perduto. 
(3) Coloro che non vogliono essere salvati venendo a Cristo con il ravvedimento e la fede sono gli unici responsabili del loro destino. 

20. Chi è il Redentore degli eletti di Dio? 
L'unico Redentore degli eletti di Dio è il Signore Gesù Cristo (1), il quale, essendo l'eterno Figliolo di Dio, è divenuto uomo (2). Egli era e continua ad essere così per sempre Dio ed uomo in due nature distinte, ma un'unica persona (3). 
1. 1 Ti. 2:5. Vi è infatti un solo Dio, ed anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Cristo Gesù uomo. 
2. Gv. 1:14. E la Parola si è fatta carne ed ha abitato fra noi. 
3. 1 Ti. 3:16. Dio è stato manifestato in carne, è stato giustificato nello Spirito, è apparso agli angeli, è stato predicato tra i gentili, è stato creduto nel mondo, è stato elevato in gloria. 
Cl. 2:9. ...poiché in Lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità. 
Commento. Da sottolinearsi l'importanza di dire "il solo redentore" (Cfr. Mt. 4:10; Gv. 17:3; 3:16; At. 4:12; Gv. 14:6; 1 Gv. 2:23) soprattutto nel clima moderno in cui si tende a dire che vi sia verità salvifica in tutte le religioni per coloro che sono sinceri. Nei confronti di questa degenerazione del cristianesimo dobbiamo protestare con chiarezza, non importa quello che si dice. La via è Gesù, la via è stretta, mentre larga è quella che porta alla perdizione. Però: perché questo è vero? 
(1) Gesù Cristo è chiamato Dio (Is. 9:6; Gv. 20:28); 
(2) Possiede gli attributi di Dio (Gv. 1:1; 2:24,25); 
(3) E' in grado di compiere le potenti opere di Dio (Gv. 5:21; Cl. 1:16): 
(4) A Lui è dovuto il culto che è reso a Dio solo (Gv. 20:28; Ap. 5:12-14). 
Da notare infine che Dio Figlio divenne uomo senza cessare di essere Dio, la natura divina si unì a quella umana "senza conversione, composizione o confusione) 

21. In che modo Cristo, essendo Figlio di Dio, è divenuto un essere umano? 
Cristo, il Figlio di Dio, è divenuto un essere umano assumendo un vero corpo (1) ed un'anima dotata di sentimenti (2). E' stato concepito per la potenza dello Spirito Santo nel ventre della Vergine Maria ed è nato da lei (3), rimanendo però privo della contaminazione del peccato (4). 
1. Eb. 2:14. Poiché dunque i figli hanno in comune la carne e il sangue, similmente anch'egli ebbe in comune le stesse cose. 
2. Mt. 26:38. Allora egli disse loro: «L'anima mia è profondamente triste, fino alla morte». 
Eb. 4:15. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con le nostre infermità, ma uno che è stato tentato in ogni cosa come noi, senza però commettere peccato. 
3. Lu. 1:31,35. Ed ecco, tu concepirai nel grembo e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù... Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell'Altissimo ti adombrerà; pertanto il figlio che nascerà sarà chiamato Figlio di Dio. 
4. Eb. 7:26. A noi infatti occorreva un tale sommo sacerdote, che fosse santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori ed elevato al di sopra dei cieli. 
Commento. L'accenno al 'vero corpo' di Gesù è necessario perché storicamente vi erano coloro che sottolineavano troppo la sua divinità a scapito della sua umanità (docetisti). L'"anima ragionevole" significa semplicemente che Gesù, oltre ad avere un corpo aveva un'anima come noi dotata di sentimenti, ragione ecc. Cristo ha condiviso tutta la nostra umanità ad eccezione del peccato. La dottrina della nascita da Maria 'vergine' è necessaria perché solo per mezzo di un miracolo Gesù poteva nascere come vero uomo ma senza peccato. La santità di Gesù è dovuta all'intervento dello Spirito Santo e non da una speciale virtù presente in Maria. 

22. In che modo Cristo svolge il suo compito di Redentore? 
Cristo svolge il suo compito di Redentore in qualità di profeta (1), di sacerdote (2), e di re (3), e lo fa sia nel suo stato di umiliazione che di esaltazione. 
1. At. 3:22. Mosè stesso infatti disse ai padri: "Il Signore Dio vostro susciterà per voi un profeta come me in mezzo ai vostri fratelli, ascoltatelo in tutte le cose che egli vi dirà". 
2. Eb. 5:6. ...e altrove dice: «Tu sei sacerdote in eterno, secondo l'ordine di Melchisedek». 
3. Sl. 2:6. ...e dirà: «Ho insediato il mio re sopra Sion, il mio santo monte». 
Commento. La triplice funzione di Cristo come Profeta, Sacerdote e Re, è importante nella dottrina riformata, perché tocca diverse aree della fede cristiana. 
In questo schema le funzioni di Profeta-Sacerdote-Re erano quelle che dovevano essere proprie all'essere umano, che il peccato ha corrotto e che Cristo ha ristabilito affinché fossero riprese dalla conversione e praticate dalla vera chiesa 
23. In quale modo Cristo esplica la funzione di profeta? 
Cristo esplica la funzione di profeta, rivelandoci (1), nella Sua Parola (2) e nel Suo Spirito (3), la volontà di Dio per la nostra salvezza. 
1. Gv. 1:18. Nessuno ha mai visto Dio, l'unigenito Figlio, che è nel seno del Padre, è colui che lo ha fatto conoscere. 
2. Gv. 20:31. Ma queste cose sono state scritte, affinché voi crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome. 
3. Gv. 14:26. ...ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto. 
Commento. E' importante sottolineare che il fondamento della vera conoscenza di Dio e della via di salvezza non possa che venire direttamente da Cristo e dal Suo Spirito. Questo non significa che non ci debbano essere credi, confessioni di fede o catechismi. Questi sono riassunti del pensiero biblico scritti da persone fallibili ed essi devono sempre essere subordinati all'autorità ultima della Scrittura. La differenza fra la fede riformata e quella di altre tendenze nell'ambito del cristianesimo o sétte è che la Bibbia è autorità ultima ed assoluta. Accanto alla Bibbia non può essere posta alcun altra autorità alla pari 

24. In quale modo Cristo esplica la funzione di sacerdote? 
Cristo esplica la funzione di sacerdote, nell'offrire una volta per sempre sé stesso come sacrificio atto a soddisfare la giustizia di Dio (1) e a riconciliarci con Dio (2), nonché nell'intercedere incessantemente per noi (3). 
1. Eb. 9:28. ...così anche Cristo, dopo essere stato offerto una sola volta per prendere su di sé i peccati di molti... 
2. Eb. 2:17. Egli doveva perciò essere in ogni cosa reso simile ai fratelli, perché potesse essere un misericordioso e fedele sommo sacerdote nelle cose che riguardano Dio, per fare l'espiazione dei peccati del popolo. 
3. Eb. 7:25. ...per cui egli può salvare appieno coloro che per mezzo suo si accostano a Dio, vivendo egli sempre per intercedere per loro. 
Commento. Cristo offre sé stesso in sacrificio per rendere giuridicamente possibile la salvezza di coloro che Dio ha predestinato alla salvezza. E' la dottrina riformata della "redenzione limitata". Gesù è morto per salvare il suo popolo dai suoi peccati (Mt. 1:21). Il sangue di Cristo è prezioso, è di valore illimitato, e, per quanto possa sembrare strano i benefici della morte di Cristo vengono offerti a tutti coloro che odono l'Evangelo, siano essi eletti oppure no. Ciononostante, coloro che di fatto accolgono l'Evangelo per la loro salvezza sono coloro che Dio Padre ha affidato a Cristo affinché fossero salvati (Gv. 17:2; 6; 10:15; 6:38,39; 17:9,10). Il versetto: "Egli è la propiziazione per i nostri peccati; e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo" (1 Gv. 2:2) non significa che Cristo è morto per tutti senza eccezione, ma che Cristo è morto per moltissime persone, da tutte le nazioni del mondo, e non solo per pochi o per una nazione soltanto. Dobbiamo predicare l'Evangelo ad ogni nazione perché Dio ha persone in ogni nazione per cui Cristo è morto. Dobbiamo chiamare ogni individuo a ravvedersi e a credere perché non sappiamo chi sia scritto nel libro della vita 

25. In quale modo Cristo esplica la funzione di re? 
Cristo esplica la funzione di re rendendoci sottoposti a Lui (1) nel governarci e nel difenderci (2), nonché nel reprimere e vincere tutti i nemici nostri e suoi. 
1. Sl. 110:3. Il tuo popolo si offrirà volenteroso nel giorno del tuo potere. 
2. Mt. 2:6. Da te uscirà un capo, che pascerà il mio popolo Israele. 
1 Co. 15:25. Bisogna infatti che egli regni, finché non abbia messo tutti i nemici sotto i suoi piedi. 
Commento. Gesù esercita già nel presente la sua autorità di Re. Paolo dice ai credenti: "Egli ci ha riscossi dalla podestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato figliolo" (Cl. 1:13). (2) Il regno di Cristo è pure spirituale ed invisibile (Gv. 18:36; Lu. 17:20), (3) E' un regno che non avrà mai fine (Da. 2:44; 2 Pi. 1:11). (4) Il regnare di Dio è già stato inaugurato in Cristo e verrà a compimento nel futuro (1 Co. 15:25). Oggi ancora è presente il peccato, e perciò il dominio di Cristo non è ancora incontrastato, ma lo sarà un giorno. Alcuni ritengono che chiesa e regno di Cristo siano staccati e quest'ultimo ancora a venire (dispensazionalisti), altri credono che regno e chiesa coincidano (cattolici), i riformati credono che regno e chiesa si sovrappongano ma non coincidano ancora totalmente. 

26. In che cosa consiste l'umiliazione di Cristo? 
L'umiliazione di Cristo consiste nel suo nascere, ed in una condizione umile (1), nel vivere sottoposto alla legge (2) e a tutte le miserie di questa vita (3), come pure all'ira di Dio (4), nonché nel morire sulla croce (4), proprio la morte maledetta della croce (5), nell'essere sepolto, e nell'essere soggetto per un certo tempo al potere della morte (6). 
1. Lu. 2:7. Ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò e lo pose a giacere in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo. 
2. Ga. 4:4. Ma quando è venuto il compimento del tempo, Dio ha mandato suo Figlio, nato da donna, sottoposto alla legge. 
3. Is. 53:3. Disprezzato e rigettato dagli uomini, uomo dei dolori, conoscitore della sofferenza, simile ad uno davanti al quale ci si nasconde la faccia, era disprezzato, e noi non ne facemmo stima alcuna. 
4. Mt. 27:46. Vero l'ora nona, Gesù gridò con gran voce dicendo: «...Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». 
5. Fl. 2:8. Trovato nell'esteriore simile ad un uomo, abbassò sé stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. 
6. Mt. 12:40. Infatti, come Giona fu tre giorni e tre notti all'interno del grosso pesce, così starà il Figlio dell'uomo tre giorni e tre notti nel cuore della terra. 
Commento. Comprendere a fondo ciò che è significato per Dio "scendere", "umiliarsi", lasciare la sua infinita gloria per divenire uomo, e persino un uomo disprezzato, oppresso e maledetto, significa comprendere la grandezza del suo amore per noi, per me: ha fatto questo per me! poteva benissimo farne a meno! Sottoposto alla legge vuol dire: legato come noi alla sottomissione alla legge che Dio ha stabilito per ogni creatura umana. 

27. In che cosa consiste l'esaltazione di Cristo? 
L'esaltazione di Cristo consiste nel risorgere dalla morte il terzo giorno (1), nell'ascendere al cielo, nel sedere alla destra di Dio Padre (2), e nel ritornare l'ultimo giorno come giudice del mondo (3). 
1. 1 Co. 15:4. ...che fu sepolto e risuscitò il terzo giorno secondo le Scritture. 
2. Mr. 16:19. Il Signore Gesù, dunque, dopo aver loro parlato, fu portato in cielo e si assise alla destra di Dio. 
3. At. 17:31. Poiché egli ha stabilito un giorno in cui giudicherà il mondo con giustizia per mezzo di quell'uomo che egli ha stabilito; e ne ha fato prova a tutti, risuscitandolo dai morti. 
Commento. Quando Gesù compie, termina l'opera che si era prefisso sulla terra, Egli torna alla gloria che aveva prima (Gv. 17:5). (1) Il corpo di Gesù che risorge dalla tomba era lo stesso corpo che era stato crocefisso e sepolto, ma di qualità differente. Non era semplicemente una visione dei discepoli. (2) Gesù "ascende al cielo", scompare cioè dalla dimensione della materia sensibile, per entrare nella dimensione di Dio per noi non ancora direttamente sperimentabile. (3) Gesù "siede alla destra di Dio Padre", è collocato cioè in una condizione di straordinario onore. Questo sottolinea il fatto che noi dobbiamo sapere "con chi abbiamo a che fare" quando consideriamo Gesù. Gesù Cristo sta in una posizione che nessun altro ha mai avuto e mai avrà. Infine (4) Egli ha ricevuto l'incarico di giudicare il mondo ritornandovi al momento fissato. Il certo ritorno di Cristo (1) nessuno può stabilirne la data (Mt. 24:36), (2) Vi saranno segni che lo precederanno (Mt. 24:5-35; 1 Te. 5:3); (3) Sarà improvviso; (4) Sarà pubblico, tutti lo vedranno; (5) Quando tornerà i morti risorgeranno (Gv. 5:28); (6) Quelli ancora in vita al suo ritorno saranno istantaneamente trasformati (1 Te. 4:17; 1 Co. 5:10), (7) Vi sarà la separazione fra salvati e perduti. Ora però Cristo continua ad essere attivo in favore dei credenti come loro mediatore unico 

28. Come possiamo arrivare a godere dei benefici risultanti dalla redenzione operata da Cristo? 
Possiamo arrivare a godere dei benefici risultanti dalla redenzione operata da Cristo quando lo Spirito Santo (1) li applica efficacemente alla nostra persona (2). 
1. Tt. 3:5,6. ...egli ci ha salvati non per mezzo di opere giuste che noi avessimo fatto, ma secondo la sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione e il rinnovamento dello Spirito Santo, che egli ha copiosamente sparso su di noi per mezzo di Gesù Cristo, nostro Salvatore. 
2. Gv. 1:12. ...ma a tutti coloro che lo hanno ricevuto, egli ha dato l'autorità di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome. 
Commento. E' Dio - Spirito Santo che ora interviene come persona per applicare ciò che Cristo ha conseguito nell'esperienza delle persone che Dio ha scelto. Come avviene questo? Un peccatore, morto nel peccato e nelle trasgressioni ode predicare l'Evangelo. Egli è invitato a venire a Cristo. Però egli non lo vuole, resiste a questo. Allora lo Spirito Santo opera affinché lo voglia. Entra così nel cuore del peccatore e lo rigenera. Subito il peccatore comincia ad odiare il peccato e a desiderare Cristo. Egli si ravvede e crede. Così istantaneamente viene giustificato ed adottato. Da quel momento in poi, per il resto della sua vita, egli si terrà stretto a Cristo e si impegnerà a vivere con Lui e per Lui. Finalmente, nel grande giorno, verrà fatto risorgere dai morti e reso simile a Cristo in anima ed in corpo. E l'unica cosa che vorrà dire per tutta l'eternità è che la lode appartiene a Dio solo, perché per la sua salvezza non dovrà nulla a sé stesso! 

29. In quale modo lo Spirito applica alla nostra persona la redenzione operata da Cristo? 
Lo Spirito Santo applica alla nostra persona la redenzione operata da Cristo quando, chiamandoci a sé in modo efficace, produce in noi la fede (1) e ci pone in comunione con Cristo (2). 
1. Ef. 2:8. Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è dono di Dio. 
2. Ef. 3:17. ...perché Cristo abiti nei vostri cuori per mezzo della fede. 
Commento. Cristo offre sé stesso in sacrificio per rendere giuridicamente possibile la salvezza di coloro che Dio ha predestinato alla salvezza. E' la dottrina riformata della "redenzione limitata". Gesù è morto per salvare il suo popolo dai suoi peccati (Mt. 1:21). Il sangue di Cristo è prezioso, è di valore illimitato, e, per quanto possa sembrare strano i benefici della morte di Cristo vengono offerti a tutti coloro che odono l'Evangelo, siano essi eletti oppure no. Ciononostante, coloro che di fatto accolgono l'Evangelo per la loro salvezza sono coloro che Dio Padre ha affidato a Cristo affinché fossero salvati (Gv. 17:2; 6; 10:15; 6:38,39; 17:9,10). Il versetto: "Egli è la propiziazione per i nostri peccati; e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo" (1 Gv. 2:2) non significa che Cristo è morto per tutti senza eccezione, ma che Cristo è morto per moltissime persone, da tutte le nazioni del mondo, e non solo per pochi o per una nazione soltanto. Dobbiamo predicare l'Evangelo ad ogni nazione perché Dio ha persone in ogni nazione per cui Cristo è morto. Dobbiamo chiamare ogni individuo a ravvedersi e a credere perché non sappiamo chi sia scritto nel libro della vita 

30. Che cos'è la chiamata efficace? 
La chiamata efficace è l'opera dello Spirito Santo (1) in cui Egli, convincendoci della nostra colpevolezza davanti a Dio a causa del peccato, come pure della miseria in cui ci troviamo (2), illumina la nostra mente per farci conoscere Cristo (3) e rinnova la nostra volontà (4). E' l'opera per cui lo Spirito Santo ci persuade e ci mette in grado di abbracciare Cristo, offertoci per grazia nell'Evangelo (5). 
1. 2 Ti. 1:9. ...che ci ha salvati e chi ha chiamati con una santa vocazione, non in base alle nostre opere, ma secondo il suo scopo di grazia, che ci è stata data in Gesù Cristo prima dell'inizio dei tempi. 
2. At. 2:37. Or essi, udite queste cose, furono compunti nel cuore e chiesero a Pietro e agli apostoli: «Fratelli, che dobbiamo fare?». 
3. At. 26:18. ...per aprire loro gli occhi e convertirli dalle tenebre alla luce, e dalla potestà di Satana a Dio. 
4. Ez. 36:26. Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. 
5. Gv. 6:44,45. Nessuno può venire a me se il Padre che mi ha mandato non lo attira... Ogni uomo dunque che ha udito e imparato dal Padre, viene a me. 
Commento. Non c'è persona al mondo che mai accetterebbe l'Evangelo di sua propria forza, volontà ed iniziativa. "Ora l'uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché gli sono pazzia, e non le può conoscere, perché le si giudicano spiritualmente" (1 Co. 2:14). Se Dio lasciasse questo alla sola iniziativa umana, nessuno mai accetterebbe l'Evangelo. La Scrittura dice: "E voi pure ha vivificati, voi che eravate morti nei vostri falli e nei vostri peccati" (Ef. 2:1). Ecco perciò l'opera dello Spirito Santo: Egli "vivifica" (Ef. 2:5), "crea in Cristo Gesù" (2:10), fa "nascere di nuovo" (Gv. 3:4,7), egli ci "risuscita con Lui" (Ef. 2:6). Dopodiché quello che prima ci pareva follia, ora "compunge il cuore" (At. 2:37), quella che prima pareva solo parola d'uomini, ora viene accettata "quale essa è veramente, come Parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete" (1 Te. 2:13). Da notare però: vi sono due pericoli da evitarsi se vorremmo essere certi di essere stati chiamati in modo efficace: (1) Aspettarsi una forte emozione religiosa, o una crisi particolare. Si può però avere forti sensazioni di diversa natura senza per questo essere rigenerati. La chiamata efficace può essere subitanea, ma pure graduale; (2) essere tentati di scusarci per non accettare l'Evangelo perché ancora non siamo stati rigenerati. Dobbiamo però attendere di "sentire qualcosa" prima di ravvederci e di credere? No, dobbiamo ravvederci e credere senza discussione o ritardo. Solo obbedendo all'invito dell'Evangelo potremo essere sicuri di essere stati rigenerati dallo Spirito Santo 

31. Quali sono i benefici che possono godere in questa vita coloro che sono stati chiamati efficacemente dallo Spirito Santo a godere della redenzione operata da Cristo? 
Coloro che sono stati efficacemente chiamati dallo Spirito Santo a godere della redenzione operata da Cristo ottengono in questa vita i benefici della giustificazione (1), dell'adozione (2), della santificazione, come pure quanti altri li accompagnano o ne conseguono (3). 
1. Ro. 8:30. ...e quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati. 
2. Ef. 1:5. ...avendoci predestinati ad essere adottati come suoi figli per mezzo di Gesù cristo secondo il beneplacito della sua volontà. 
3. 1 Co. 1:30. Ora grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione, e redenzione. 

32. Che cos'è la giustificazione? 
La giustificazione è un atto gratuito della grazia di Dio per cui Egli perdona tutti i nostri peccati (1) e ci accetta considerandoci giusti ai suoi occhi (2) per il solo merito della giustizia di Cristo, la quale ci viene accreditata (3) e che riceviamo per sola fede (4). 
1. Ro. 3:24. ...ma sono gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. 
Ef. 1:7. ...in cui abbiamo la redenzione per mezzo del suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia. 
2. 2 Co. 5:21. Poiché egli ha fatto essere peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in lui. 
3. Ro. 5:19. Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati costituiti peccatori, così ancora per l'ubbidienza di uno solo i molti saranno costituiti giusti. 
4. Ga. 2:16. ...sapendo che l'uomo non è giustificato per le opere della legge, ma per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù, affinché fossimo giustificati mediante la fede di Cristo. 
Fl. 3:9. ...e per essere trovato in lui, avendo non già la mia giustizia che deriva dalla legge, ma quella che deriva dalla fede di Cristo; giustizia che proviene da Dio mediante la fede. 
Commento. Quando un giudice "assolve l'innocente" significa che egli lo dichiara giusto, quando "condanna il colpevole" significa che lo dichiara colpevole, o reo. Giustificare significa così "dichiarare qualcuno innocente di fronte alla legge". Così davanti a Dio. Ma come può Dio dichiarare innocente qualcuno dato che "tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio" (Ro. 3:23)? L'Evangelo dice: rendendolo giusto accreditandogli, imputandogli, l'innocenza di un altro! Imputare significa: attribuire, accreditare, ascrivere, mettere in conto a qualcuno. 
Quando parliamo dell'"imputazione del peccato di Adamo" vogliamo dire che il peccato di Adamo (la sua colpevolezza e condanna) viene pure "messa in contro, attribuita" alla sua posterità. In questa imputazione, noi riceviamo qualcosa da Adamo, diciamo come un'"infezione". Nel caso di Gesù Cristo e del suo popolo eletto c'è una doppia imputazione. (1) l'imputazione della nostra colpevolezza e condanna al Signore Gesù Cristo. "Colui che non ha conosciuto peccato, Egli l'ha fatto essere peccato per noi". Il nostro peccato "gli è stato messo in conto", ed è stato trattato come se avesse commesso il nostro peccato. (2) C'è poi l'imputazione della Sua giustizia a noi, "affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui" dice l'apostolo (2 Co. 5:21). La perfetta giustizia di Cristo "viene messa in conto a noi". Dio ci tratta come se non avessimo mai peccato, come se avessimo sempre osservato perfettamente le Sue sante leggi. 
Il fatto di ricevere questa giustizia "per fede" non significa che la fede "meriti" in qualche misura la nostra giustificazione. La fede è uno strumento, è "la mano con la quale riceviamo la giustizia di Dio". In ogni caso l'esercizio della fede da parte nostra, come pute il nostro ravvedimento, è reso possibile a noi sempre da Dio che ad essa ci "abilita". 
La giustificazione non dipende dunque né dal nostro ravvedimento, né dalla nostra fede, e neppure dalle nostre opere. Incoraggerebbe forse questo il vivere tranquillamente nel peccato? No, perché quando Dio "risveglia" il peccatore chiamandolo alla salvezza per grazia, Egli produce in lui ravvedimento e fede, ma pure "opere", un nuovo e giusto stile di vita. L'agire giustamente è conseguenza del ravvedimento, della fede, della giustificazione. La fede che giustifica è per sola fede, ma la fede che giustifica non è mai sola". Le "buone opere" sono possibili quando una persona viene messa in condizione di farle, e questa condizione è quanto avviene con la salvezza per grazia. 

33. Che cos'è l'adozione? 
L'adozione è un atto gratuito della grazia di Dio (1), per la quale noi veniamo accolti a far parte dei numero dei figlioli di Dio acquisendo così il diritto ai privilegi che questa condizione comporta (2). 
1. 1 Gv. 3:1. Vedete quale amore il Padre ha profuso su di noi, facendoci chiamare figli di Dio. 
2. Gv. 1:12. ...ma a tutti coloro che lo hanno ricevuto, egli ha dato l'autorità di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome. 
Ro. 8:17. ...e se siamo figli siamo anche eredi, eredi di Dio e coeredi di Cristo, se pure soffriamo con lui per essere anche con lui glorificati. 
Commento. L'adozione segue la giustificazione nell'ordine logico delle cose: Dio infatti non può accogliere alcuno nella sua famiglia senza che prima sia reso giusto davanti a Lui. 
E' importante sottolineare, di fronte agli errori moderni, che, se pure per natura noi siamo creature di Dio, noi non siamo necessariamente figli di Dio. Noi possiamo parlare solo nei termini di "divenire figli adottivi di Dio". Uno solo è il Figlio di Dio, della stessa natura e sostanza del Padre: Gesù Cristo. Noi però possiamo entrare nell'ambito della famiglia di Dio e dei privilegi e responsabilità conseguenti, solo quando Dio "ci adotta" di Sua iniziativa e quando noi rispondiamo favorevolmente. Giovanni dice chiaramente: "ma a tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figlioli di Dio; a quelli cioè che credono nel suo nome, i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, ma sono nati da Dio" (Gv. 1:13,14) 

34. Che cos'è la santificazione? 
La santificazione è l'opera dello Spirito Santo (1) per la quale noi veniamo rinnovati completamente secondo l'immagine di Dio (2), e veniamo messi sempre più in grado di morire al peccato e di vivere una vita di giustizia (3). 
1. 2 Ts. 2:13. Dio vi ha eletti fin dal principio per salvarvi, mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verità. 
2. Ef. 4:24. ...per essere rivestiti dell'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e santità della verità. 
3. Ro. 6:10,11. Perché, in quanto egli è morto, è morto al peccato una volta per sempre; ma in quanto egli vive, vive a Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi a Dio, in Gesù Cristo, nostro Signore. 
Commento. Nemmeno la santificazione può essere meritata, perché non è l'uomo che santifica sé stesso, ma Dio solo. Essa però si compie in modo tale che l'uomo stesso è arrivo e responsabile nel processo di santificazione, "compiete la vostra salvezza con timore e tremore" (Fl. 2:12,13). 
(1) L'opera della santificazione inizia con una trasformazione interiore (la rigenerazione che Dio opera). Questa però non rende la natura umana istantaneamente perfetta. Ad es. un bambino nasce, ma deve crescere, essere educato, fare esperienze, cadere e rialzarsi per diventare uomo maturo. Gli effetti del peccato originale rimangono presenti nel credente. 
(2) L'opera della santificazione è graduale. Vi potranno essere alti e bassi, e anche temporanei arretramenti. Nei suoi successi però egli dovrà restare umile, e non si raggiungerà la perfezione se non nel completamento finale alla presenza di Dio stesso. La santificazione non è un processo per cui noi andiamo sempre più in alto, fintanto che raggiungeremo la presenza di Dio sentendo in noi stessi di essere santi. Essa è un processo per il quale noi andiamo sempre più in basso nella stima che abbiamo per noi stessi, e, nello stesso tempo desiderando più di ogni altra cosa di potere essere santi! 
(3) L'opera della santificazione implica la collaborazione umana. Dio ce ne dà la forza, ma non saremo santificati senza impegno, senza la precisa e gioiosa determinazione di vivere come piace a Dio. 

35. Quali sono i benefici che, in questa vita, si accompagnano o derivano dalla giustificazione, dall'adozione, e dalla santificazione? 
I benefici che, in questa vita si accompagnano o derivano dalla giustificazione (1), dall'adozione, e dalla santificazione sono: la certezza che Dio ci ama, la pace della nostra coscienza, la gioia nello Spirito Santo (2), il progresso nella grazia, e la perseveranza sino alla fine (3). 
1. Ro. 5:1,2,5. Giustificati dunque per fede, abbiamo pace presso Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, per mezzo del quale abbiamo anche avuto, mediante la fede, l'accesso a questa grazia nella quale stiamo saldi e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio... Or la speranza non confonde, perché l'amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. 
2. Ro. 14:17. Poiché il Regno di Dio non è mangiare e bere, ma giustizia, pace, e gioia nello Spirito Santo. 
3. Pr. 4:18. Il sentiero dei giusti è come la luce dell'aurora, che risplende sempre più radiosa fino a pieno giorno. 
1 Gv. 5:13. Ho scritto queste cose a voi che credete nel nome del Figlio di Dio, affinché sappiate che avete la vita eterna e affinché continuiate a credere nel nome del Figlio di Dio. 
1 Pi. 1:5. ...che dalla potenza di Dio mediante la fede siete custoditi. 
Commento. Vi sono dei benefici "accessori" della salvezza che si possono godere in questa vita. Mentre i primi sono indispensabili, questi non sono necessariamente goduti da tutti. 
Un peccatore recentemente convertito può non ancora rendersi conto che egli sia uno degli eletti di Dio. Magari ancora non conosce abbastanza la Bibbia a questo riguardo (Cfr. 2 Pi. 1:10). 
Un altro potrà arrivare ad avere dubbi (a causa di qualche caduta) sulla sua posizione di salvato davanti a Dio. Questa certezza potrà poi ritornare perché Dio è fedele alle sue promesse. La pace della propria coscienza, la serenità e la gioia sono pure dono del Signore: tutto questo lo dobbiamo ricercare con la diligenza nel percorrere la via indicata dal Signore lasciandosi docilmente guidare e forgiare dalla Parola di Dio e dallo Spirito Santo. Lo stesso vale per la perseveranza. Colui che Dio ha eletto a salvezza non potrà mai decadere da questa sua condizione, perché Dio è potente da preservarlo nonostante 'gli alti e i bassi della vita', ed Egli è fedele alle sue promesse, realizzando infallibilmente i suoi eterni propositi. {28} 
(Excursus) 
Una salvezza che non può essere perduta 
Quando Dio salva una persona, Egli spezza in modo permanente la morsa del peccato e della morte. Una volta per tutte Egli ci dona un rapporto inscindibile con il Salvatore Gesù Cristo, il quale promette di proteggerci con il Suo potere fino a quando non saremo nella nostra casa celeste. Da un punto di vista umano questo dono è segnato da: (1) Convinzione di peccato [Lu. 18:9-14], (2) Fede nel Signore Gesù (Gv. 5:1); (3) Il sentimento di essere corretti per non peccare [Eb. 12:3-8]. Quando veramente si è salvati, allora si è portati ad un senso di sovrabbondante gratitudine e da obbedienza entusiastica. Essa deve essere contrassegnata da: (1) Un impegno radicale verso Cristo [Lu. 14:25-33], (2) rapporti amorevoli [Gv. 15:9-17]. 
Ciononostante il N.T. mostra come di fatto i cristiani possano cadere in un comportamento che sembra negare la loro pretesa di conoscere Cristo. Per questo la Scrittura ammonisce i credenti molto severamente. Bisogna esaminare la verità della nostra fede. Altri versetti suonano un allarme: sebbene i cristiani disobbedienti non perdano la loro salvezza, c'è tuttavia ancora molto da perdere: (1) la comunione consapevole con Dio; (2) l'approvazione di Dio; (3) la propria influenza sugli altri in favore di Dio; (4) amore, gioia, pace, pazienza, autocontrollo, (5) la remunerazione in questa vita; (6) tutto ciò che può rendere significativa la nostra vita. Nonostante tutto questo, nonostante che il cristiano possa peccare e perdere queste cose, la Bibbia è chiara su di questo: Dio, con il Suo potere, preserverà la loro fede e la loro sicurezza. I veri cristiani hanno una fede personale in Cristo, data da Dio, una fede che durerà fino alla fine (Fl. 1:6; 2 Ti. 1:2). Magari essi non agiranno sempre in coerenza con essa, ma quella fede rimane. 

36. Quali benefici ricevono da Cristo i credenti alla loro morte? 
Le anime dei credenti, alla loro morte, vengono rese perfette in santità (1), ed immediatamente passano nella gloria (2), mentre il loro corpo, rimanendo unito a Cristo (3), riposa nelle loro tombe (4) fino alla risurrezione (5). 
1. Eb. 12:23. ...agli spiriti dei giusti resi perfetti. 
2. Fl. 1:23. ...avendo il desiderio di partire da questa tenda e di essere con Cristo. 
2 Co. 5:8. Ma siamo fiduciosi ed abbiamo molto più caro di partire dal corpo e andare ad abitare col Signore. 
Lu. 23:43. In verità ti dico: oggi tu sarai con me in paradiso. 
3. 1 Ts. 4:14. ...crediamo pure che Dio condurrà con lui, per mezzo di Gesù, quelli che si sono addormentati. 
4. Is. 57:2. Egli entra nella pace; quelli che hanno camminato nell'integrità riposano sui loro letti. 
5. Gb. 19:26. Dopo che questa mia pelle sarà distrutta, nella mia carne vedrò Dio. 
Commento. Si considera qui ciò che è stato chiamato "la condizione intermedia". Quando moriamo non raggiungiamo lo stato che per noi sarà finale, ma una condizione transitoria. La morte separa l'anima dal corpo. Quando il corpo muore, esso ritorna alla polvere (Ge. 3:9; At. 13:36) e si corrompe. L'anima del credente, però, è resa santa e passa subito alla gloria (Lu. 23:43; Ap. 14:13; Lu. 16:19-31), mentre quella del non-credente comincia subito a soffrire la pena della separazione da Dio. Nel giorno del giudizio colui che verrà trovato in stato di grazia vedrà la sua anima riunirsi al suo corpo, ora glorificato. 

37. Quali sono i benefici che i credenti ricevono da Cristo nel momento della loro risurrezione? 
Nel momento della loro risurrezione i credenti risuscitano alla gloria (1), saranno apertamente riconosciuti ed assolti nel giorno del giudizio (2), e resi perfettamente benedetti nella gioia di Dio (3) per tutta l'eternità (4). 
1. 1 Co. 15:43. ...è seminato ignobile e risuscita glorioso; è seminato debole, e risuscita pieno di forza. 
2. Mt. 10:32. Chiunque perciò mi riconoscerà davanti agli uomini, io pure lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli. 
3. 1 Gv. 3:2. Quando egli sarà manifestato, saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è. 
4. 1 Ts. 4:17. ...e così saremo sempre col Signore. 
Commento. La dottrina della risurrezione del corpo è stata da sempre al centro della fede cristiana. Il corpo fisico che giace nella tomba e si corrompe, un giorno risorgerà, cioè "starà di nuovo in piedi". Irragionevole? Non possiamo però porre alla potenza di Dio i limiti della nostra attuale incapacità di comprendere. La Bibbia però lascia intendere questo: (1) il corpo di risurrezione sarà lo stesso corpo come sostanza ed identità, ma (2) sarà differente quanto a qualità ed a poteri. Dio non farà dal nulla un nuovo corpo, ma rinnoverà il vecchio, rivestendolo di incorruttibilità ed immortalità. 
 
38. Che accadrà ai malvagi alla loro morte? 
L'anima dei malvagi alla loro morte viene gettata nei tormenti dell'inferno (1), ed il loro corpo rimarrà nella tomba fino al gran giorno della risurrezione e del giudizio (2). 
1. Lu. 16:22-24. Morì anche il ricco e fu sepolto. E, essendo tra i tormenti nell'inferno, alzò gli occhi e vide da lontano Abrahamo e Lazzaro nel suo seno. Allora, gridando, disse: "Padre Abrahamo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro ad intingere nell'acqua la punta del dito per rinfrescarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma. 
2. Sl. 49:14. Sono sospinti come pecore verso lo Sceol; la morte li ingoierà... il loro sfarzo svanirà nello Sceol, lontano dalla loro dimora. 

39. Che accadrà ai malvagi nel giorno del giudizio? 
Nel giorno del giudizio il corpo dei malvagi risorgerà dalla tomba e, insieme con la loro anima subirà la sentenza di indicibili tormenti con il diavolo ed i suoi angeli per sempre (1). 
1. Da. 12:2. Molti di coloro che dormono nella polvere della terra si risveglieranno, alcuni per la vita eterna, altri per la vergogna e infamia eterna. 
Gv. 5:28,29. Non vi meravigliate di questo, perché l'ora viene, in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce, e ne usciranno; quelli che hanno fatto il bene in risurrezione di vita, e quelli che hanno fatto il male in risurrezione di condanna. 
2 Ts. 1:9. Questi saranno puniti con la distruzione eterna, lontani dalla faccia del Signore e dalla gloria della sua potenza. 
Mt. 25:41, 46. Allora egli dirà ancora a coloro che saranno a sinistra: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno che è stato preparato per il diavolo e per i suoi angeli... E questi andranno nelle pene eterne. 

40. Qual è la prima regola da obbedire che Dio ha rivelato all'essere umano? 
La regola che per primo Dio ha rivelato all'essere umano affinché fosse obbedita è la legge morale che è stata riassunta nei dieci comandamenti (1). 
1. De. 10:4. E l'Eterno scrisse sulle tavole ciò che aveva scritto la prima volta, cioè i dieci comandamenti. 
Mt. 19:17. Ora, se tu vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti. 
Commento. In quanto Dio ha creato l'essere umano, Egli ha quindi "diritto" di esigere da esso ciò che desidera, e l'essere umano, come creatura ha il dovere di ubbedirGli. Dio ha stabilito per l'uomo una legge morale (legge di comportamento). La regola di comportamento che Dio ha dato ad Adamo è essenzialmente la stessa che troviamo nei Dieci Comandamenti e quella riassunta da Gesù nei due comandamenti dell'amore (Mt. 22:37-40), sebbene la forma sia diversa. I pagani, è vero, non hanno "la Legge" (la Bibbia, i Dieci Comandamenti in forma scritta), ma ciò che è contenuto nella legge, sotto forma di coscienza morale. Era necessario che però Dio pubblicasse questa legge a causa del peccato dell'uomo che sempre ha tentato di sopprimerla, e lo ha fatto perché -riconoscendosi colpevoli, fossero condotti al Salvatore Gesù Cristo per riabilitarsi ed acquisire una nuova e gioiosa obbedienza. La legge morale è da distinguersi dalla legge cerimoniale e dalla legge civile, pure data da Dio, ma limitata ad Israele in diversi momenti della sua storia 

41. Qual è la somma dei dieci comandamenti? 
La somma dei dieci comandamenti è: Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente; e il tuo prossimo come te stesso (1). 
1. Mt. 22:37-40. E Gesù gli disse: «"Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua e con tutta la tua mente". Questo è il primo e il gran comandamento. E il secondo, simile a questo, è "Ama il tuo prossimo come te stesso". Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti. 
Commento. In evidenza qui vi sono due importanti principi: (1) L'amore è l'adempimento della Legge; (2) Quando una persona viene salvata da Dio essa ha ancora di più l'obbligo di osservare i comandamenti di Dio. Il principio dell'amore può essere in contraddizione con la Legge? Il comportamento dipenderebbe dalle circostanze, nelle quali si decide autonomamente che cosa sia più "amorevole"? Ma Gesù stesso esorta energicamente ed esemplifica con la sua persona che la Legge va osservata (Mt. 5:17; 19; 48; Gv. 14:15; Gv. 14:21; 1 Gv. 5:3). L'Antico Testamento non è abrogato o superato, esso in Cristo, viene compiuto, interpretato correttamente e valorizzato. (1) Nei dieci comandamenti viene espressa l'intera volontà di Dio, nulla è da aggiungervi. (2)L'ordine dei comandamenti è divinamente ispirato e segue una logica ben determinata. I primi quattro stabiliscono il culto che Egli gradisce, mentre gli altri sei il servizio che a Lui va reso: (3) La legge ha un'unità assoluta. Non se ne può infrangere uno senza infrangerli tutti (Gm. 2:10). 

42. Qual è il primo comandamento? 
Il primo comandamento è: "Non avrai altri déi davanti a me" [Es. 20:3]. 

43. Che cosa si prescrive nel primo comandamento? 
Nel primo comandamento si prescrive di conoscere (1) e di riconoscere Dio come l'unico e vero Dio, e come il nostro Dio (2); nonché di adorarlo e di glorificarlo come tale (2). 
1. 2 Cr. 28:9. Tu, Salomone, figlio mio, riconosci il Dio di tuo padre e servilo con cuore integro e con animo volenteroso. 
2. De. 26:17. Tu oggi hai dichiarato che l'Eterno è il tuo Dio, che camminerai nelle sue vie ed osserverai i suoi statuti, i suoi comandamenti e i suoi decreti, e che ubbidirai alla sua voce. 
3. Mt. 4:10. Adora il Signore Dio tuo, e servi a lui solo. 
Commento. Il primo comandamento riguarda la persona a cui si rivolge il vero culto: solo il Dio vero e vivente ne è degno. E' una pretesa esclusivista. E' una menzogna affermare che "qualsiasi oggetto di culto vada bene basta che si sia sinceri" (Cfr. 1 Co. 8:5,6), e non basta credere astrattamente a "un dio" non meglio qualificato... Ci si immagina déi a nostro comodo, ma Dio si è rivelato a noi con chiarezza, e la conoscenza di Lui non è un'opinione e non va secondo le nostre congetture o convenienza. La Bibbia dà di Lui sufficiente rivelazione, ce lo definisce chiaramente e lo differenzia da tutte le false concezioni. Il primo comandamento, inoltre, richiede non solo di riconoscere il vero Dio, ma pure di glorificarlo nell'intera nostra vita. Dio non ammette una conoscenza indefinita di Lui o un servizio arbitrario, ma esige si riconosca Lui come si è chiaramente rivelato nella Bibbia e in Gesù Cristo. 
Il primo comandamento, nell'affermare chiaramente la persona di Dio, come si è rivelata nella Bibbia, e i suoi legittimi diritti sulle sue creature umane, implica da parte nostra precise responsabilità nell'opporci a certe tendenze (fondamentalmente atee e agnostiche) sempre più prevalenti oggi. 
Nel contesto di una società 'laica' e 'neutrale' anche i credenti vengono tentati a non manifestare pubblicamente la loro fede ('discrezione', 'pace religiosa', riserbo su questioni considerate 'private'), oppure a considerare la propria come un'opzione religiosa fra tante, da cui il conseguente atteggiamento 'non settario' e relativista, la tendenza a pregiudicare la propria fede mischiandola o 'armonizzandola' con altre. Si cerca così di intimidire chi osa professare apertamente la sua fede chiamandolo 'fanatico', o 'settario'. Chi però rinunzia ad affermare con chiarezza la fede biblica, 'annacquandola' o 'adattandola' al clima prevalente, infrange il primo comandamento. Lo stesso avviene per chi trascura, neglige i doveri verso Dio e la comunità dei credenti, lasciandoli ai margini della sua vita. Dio ha pretese totalizzanti che mal si adattano alla mentalità moderna: il credente però, rifuggendo dal conformarsi a questo mondo, deve saper affermare con coraggio e con intelligenza la fede "una volta per sempre tramandata ai santi", quella fede per la quale i martiri dei secoli passati hanno dato la vita. Se non c'è che un unico Dio vivente e vero, allora bisogna rendere il nostro culto solo a Lui. Se questo Dio si è fatto conoscere a noi tramite la sua Parola ispirata (la Bibbia), dovremmo fare attenzione a non confonderlo con gli idoli. 

44. Qual è il secondo comandamento? 
Il secondo comandamento è: "Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra, o nelle acque sotto alla terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai; perché Io, l'Eterno, il tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce l'iniquità dei padri sui figli fino alla terza ed alla quarta generazione di quelli che mi odiano; e uso benignità a migliaia a quelli che mi amano, e osservano i miei comandamenti" [Es. 20:46]. 

45. Che cosa si prescrive nel secondo comandamento? 
Nel secondo comandamento si prescrive di ricevere, osservare (1), e conservare puro ed integro, tutto il culto e le ordinanze che Dio ha stabilito nella Sua Parola (2). 
1. De. 32:46. Prendete a cuore tutte le parole con cui oggi ho testimoniato contro di voi. Le prescriverete ai vostri figli, affinché abbiano cura di mettere in pratica tutte le parole di questa legge. 
Mt. 28:20. ...insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato. 
2. De. 12:32. Abbiate dunque cura di mettere in pratica tutti gli statuti e i decreti, che oggi io pongo davanti a voi. 

46. Che cosa si proibisce nel secondo comandamento? 
Nel secondo comandamento si proibisce il culto di Dio attraverso immagini (1) o attraverso qualsiasi altra cosa che non sia esplicitamente stabilita nella Sua Parola (2). 
1. De. 4:15,16. Poiché dunque non vedeste alcuna figura il giorno che l'Eterno vi parlò in Horeb dal mezzo del fuoco, vegliate diligentemente sulle anime vostre, perché non vi corrompiate, e vi facciate qualche immagine scolpita, nella forma di qualche figura: la rappresentazione di un uomo o di una donna... 
2. Cl. 2:18. Nessuno vi derubi del premio con un pretesto di umiltà e di culto degli angeli, fondandosi su cose che non ha visto, essendo temerariamente gonfio a motivo della sua mente carnale. 
Commento. La Chiesa Romana e le Chiese luterane trattano il 2. comandamento come se fosse parte del primo; così, per far tornare il numero 10, sdoppiano l'ultimo che tratta della concupiscenza. Questo però non è legittimo, perché il 2. comandamento ci dice come noi dobbiamo rendergli il culto che gli è dovuto. Difatti questo comandamento stabilisce che Egli debba essere onorato nei termini stabiliti dalla Sua volontà, bisogna cioè renderGli quel culto che Egli stesso comanda. Il vero culto consiste di quelle cose che Dio ha comandato nella Sua Parola dovessero essere usate. Ciò che Dio non ha comandato, Egli ha proibito. Che cosa dice la Bibbia sugli elementi che devono caratterizzare il culto cristiano? Parla di lettura e predicazione della Scrittura, il canto dei salmo, l'amministrazione dei sacramenti, e la preghiera Il culto riformato è dunque semplice e spirituale. Paramenti sacri, candele, croci, statue, processioni... Dio non le ha stabilite ed è pericoloso introdurle, pensando magari di "abbellire" il culto, o "adattarlo a certa sensibilità religiosa" che sarebbe "più ispirata" attraverso forme, gesti, o immagini sensibili. Ci basti ciò che Dio ha espressamente stabilito. 

47. Qual è il terzo comandamento? 
Il terzo comandamento è: "Non userai il Nome dell'Eterno, il tuo Dio, invano, perché l'Eterno non lascerà impunito chi usa il Suo Nome invano" [Es. 20:7]. 

48. Che cosa si prescrive nel terzo comandamento? 
Nel terzo comandamento si prescrive l'uso santo e riverente dei nomi (1), titoli, attributi (2), ordinanze (3), Parola (4), ed opere (5) di Dio. 
1. Sl. 29:2. Date all'Eterno la gloria dovuta al suo nome. 
2. Ap. 15:3,4. Grandi e meravigliose sono le tue opere, o Signore, Dio onnipotente; giuste e veraci sono le tue vie, o Re delle nazioni. Chi non ti temerà, o Signore e non glorificherà il tuo nome? 
3. Ec. 5:1. Bada ai tuoi passi quando vai alla casa di Dio; avvicinati per ascoltare, piuttosto che per offrire il sacrificio degli stolti, i quali non sanno neppure di far male. 
4. Sl. 138:2. Adorerò rivolto al tuo santo tempio e celebrerò il tuo nome per la tua benignità e per la tua verità, perché tu hai esaltato la tua parola e il tuo nome al di sopra di ogni altra cosa. 
5. Gb. 36:24. Ricordati di magnificare le sue opere, che gli uomini hanno cantato. 
De. 28:58,59. Se non hai cura di mettere in pratica tutte le parole di questa legge, scritte in questo libro, avendo timore di questo nome glorioso e tremendo, l'Eterno, il tuo Dio, allora l'eterno rovescerà su di te... indescrivibili calamità. 
Commento. Il secondo comandamento ci insegnava il modo in cui dobbiamo rendere a Dio il culto che Gli è dovuto; ora il terzo comandamento ci insegna quale deve esserne l'atteggiamento. "Ora dunque temete l'Eterno, e servitelo con integrità e fedeltà" (Gs. 24:14). Il nome di Dio non è un semplice vocabolo, rappresenta ciò che Egli ha rivelato di Sé, la Sua Persona. Se siamo coscienti di chi Lui sia è chiaro che non potremmo che avere sempre di Lui il massimo rispetto in pensiero, parola ed opera. Dobbiamo vivere coscienti di essere alla Sua presenza, e quindi tutto quello che facciamo, diciamo o pensiamo deve darGli gloria. Non è solo questione di pronunciare parole offensive, è tutto quello che noi siamo che non dovrà mai esserGli offensivo. Il comandamento ci esorta ad essere sempre coscienti di chi Lui è e di chi siamo noi (sue creature salvate per grazia), creature alle quali è rivolta una speciale vocazione e che sono chiamate ad esserne sempre coerenti. Condannato in questo comandamento è pure (1) ogni formalismo religioso. "Giacché questo popolo si avvicina a me colla bocca e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lungi da me e il timore che ha di me non è altro che un comandamento imparato dagli uomini" (Is. 29:13). "...aventi le forme della pietà, ma avendone rinnegata la potenza" (2 Ti. 3:5). Ciò che non nasce da profonda convinzione è peccato. (2) Lo stesso vale per il vuoto tradizionalismo. "Ma invano mi rendono il loro culto insegnando dottrine che sono precetti d'uomini... annullando così la Parola di Dio con la tradizione che vi siete tramandata" (Mc. 7:7,13). La tradizione spesso va contro la vera religione del cuore. Tende a promuovere l'idea che fintanto che facciamo le cose come si sono sempre fatte, questo sia sufficiente. Però è vera devozione coerente con la Parola di Dio? (3) Il modernismo, invece è il nome che diamo ad una falsa versione della fede cristiana. Prende le parole della fede cristiana storica e ne cambia completamente il significato. E' la tendenza a "reinterpretare", a "aggiornare". "Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo, e in nome tuo cacciato demoni, e fatte in nome tuo molte opere potenti? E allora dichiarerò loro: Io non vi conobbi mai; dipartitevi da me voi tutti, operatori d'iniquità" (Mt. 7:21,22). 

49. Qual è il quarto comandamento? 
Il quarto comandamento è: "Ricordati del giorno di sabato per santificarlo. Lavorerai sei giorni e farai in essi ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è sabato, sacro all'Eterno, il tuo Dio; non farai in esso lavoro alcuno, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né il forestiero che è dentro alle tue porte; poiché in sei giorni l'Eterno fece i cieli e la terra, e il mare, e tutto ciò che è in essi, e il settimo giorno si riposò; perciò l'Eterno ha benedetto il giorno di sabato e l'ha santificato" [Es. 20:811]. 

50. Che cosa si prescrive nel quarto comandamento? 
Nel quarto comandamento si prescrive di conservare particolarmente dedicati al Signore quei tempi che Egli ha stabilito nella Sua Parola; in particolare un intero giorno su sette, per essere come un santo 'sabato' dedicato a Lui (1). 
1. Le. 19:30. Osserverete i miei sabati e porterete rispetto al mio santuario. Io sono l'Eterno. 
De. 5:12. Osserverai il giorno di sabato per santificarlo, come l'Eterno, il tuo Dio, ti ha comandato. 

51. Come deve essere santificato il 'sabato'? 
Il 'sabato' deve essere santificato con un santo riposo per tutto quel giorno, cessando da quelle occupazioni mondane e da quelle ricreazioni legittime comuni negli altri giorni (1); e trascorrendo l'intero tempo nell'esercizio del culto pubblico e privato verso Dio (2), eccetto per quanto è necessario assumersi in opere di necessità e di misericordia (3). 
1. Le. 23:3. Si lavorerà per sei giorni, ma il settimo giorno è un sabato di riposo e di santa convocazione. Non farete in esso lavoro alcuno. 
2. Sl. 92:1,2 (Cantico per il giorno di sabato). E' bello celebrare l'Eterno, e cantare le lodi al tuo nome, o Altissimo; proclamare al mattino la tua benignità e la tua fedeltà ogni notte. 
3. Mt. 12:11,12. Chi è l'uomo fra voi che avendo una pecora, se questa cade in giorno di sabato in una fossa, non la prenda e non la tiri fuori? Ora, quanto vale un uomo più di una pecora! E' dunque lecito fare del bene in giorno di sabato? 
Commento. Il Decalogo è legge morale di valore universale, così il riposo sabbatico è principio che vale per ogni popolo, tempo e paese. (1) Esso è un'ordinanza che risale alla Creazione (Ge. 2:2,3); (2) è stato impresso sulla pietra direttamente da Dio (Es. 31:18); (3) non è scritto da nessuna parte nel Nuovo Testamento che esso sia stato abrogato (Mt. 5:17; Ro. 3:31). 
Il comandamento però non indica che il riposo sabbatico debba essere necessariamente il settimo giorno della settimana. Un nuovo ordine è stato inaugurato con la risurrezione di Cristo, e i primi cristiani osservavano la domenica (Mt. 28:1; Mc. 16:2; Lu. 24:1; Gv. 20:1,19; At. 20:7; 1 Co. 16:2). L'importante però non è il giorno specifico, ma il principio che un giorno su sette deve essere riservato solo al Signore. Cl. 2:16,17 ci dice di non fare questioni sui giorni, l'importante è salvaguardare il principio. 
La parola 'sabato' significa 'riposo', è la cessazione delle attività comuni negli altri giorni per riservare un giorno al Signore. Non che gli altri giorni possono essere spesi senza considerazione alcuna del Signore, ma il 'sabato' significa 'giorno riservato al culto' in senso proprio. Certo può sembrare eccessivo (quando ci viene chiesto finanche di 'non pensare' alle nostre occupazioni), ma questo deve essere il nostro obiettivo. Parte poi dei doveri del 'sabato' sono le opere di pietà (tutto ciò che favorisce e promuove il culto), le opere di necessità (tutto ciò che è necessario per la conservazione ed il sostegno della vita), e le opere di misericordia (quelle compiute per il bene altrui). Infine il 4. comandamento non ci esorta solo al riposo in quel giorno, ma anche al lavoro diligente tutti gli altri sei giorni. 

52. Qual è il quinto comandamento? 
Il quinto comandamento è: "Onorerai tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano lunghi sulla terra che l'Eterno, il tuo DIO ti dà (Es. 20:12). 

53. Che cosa si prescrive nel quinto comandamento? 
Nel quinto comandamento si prescrive che venga preservato l'onore, e l'adempimento dei doveri, che spettano a ciascuno che, in diversi luoghi e rapporti, ci sia superiore (1), inferiore (2), od eguale (3). 
1. Ef. 5:21,22. Sottomettetevi gli uni agli altri nel timore di Cristo. Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti come al Signore. 
Ef. 6:1,5. Figli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori, perché ciò è giusto... Servi, ubbidite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore. 
Ro. 13:1. Ogni persona sia sottoposta alle autorità superiori, poiché non c'è autorità se non da Dio; e le autorità che esistono sono istituite da Dio. 
2. Ef. 6:9. E voi, padroni, fate lo stesso verso di loro, mettendo da parte le minacce sapendo che il loro e il vostro Signore è in cielo e che presso di lui non c'è alcuna parzialità. 
3. Ro. 12:10. Nell'amore fraterno, amatevi teneramente gli uni gli altri; nell'onore, usate riguardo gli uni verso gli altri. 

54. Qual è la ragione che viene annessa al quinto comandamento? 
La ragione annessa al quinto comandamento è la promessa di una vita lunga e prospera (fintanto che sia utile alla gloria divina e il loro bene), a tutti quelli che osservano questo comandamento (1). 
1. Ef. 6:2,3. «Onora tuo padre e tua madre» questo è il primo comandamento con promessa, «affinché tu stia bene ed abbia lunga vita sopra la terra». 
Commento. Incluso in questo comandamento è il dovere di accettare di buon grado e di obbedire alle legittime autorità. Ogni autorità legittima è data da Dio e il rispetto dell'autorità equivale a rispettare il Signore. Quando Dio aveva creato l'uomo, era la famiglia ad essere l'unica istituzione di vita comune. Dopo la caduta, però, sono state date due altre importanti istituzioni: la Chiesa e lo stato. Dio ha dato alla Chiesa il compito di insegnare l'Evangelo ed esercitare governo spirituale su coloro che professano fede in Cristo. La famiglia è il prototipo delle altre istituzioni e nella Bibbia le autorità spesso sono equiparate a padri e madri. Dio ha dato allo stato il compito di coordinare ed amministrare la società e di reprimere il crimine ed il male nel mondo. L'autorità però ha un limite (la sovranità di Dio, e la propria sfera particolare di azione). La promessa connessa all'obbedienza a questo comandamento sottolinea come si possa vivere bene solo quando si rispettano gli ordinamenti che Dio ha predisposto. 

55. Qual è il sesto comandamento? 
Il sesto comandamento è: "Non ucciderai". 

56. Che cosa si proibisce nel sesto comandamento? 
Il sesto comandamento proibisce il togliersi la vita (1), o sopprimere ingiustamente la vita del nostro prossimo (2), o qualunque altra cosa che lo favorisca (3). 
1. At. 16:28. Ma Paolo gridò ad alta voce: «Non farti alcun male». 
2. Ge. 9:6. Chiunque spargerà il sangue di un uomo, il suo sangue sarà sparso per mezzo di un uomo, perché DIO ha fatto l'uomo a sua immagine. 
3. Pr. 24:11,12. Libera quelli che sono trascinati verso la morte e trattieni quelli che sono portati al macello. Se dici: «Ecco, noi non lo sapevamo» Colui che pesa i cuori non lo vede? 
Commento. L'essere umano è stato creato ad immagine di Dio, e perciò nessuno ha diritto di ledere o togliere la vita ad alcun essere umano (e nemmeno a sé stessi): esso promuove il massimo rispetto per ogni essere umano, e non solo vieta la violenza fisica, ma nelle parole di Gesù persino quella verbale, e tutto ciò rechi danno o renda difficile la vita di chiunque. Però (1) la Bibbia non dice che uccidere animali per nutrirsene sia assassinio (e questo dal Diluvio in poi, Cfr. Ge. 1:30; 9:3), e mantiene una netta distinzione fra animale e uomo. (2) Per lo stesso motivo nemmeno l'omicida Caino può essere toccato (Ge. 4:15). Secondo la Bibbia, però, non è omicidio, quando una legittima autorità permette il togliere la vita a qualcuno come ultima istanza per proteggere la vita di altri, e soprattutto dei più deboli ed indifesi (la legittima difesa personale e collettiva). Il sesto comandamento, così, non ha solo a che fare con atti di violenza, ma implica l'attiva preservazione e promozione della vita a tutti i livelli. In questo è inclusa la proibizione del rischio gratuito e la prevenzione. 

57. Qual è il settimo comandamento? 
Il settimo comandamento è: "Non commetterai adulterio" [Es. 20:14]. 

58. Che cosa si proibisce nel settimo comandamento? 
Nel settimo comandamento si proibisce ogni pensiero (1), parola (2) ed azione (3) non casta. 
1. Mt. 5:28. Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. 
Cl. 4:6. Il vostro parlare sia sempre con grazia, condito con sale, per sapere come vi conviene rispondere a ciascuno. 
2. Ef. 5:4. ...lo stesso si dica della disonestà, del parlare sciocco e della buffoneria, le quali sono cose sconvenienti. 
2 Ti. 2:22. Ora fuggi le passioni giovanili, ma persegui la giustizia, la fede, l'amore e la pace con quelli che con cuore puro invocano il Signore. 
3. Ef. 5:3. Ma come si conviene ai santi, né fornicazione né impurità alcuna, né avarizia siano neppure nominate fra di voi. 
Commento. Non c'è nulla di male nel sesso, né è sbagliato soddisfare il proprio impulso sessuale nei limiti stabiliti da Dio. Il sesto comandamento proibisce l'abuso e la perversione della sessualità, la soddisfazione illecita del proprio impulso sessuale. Qui è proibito (1) il rapporto sessuale fuori dal matrimonio (fornicazione). "Se un uomo trova una fanciulla vergine che non sia fidanzata, e l'afferra, e si giace con lei... ella sarà sua moglie, perché l'ha disonorata" (De. 22:28,29); (2) l'adulterio, cioè l'avere rapporti sessuali con una persona sposata; (3) la bestialità, cioè avere rapporti sessuali con un animale; (4) l'omosessualità, cioè avere rapporti sessuali con una persona dello stesso sesso. "Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole" (Le. 18:22). 
Come Dio ci rende capaci ad essere padroni del nostro impulso sessuale? (1) Ad alcuni Dio ha dato il dono della continenza, la capacità di astenersene (Mt. 19:12), (2) per la maggioranza però è il matrimonio il mezzo che Dio ha fornito per controllare l'impulso sessuale. In ogni caso esso deve essere solo "nel Signore", cioè fra due credenti (1 Co. 7:39). 
Ad infrangere però il settimo comandamento non è solo l'atto esteriore, ma pure, per Gesù, il pensiero, l'intenzione; l'adulterio comincia dal cuore (Mt. 5:28). Per questa ragione dobbiamo resisterne gli inizi, non cadere in tentazione. Promuovere infine un giusto atteggiamento verso il sesso è di capitale importanza in una società come la nostra dove gli scrupoli e i limiti paiono cadere l'uno dopo l'altro. 

59. Qual è l'ottavo comandamento? 
L'ottavo comandamento: "Non ruberai" [Es. 20:15]. 

60. Che cosa si proibisce nell'ottavo comandamento? 
L'ottavo comandamento proibisce tutto ciò che possa ingiustamente privare gli altri di quanto possiedono od ostacolare il loro diritto al lavoro, alla proprietà o al benessere (1). Il che include anche la negligenza nel lavoro che ci è utile per sostentare noi stessi e quanti dipendono da noi (2). 
1. 1 Ti. 5:8. Ma se uno non provvede ai suoi e principalmente a quelli di casa sua, egli ha rinnegato la fede ed è peggiore di un non credente. 
Pr. 28:19. Chi lavora la sua terra avrà pane in abbondanza, ma chi va dietro a vanità avrà una grande povertà. 
Pr. 21:6. Ottenere tesori con lingua bugiarda è un vapore fugace di chi cerca la morte. 
2. Ef. 4:28. Chi rubava non rubi più, ma piuttosto si affatichi facendo qualche buona opera con le proprie mani affinché abbia qualcosa da dare a chi è nel bisogno. 
Commento. La Bibbia insegna che Dio è proprietario ultimo di tutte le cose (Sl. 89:11), e l'essere umano, per il beneplacito di Dio, non è che un amministratore tenuto a rendere conto della sua amministrazione. E' Dio che dà a ciascuno le capacità necessarie ad acquisire una certa misura di ricchezza ed è Lui che richiede di avvalersene. Il diritto alla proprietà privata è un'ordinanza di Dio, se no non ci verrebbe ordinato di non rubare. Vi sono due modi legittimi di acquisire proprietà: (1) per eredità (Nu. 36:7-9: 2 Co. 12:14; Ef. 4:28; Fl. 4:18), e (2) tramite il proprio lavoro (Ef. 4:28). La ricchezza ottenuta in questi due modi non è un male. Non è il denaro la radice di tutti i mali, ma l'amore smodato per il denaro. E' necessario per altro lavoro diligente (Pr. 27:23,27; 1 Ti. 5:8). Rubare è perciò acquisire ricchezza in modo illecito (acquisire qualcosa non datoci in dono, né guadagnato con il nostro lavoro). Il gioco d'azzardo è dunque un furto, come pure la pigrizia, la negligenza, lo sperpero (Pv. 18:8), e la frode. E' solo quando ci rendiamo conto che pure il nostro lavoro è in realtà servizio reso a Dio, che noi come dipendenti, avremo l'antidoto alla tendenza di rubare. 

61. Qual è il nono comandamento? 
Il nono comandamento è: "Non farai falsa testimonianza contro al tuo prossimo" [Es. 20:16]. 

62. Che cosa si prescrive nel nono comandamento? 
Nel nono comandamento si prescrive il mantenimento e la difesa della verità nel contesto dei rapporti sociali (1), del buon nome nostro (2) e del nostro prossimo (3), specialmente nel rendere testimonianza (4). 
1. Za. 8:16. Queste sono le cose che dovete fare: parlate in verità ciascuno al suo prossimo. Alle vostre porte date giudizi secondo verità, giustizia e pace. 
2. 1 Pi. 3:16. ...avendo una buona coscienza affinché, quando vi accusano di essere dei malfattori, vengano svergognati coloro che calunniano la vostra buona condotta in Cristo. 
At. 25:10. Allora Paolo disse: «Io sto davanti al tribunale di Cesare... io non ho fatto alcun torto ai Giudei, come tu stesso sai molto bene». 
3. 3 Gv. 12. Demetrio ha ricevuto testimonianza da tutti e dalla verità stessa; e anche noi gli rendiamo testimonianza; e tu sai che la nostra testimonianza è verace. 
4. Pr. 14:5,25. Il testimone fedele non mentisce, ma il testimone falso proferisce menzogne... Un testimone verace salva delle vite. 
Commento. Il Dio della Bibbia è Dio di verità (Sl. 31:5; Tt. 1:2), mentre il padre di tutte le menzogne è Satana (Gv. 8:44). Fintanto che l'uomo accettava la Parola di Dio e vi ubbidiva, egli conosceva e diceva solo verità. Non aveva più detto però la verità quando, ingannato da Satana, aveva assunto sé stesso e la ragione come metro ultimo per giudicare la verità. La verità è dunque ciò che è in accordo con la mente di Dio, ed è solo la persona rigenerata - la persona che si è ravveduta e crede - che può di nuovo imparare a dire la verità. Certo il credente sbaglierà ancora, ma verità deve essere il suo proposito ed obbiettivo. Due cose allora sono essenziali (1) E' necessario dire ciò che noi sinceramente crediamo essere verità, (2) ma è pure necessario dire ciò che è conforme alla realtà (Cfr. Le. 19:16; Sl. 15:3). La menzogna talora può essere giustificata? (1) Le piccole menzogne di cortesia sono condannate dalla Bibbia (1 Gv. 2:21; Sl. 12:3); (2) le menzogne di convenienza, ma non ci è lecito avocare il male affinché ne venga un bene (Ro. 3:8); (3) le menzogne di necessità? A noi però è concesso in particolari circostanze di trattenere parte della verità, ma non mentire. In 1 Sa. 16:1-5 Dio in effetti dice che gli uomini malvagi possono non avere il diritto di conoscere tutta la verità che potremmo loro dire, ma non dice che abbiamo il diritto di mentire! Come imparare l'obbedienza della verità? (1) Pensare prima di parlare (Pv. 10:19; Gm. 3:5); (2) Talora il silenzio può essere peggio della menzogna, perché può essere interpretato come un tacito consenso al male (Le. 5:1); (3) Bisogna pensare a compiacere prima Dio che l'uomo: è l'unica cosa che conti più di tutte. 

63. Qual è il decimo comandamento? 
Il decimo comandamento è: "Non desidererai la casa del tuo prossimo; non desidererai la moglie del tuo prossimo; né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna che sia del tuo prossimo" [Es. 20:17]. 

64. Che cosa si proibisce nel decimo comandamento? 
Nel decimo comandamento si prescrive ogni insoddisfazione e malcontento della nostra propria condizione (1), invidia o avvilimento per i beni del nostro prossimo (2), ogni brama disordinata e voglia per tutto ciò che gli appartenga (3). 
1. 1 Co. 10:10. E non mormorate, come alcuni di loro mormorarono, per cui perirono per mezzo del distruttore. 
2. Ga. 5:26. Non siamo vanagloriosi, provocandoci ed invidiandoci gli uni gli altri. 
3. Cl. 3:5. Fate dunque morire le vostre membra che sono sulla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e avidità, che è idolatria. 
Commento. La legge di Dio richiede più che un conformarvisi esteriore: richiede santità o rettitudine interiore di cuore. Magari non abbiamo commesso molti dei peccati che i Comandamenti condannano, ma nella nostra mente quante volte li abbiamo infranti? Il desiderio può essere inteso come la radice di tutti i mali (Gm. 1:14,15). La brama di ciò che altri possiedono comincia da un cuore insoddisfatto, confrontandosi con altri. L'accontentarsi con ciò che Dio ci ha dato è la chiave per non commettere peccati dei quali poi ce ne dovremmo pentire. Questo non significa che non possiamo migliorare il nostro benessere e la nostra condizione esteriore: dobbiamo usare diligentemente le capacità che Dio ci ha dato. Dobbiamo però accontentarci dei limiti sia delle nostre capacità che delle nostre opportunità, senza lamentarci se qualcuno possa più di noi (Ga. 5:26; Gm. 3:14,16). C'è un senso in cui possiamo dire che non siamo stati creati uguali. Come possiamo allora giungere ad essere soddisfatti di ciò che abbiamo? Non lo impareremo mai fintanto che Dio stesso non diventerà la nostra ricompensa. Quando noi troviamo in Dio il nostro tutto, cosa mai di più potremmo desiderare? Egli, e le ricchezze eterne conservate nel cielo, valgono più di tutto quanto potremmo avere qui sulla terra, e queste benedizioni sono nostre in Gesù Cristo (Mt. 6:19-21; 2 Pi. 3:12). "Desiderate ardentemente i doni maggiori" (1 Co. 12:31). 

65. Vi può essere qualcuno in grado di osservare perfettamente tutti i comandamenti di Dio? 
Nessun semplice essere umano da dopo la caduta è in grado in questa vita di osservare perfettamente i comandamenti di Dio (1), anzi, quotidianamente li trasgredisce in pensiero (2), parola (2) ed opera (3). 
1. Ec. 7:20. Non c'è infatti alcun uomo giusto sulla terra, che faccia il bene e non pecchi. 
2. Ge. 8:21. I disegni del cuore dell'uomo sono malvagi fin dalla sua fanciullezza. 
3. Gm. 3:8. ...ma la lingua nessun uomo la può domare; è un male che non si può frenare, è piena di veleno mortifero. 
4. Gm. 3:2. ...poiché noi tutti manchiamo in molte cose. 

66. Tutte le trasgressioni della legge sono ugualmente gravi? 
In sé stessi alcuni peccati, e per diverse aggravanti, sono agli occhi di Dio più gravi di altre (1). 
1. Gv. 19:11. ...chi mi ha consegnato nelle tue mani ha maggior colpa. 
1 Gv. 5:16. Se uno vede il proprio fratello commettere un peccato che non sia a morte, preghi Dio, ed egli gli darà vita, a quelli cioè che commettono peccato che non è a morte. Vi è un peccato che è a morte; non dico egli debba pregare per questo. 

67. Che cosa merita ogni peccato? 
Ogni peccato merita l'ira e la maledizione di Dio, sia in questa vita che nella vita a venire (1). 
1. 1. Ef. 5:6. Nessuno vi seduca con vani ragionamenti, perché per queste cose viene l'ira di Dio sui figli della disubbidienza. 
Sl. 11:6. Egli farà piovere sugli empi lacci, fuoco, zolfo e vento infuocato; questa sarà la porzione del loro calice. 
Commento. Siamo salvati per sola grazia di Dio tramite la fede nell'opera di Gesù Cristo. Dopo essere divenuti credenti, però, non certo siamo perfetti, ancora pecchiamo in pensiero, parola ed opera. Non vogliamo peccare, ci sforziamo di non peccare, ma quello che non vorrei fare lo faccio (Cfr. Ro. 7:19). La perfezione in questa vita non è possibile, per nessuno. Vi sono due errori dai quali dobbiamo guardarci: (1) Il perfezionismo. Alcuni affermano possibile raggiungere oggi lo stato dell'essere privi di peccato. Non ci sono "santi" che abbiano acquisito meriti "da distribuire", e non ci sono segreti per raggiungere una vita di alto livello. Ci proponiamo certo di non peccare, ma peccatori rimaniamo (Cfr. Ec. 7:20; 1 Gv. 1:10). (2) L'antinomismo. Altri dicono che in Cristo non avremmo più obbligazioni verso la Legge che ci accusa, saremmo liberi. Il cristiano però prende seriamente la legge di Dio, e non si lascerà dominare dal peccato, cadrà, ma confesserà e si rialzerà (Ro. 7:22; 1 Gv. 5:3). Un vero credente perciò (1) lotterà quotidianamente per essere obbediente a Dio; (2) confesserà costantemente le rimanenti imperfezioni ed il peccato. Il peccato rimane una cosa seria, ed esso non può essere giustificato dicendo magari che la colpa è dell'ambiente, o di una malattia mentale... come si dice oggi. L'essere umano deve ritenersi responsabile, senza attenuanti. Per questo la riprovazione di Dio sul peccato è autentica, autentica la pena che merita, quanto mai necessaria la confessione di peccato e il ravvedimento. 

68. Come possiamo fuggire dall'ira e dalla maledizione che il nostro peccato merita? 
Per sfuggire dall'ira e dalla maledizione di Dio che il nostro peccato merita, dobbiamo credere nel Signore Gesù Cristo (1), confidando esclusivamente nel Suo sangue e nella Sua giustizia. Questa fede deve essere accompagnata dal ravvedimento per il proprio passato (2) e deve condurre a santità di vita per il futuro. 
1. Gv. 3:16. Perché Iddio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unico Figlio Gesù Cristo affinché chiunque crede in Lui non perisca ma abbia vita eterna. 
2. At. 20:21. Dichiarando solennemente ai Giudei e ai greci la necessità della conversione a Dio e della fede nel Signore nostro Gesù Cristo. 

69. Che cos'è la fede in Gesù Cristo? 
La fede in Gesù Cristo è una grazia salvifica (1), per la quale noi Lo riceviamo (2) e confidiamo in Lui solo per la nostra salvezza (3), come ci è presentata nell'Evangelo (4). 
1. Eb. 10:39. Ma non siamo di quelli che si tirano indietro a loro perdizione, ma di quelli che credono per la salvezza dell'anima. 
2. Gv. 1:12. ...ma a tutti coloro che lo hanno ricevuto, egli ha dato l'autorità di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome. 
3. Fl. 3:9. ...e per essere trovato in lui, avendo non già la mia giustizia che deriva dalla legge, ma quella che deriva dalla fede di Cristo; giustizia che proviene da Dio mediante la fede. 
4. Is. 33:22. Poiché l'Eterno è il nostro giudice, l'Eterno è il nostro Legislatore, l'Eterno è il nostro re; Egli ci salverà. 

70. Che cos'è il ravvedimento per ottenere la vita? 
Il ravvedimento per ottenere la vita è una grazia salvifica (1), per la quale un peccatore, da una profonda consapevolezza del proprio peccato (2), e ricevendo la misericordia di Dio in Gesù Cristo (3), si volge, con dispiacere e odio per il proprio peccato, da esso verso Dio (4), proponendosi diligentemente di esercitare una nuova obbedienza (5). 
1. At. 11:18. Dio dunque ha concesso il ravvedimento anche ai gentili per ottenere la vita. 
2. At. 2:37. Or essi, udite queste cose, furono compunti nel cuore e chiesero a Pietro e agli apostoli: «Fratelli, che dobbiamo fare?». 
3. Gl. 2:13. Stracciate il vostro cuore, non le vostre vesti e tornate all'Eterno, il vostro DIO, perché egli è misericordioso e pieno di compassione, lento all'ira e di grande benignità, e si pente del male mandato. 
4. Gr. 31:18,19. Tu mi hai castigato e sono stato castigato... fammi ritornare e io ritornerò, perché tu sei l'Eterno, il mio Dio. Dopo essermi sviato, io mi sono pentito; dopo aver riconosciuto il mio stato mi sono battuto l'anca. Mi sono vergognato e ho provato confusione, perché porto l'obbrobrio della mia giovinezza. 
5. Sl. 119:59. Ho esaminato le mie vie e ho rivolto i miei passi verso i tuoi precetti. 
Commento. La chiamata efficace risulta nella conversione del peccatore. La conversione può essere intesa come una completa rivoluzione (ri-volgersi) della mente (o cuore, o anima) dell'uomo, per la quale il peccatore "volta le spalle" al peccato per incamminarsi lungo la strada della fiducia in Cristo soltanto per la sua salvezza. Nell'anima entra: (1) luce che lo mette in grado di comprendere l'Evangelo (la sua condizione di perduto ed il suo bisogno di Cristo); (2) calore, cioè il sentimento, il profondo convincimento di essere peccatore e il suo bisogno di Cristo; (3) forza per volgersi risolutamente e con fiducia totale in Cristo. 
Fede e ravvedimento non sono atti legati solo al primo momento della conversione, ma devono essere esercitati tutta la vita perché ci muoviamo ancora in un mondo contaminato dal peccato che costantemente tenta di influenzarci. Il ravvedimento, la fede e l'obbedienza è una strada da percorrere. La prova della nostra elezione non si trova solo considerando il momento della nostra conversione, ma nella perseveranza. "Perciò, fratelli, vie più studiatevi di rendere sicura la vostra vocazione ed elezione, perché, facendo queste cose, non inciamperete giammai" (2 Pi. 1:10). 

71. Quali sono i mezzi esteriori per i quali Cristo ci comunica i benefici della redenzione? 
I mezzi esteriori ordinari per cui lo Spirito Santo ci comunica i benefici della redenzione di Cristo, sono la Parola, per la quale le anime vengono rigenerate a vita spirituale, il Battesimo, la Cena del Signore, e la Meditazione, mediante i quali i credenti vengono ulteriormente edificati nella loro santissima fede (1). 
1. At. 2:41,42. Quelli dunque che ricevettero la sua parola lietamente furono battezzati... Essi erano perseveranti nel seguire l'insegnamento degli apostoli, nella comunione, nel rompere il pane e nelle preghiere. 
Gm. 1:18. Egli ci ha generati di sua volontà mediante la parola di verità, affinché siamo in certo modo le primizie delle sue creature. 
Commento. I mezzi esteriori della grazia non sono automaticamente efficaci se nel contempo la grazia non tocca profondamente l'interiore della persona che vi partecipa. Coloro che vengono benedetti dalla fedele predicazione della Parola, dalla corretta amministrazione dei sacramenti, e dal coscienzioso esercizio della disciplina ecclesiastica sono persone che di solito hanno già la grazia che opera in loro; vi sono infatti casi in cui i soli mezzi esteriori non conferiscono grazia. La Scrittura menziona Simone, che aveva udito la Parola ed era stato battezzato ma che rimase "in fiele amaro e in legami d'iniquità" (At. 8:23). Nel contempo non dobbiamo sottovalutare o negligere i mezzi esteriori della grazia, perché sono stati comandati da Dio. Di essi dobbiamo fare uso diligente. Per questo veniamo ammoniti a "non abbandonare la nostra comune adunanza, come molti sono soliti fare" (Eb. 10:25). Dio opera attraverso i mezzi che Egli ha stabilito: non pretendiamo mezzi straordinari. 

72. Com'è che la Parola si rende efficace ai fini della salvezza? 
E' lo Spirito Santo che rende la lettura, ma specialmente la predicazione della Parola un efficace mezzo per convincere e convertire i peccatori (1), nonché per edificarli in santità e consolazione (2), attraverso la fede, per la loro salvezza (3). 
1. Sl. 19:7. La legge dell'Eterno è perfetta, essa ristora l'anima, la testimonianza dell'Eterno è verace, rende savio il semplice. 
2. 1 Ts. 1:6. E voi siete divenuti nostri imitatori e del Signore, avendo ricevuta la parola in mezzo a tanta afflizione con la gioia dello Spirito Santo. 
3. Ro. 1:16. Infatti io non mi vergogno dell'Evangelo di Cristo, perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede. 

73. In qual modo è necessario leggere ed udire la Parola, affinché essa possa divenire efficace ai fini della salvezza? 
Affinché la Parola possa divenire efficace ai fini della salvezza, dobbiamo accostarci ad essa con ogni diligenza (1), preparazione (2), e con la preghiera (3); riceverla con fede (4) ed amore (5), conservarla nel nostro cuore (6), e praticarla nella nostra vita (7). 
1. Pr. 8:34. Beato l'uomo che mi ascolta, vegliando ogni giorno alle mie porte e custodendo gli stipiti delle mie porte. 
2. 1 Pi. 2:1,2. Deposta dunque ogni malizia ed ogni inganno, le ipocrisie, le invidie ed ogni maldicenza, come bambini appena nati, desiderate ardentemente il puro latte della parola, affinché per mezzo suo cresciate. 
3. Sl. 119:18. Apri i miei occhi, e io contemplerò le meraviglie della tua legge. 
4. Eb. 4:2. La parola della predicazione non giovò loro nulla, non essendo stata congiunta alla fede in coloro che l'avevano udita. 
5. 2 Ts. 2:10. ...e da ogni inganno di malvagità per quelli che periscono, perché hanno rifiutato di amare la verità per essere salvati. 
6. Sl. 119:11. Ho conservato la tua parola nel mio cuore, per non peccare contro di te. 
7. Gm. 1:25. Ma chi esamina attentamente la legge perfetta, che è la legge della libertà, e persevera in essa, non essendo un uditore dimentichevole ma un facitore dell'opera, costui sarà beato nel suo operare. 
Commento. La predicazione della Parola di Dio ritiene nella chiesa la sua priorità: essa è molto più importante dei sacramenti. I sacramenti da soli non comportano un chiaro messaggio per la persona non istruita. La Parola annunciata è il mezzo ordinario che Dio usa per convertire e convincere i peccatori. Persino la lettura privata da sé non è normalmente sufficiente (Cfr. At. 17:11,12). Non è però nemmeno la Parola che ha in sé questo potere, ma solo nella misura che essa viene utilizzata sovranamente dallo Spirito Santo. Senza un'opera diretta dello Spirito Santo nel cuore dell'uditore, la gente potrà anche udire ed apprezzare la parola udita (Ez. 33:32), ma non per questo esserne convinta e convertita. Questo non toglie la responsabilità dell'uditore! Gesù disse: "Badate dunque come ascoltate!" (Lu. 8:18). E' inoltre nostro dovere perseverare nell'essere esposti personalmente e spesso alla Parola di Dio, coscienti proprio della nostra debolezza e dimentichevolezza. Dobbiamo radicarci bene nella Parola per non essere portati qui e là "da ogni vento di dottrina" (Ef. 4:14). 

74. Come possono il Battesimo e la Cena del Signore divenire uno strumento efficace per la salvezza? 
Il battesimo e la Cena del Signore diventano efficaci strumenti di grazia, non perché abbiano in sé stessi qualche virtù, o in colui che li amministra (1); ma solo per la benedizione di Cristo (2), e l'opera dello Spirito Santo in coloro che li ricevono per fede (3). 
1. 1 Co. 3:7. Ora né chi pianta, né chi annaffia è alcuna cosa, ma è Dio che fa crescere. 
1 Pi. 3:21. ...la quale è figura del battesimo (non la rimozione di sporcizia della carne, ma la richiesta di una buona coscienza presso Dio), che ora salva anche noi mediante la risurrezione di Gesù Cristo. 
2. 1 Co. 3:6. Io ho piantato, Apollo ha innaffiato, ma Dio ha fatto crescere. 
3. 1 Co. 12:13. Ora noi tutti siamo stati battezzati in uno Spirito nel medesimo corpo... e siamo stati tutti abbeverati in un medesimo Spirito. 

75. Che cos'è il Battesimo? 
Il Battesimo è un'ordinanza del Nuovo Testamento, istituito da Gesù Cristo (1) inteso ad essere segno per la persona battezzata della sua comunione con Lui, nella Sua morte, sepoltura e risurrezione (2), e del suo essere innestato in Lui (3), di remissione dei peccati (4), e di essersi affidato a Dio in Gesù Cristo, per vivere e camminare in novità di vita (5). 
1. Mt. 28:19. Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo. 
2. Ro. 6:3. Ignorate voi, che noi tutti che siamo stati battezzati in Gesù Cristo, siamo stati battezzati nella sua morte? 
Cl. 2:12. ...essendo stati sepolti con lui nel battesimo, in lui siete anche stati insieme risuscitati, mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti. 
3. Ga. 3:27. Poiché voi tutti che siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. 
4. Mr. 1:4. Giovanni comparve nel deserto, battezzando e predicando un battesimo di ravvedimento, per il perdono dei peccati. 
At. 22:16. Ed ora che aspetti? Alzati, e sii battezzato e lavato dai tuoi peccati, invocando il nome del Signore. 
5. Ro. 6:4,5. Noi dunque siamo stati sepolti con lui per mezzo del battesimo nella morte, affinché, come Cristo è risuscitato dai morti per la gloria del Padre, così anche noi similmente camminassimo in novità di vita. Poiché se siamo uniti a Cristo per una morte simile alla sua, saremo anche partecipi della sua risurrezione. 

76. A chi deve essere amministrato il Battesimo? 
Il Battesimo deve essere amministrato a tutti coloro che di fatto professano ravvedimento verso Dio (1) e fede nel nostro Signore Gesù Cristo, e a nessun altro. 
1. At. 2:38. Ravvedetevi, e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. 
Mt. 3:6. ...ed erano battezzati da lui nei Giordano, confessando i loro peccati. 
Mr. 16:16. ...chi ha creduto ed è stato battezzato sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato. 
At. 8:12,36,37. Quando però credettero a Filippo, che annunciava loro la buona novella delle cose concernenti il regno di Dio e il nome di Gesù Cristo, uomini e donne si fecero battezzare... Ecco dell'acqua, che cosa mi impedisce di essere battezzato? E Filippo disse: Se tu credi con tutto il cuore, lo puoi. 
At. 10:47,48. Può alcuno vietare l'acqua perché siano battezzati costoro che hanno ricevuto lo Spirito santo proprio come noi? Così egli comandò che fossero battezzati nel nome del Signore Gesù. 

77. Bisogna battezzare i bambini di credenti professanti? 
I bambini di credenti professanti non devono essere battezzati, perché nelle Sacre Scritture non c'è alcun comando né esempio in questo senso (1). 
1. Es. 23:13. Farete attenzione a tutte le cose che vi ho detto. 
Pr. 30:6. Non aggiungere nulla alle sue parole, perché non ti riprenda e tu non sia trovato bugiardo. 

78. In quale modo si deve amministrare correttamente il battesimo? 
Un battesimo viene correttamente amministrato per immersione, o immergendo l'intero corpo della persona in acqua (1) nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo, secondo l'istituzione di Cristo e la pratica degli apostoli (2), e non spruzzando o versando acqua, oppure immergendo certe parti del corpo, secondo la tradizione umana (3). 
1. Mt. 3:16. E Gesù, appena fu battezzato, uscì fuori dall'acqua. 
Gv. 3:23. Ora, anche Giovanni battezzava in Enom, vicino a Salim, perché là c'era abbondanza di acqua; e la gente veniva, e si faceva battezzare. 
2. Mt. 28:19,20. Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo, insegnando loro di osservare tutte le cose che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell'età presente. Amen. 
3. Gv. 4:1-3. Quando dunque il Signore seppe che i farisei avevano udito che Gesù stava facendo più discepoli e battezzando più di Giovanni (sebbene non fosse Gesù stesso che battezzava, ma i suoi discepoli), egli lasciò la Galilea. 
At. 8:38,39. Allora comandò al carro di fermarsi; ed ambedue, Filippo e l'eunuco, discesero nell'acqua, ed egli lo battezzò. Quando uscirono dall'acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo. 

79. Qual è il dovere di coloro che sono stati giustamente battezzati? 
E' dovere di coloro che sono stati giustamente battezzati, affidarsi a qualche chiesa particolare ed organizzata di Gesù Cristo (1), affinché possano camminare irreprensibili in tutti i comandamenti ed ordinanze del Signore (2). 
1. At. 2:47. ...lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. E il Signore aggiungeva alla chiesa ogni giorno coloro che erano salvati. 
At. 9:26. Giunto a Gerusalemme, Saulo cercava di unirsi ai discepoli. 
1 Pi. 2:5. Anche voi, come pietre viventi, siete edificati per essere una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo. 
2. Lu. 1:6. Erano entrambi giusti agli occhi di Dio, camminando irreprensibili in tutti i comandamenti e le leggi del Signore. 

80. Che cos'è la Cena del Signore? 
La Cena del Signore è un'ordinanza del Nuovo Testamento istituita da Gesù Cristo; in cui, dando e ricevendo pane e vino secondo quanto Cristo ha stabilito, viene rappresentata la Sua morte (1). Coloro che degnamente la ricevono sono per fede, e non in modo carnale e materiale, resi partecipi del Suo corpo e del Suo sangue, con tutti i suoi benefici, per il loro nutrimento spirituale e la loro crescita nella grazia (2). 
1. 1 Co. 11:23-26. Poiché io ho ricevuto dal Signore ciò che vi ho anche trasmesso: che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, e, dopo aver reso grazie lo spezzò e disse: «Prendete, mangiate, questo è il mio corpo che è spezzato per voi; fate questo in memoria di me». Parimenti, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me». Perché ogni volta che voi mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga. 
2. 1 Co. 10:16. Il calice della benedizione, che noi benediciamo, non è forse la partecipazione al sangue di Cristo? Il pane che noi rompiamo, non è forse partecipazione con il corpo di Cristo? 

81. Che cosa si prescrive per ricevere degnamente la Cena del Signore? 
Si richiede da essi che partecipino degnamente alla Cena del Signore, che si esaminino per vedere se essi vi riconoscono il corpo del Signore (1), se hanno fede di nutrirsi di Lui (2), se si sono ravveduti (3), se hanno amore (4) e una nuova obbedienza (5); altrimenti, se venissero indegnamente, essi mangerebbero e berrebbero un giudizio su sé stessi. 
1. 1 Co. 11:28,29. "Ora ognuno esamini sé stesso, e così mangi del pane e beva del calice, poiché chi mangia e beve indegnamente, sarà colpevole del corpo e del sangue del Signore. 
2. 2 Co. 13:5. Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede. 
3. 1 Co. 11:31. Poiché se esaminiamo noi stessi non saremo giudicati. 
4. 1 Co. 11:18,20. Prima di tutto, perché sento dire che quando vi riunite in assemblea vi sono fra voi delle divisioni... Quando dunque vi riunite insieme, quello che fate non è mangiare la cena del Signore. 
5. 1 Co. 5:8. Celebriamo perciò la festa, ma non con vecchio lievito, né con lievito di malvagità e di malizia, ma con azzimi di sincerità e di verità. 
6. 1 Co. 11:27. Perciò chiunque mangia di questo pane o beve del calice del Signore indegnamente, mangia e beve un giudizio contro sé stesso non discernendo il corpo del Signore. 

82. Che cosa si intende con le parole: "finché egli venga", parole usate dall'apostolo Paolo in riferimento alla Cena del Signore? 
Esse chiaramente ci insegnano che il nostro Signore Gesù Cristo verrà una seconda volta: questa è la gioia e la speranza di ogni credente (1). 
1. At. 1:11. Questo Gesù, che è stato portato in cielo di mezzo a voi, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo. 
1 Ts. 4:16. ...perché il Signore stesso con un potente comando, con voce di arcangelo e con la tromba di Dio discenderà dal cielo, e quelli che sono morti in Cristo risorgeranno per primi. 
Commento. Gli elementi della S. Cena sono e rimangono pane e vino. Non c'è presenza fisica del Signore, non vi è alcun miracolo. Solo coloro che ricevono questi segni e simboli con vera fede, partecipano spiritualmente ai benefici dell'unico sacrificio di Cristo. Ne hanno beneficio spirituale solo coloro che vi partecipano "degnamente". Ciò non significa però "meritarlo" (nessuno lo potrebbe) ma avere quell'atteggiamento della mente e del cuore che sia convenevole. Devono saper "discernere il corpo del Signore", cioè devono comprendere la differenza fra la morte di Gesù Cristo e qualsiasi altra morte, apprezzare la natura dell'opera di Cristo nel soffrire l'ira di Dio in favore del Suo popolo, riconoscere la sofferenza e morte del Salvatore come propiziazione per i nostri peccati. La persona "degna" riconosce la sua indegnità ed ha un cuore pieno di gratitudine per ciò che Dio ha compiuto per lui in Cristo. Dobbiamo esaminare noi stessi per verificare se abbiamo un giusto rapporto con Lui, se abbiamo ravvedimento, fede, amore ed obbedienza, se queste realtà sono presenti in noi. Se ci accostiamo alla mensa del Signore comprendendo di aver bisogno di essere perdonati e purificati, desiderando che il Signore ci dia la forza per vivere meglio per Lui, allora siamo "degni" e possiamo ricevere con gioia questo sacramento. In esso viene per noi riconfermato che la nostra salvezza non è né più né meno che Cristo e la Sua opera compiuta (Cfr. 1 Co. 1:30). 


Proseguiamo con gli articoli omessi da C. H. Spurgeon, sul tema della preghiera, mantenendo la numerazione originale, insieme al mio commento. 

98. Che cosa significa pregare? 
Pregare significa offrire a Dio l'espressione dei nostri desideri. Essi devono essere conformi alla Sua volontà, chiesti nel nome di Cristo, accompagnati dalla confessione dei nostri peccati, e riconoscendo i doni di misericordia che Egli sempre ci largisce [Sl. 62:8; 1 Gv. 5:14; Gv. 16:23; Sl. 32:5,6; Da. 9:4; Fl. 4:6]. 
Commento. La vera preghiera è (1) una "faccenda di cuore", non una cosa meccanica, esteriore, ripetitiva. Ha poco senso una preghiera "prefabbricata", come c'è differenza fra una lettera prestampata e una lettera che scriviamo a mano personalmente e spontaneamente. Deve essere espressione dei nostri sentimenti più autentici. (2) Un sincero desiderio però non è abbastanza, bisogna che essa sia rivolta solo al vero Dio e in armonia con la Sua volontà rivelata. (3) Deve essere "nel nome di Cristo". Questo non significa far terminare la preghiera sempre con questa "formula", ma che veniamo a Dio in totale dipendenza dall'opera di Cristo, sulla base soltanto di ciò che Egli ha compiuto per noi, della Sua mediazione unica. Non esistono altre basi accettabili per una preghiera che voglia essere ascoltata da Dio. (4) Deve scaturire da un profondo sentimento della propria indegnità (confessione di peccato e riconoscenza per la meravigliosa grazia di Dio). 

99. Quale regola Dio ci ha lasciato per guidarci nella preghiera? 
L'intera Parola di Dio ci è utile per guidarci nella preghiera, ma la regola speciale atta a guidarci è quella forma di preghiera che Cristo ha insegnato ai suoi discepoli, comunemente chiamata 'il Padre nostro' [Mt. 6:913; Lu. 11:24]. 
Commento. Gesù intendeva che questa preghiera fosse una traccia per il discepolo, non qualcosa da ripetersi meccanicamente (per altro la vana ripetizione è condannata da Mt. 6:7). Essa ci insegna che la vera preghiera è incentrata su Dio, ed essa richiede impegno e concentrazione. Alcune caratteristiche: (1) E' semplice; (2) è breve, (3) è completa. 

100. Che cosa ci insegna l'introduzione al Padre Nostro? 
L'introduzione al Padre Nostro, e cioè: "Padre nostro, che sei nei cieli" ci insegna ad accostarci a Dio con ogni santa riverenza e fiducia, come bambini verso il loro padre, un padre in grado e pronto ad aiutarci, e che noi dovremmo pregare per e con gli altri [Mt. 6:9; Ro. 8:15; Lu. 11:13; At. 12:5; 1 Ti. 2:1]. 
Commento. "Padre nostro": Ci insegna la necessità di avere un giusto rapporto con Dio. Senza di questo non possiamo pregare in modo accettabile. Non è vero che Dio è per tutti Padre e noi tutti siamo suoi figlioli. Lo possiamo diventare per adozione solo accettando Gesù Cristo come personale Salvatore e Signore. Solo allora potremo così pregare! "Che sei nei cieli" non significa che Egli sia per noi così lontano tanto da non poterlo raggiungere (ad es. l'Islam) o che sia raggiungibile tramite qualcuno che gli sia particolarmente vicino (santo o madonna), ma Egli si è avvicinato a noi in Cristo. Egli, poi, è "in cielo", c'è cioè una distanza di rispetto. Dio è Dio, è nel cielo, e ciononostante vuole essere chiamato Padre. Egli è al contempo lontano e vicino. Il cristianesimo biblico evita così gli estremi di un Dio irraggiungibile e quelli di un Dio con il quale è da prendere per scontata una familiarità "terra-terra" (vedi figura). La preghiera, infine è da farsi insieme, ("nostro"), è la preghiera della comunità dei credenti riunita. 

101. Per che cosa preghiamo nella prima richiesta? 
Nella prima richiesta, cioè: "Sia santificato il tuo nome", noi preghiamo a che Dio metta in grado noi e gli altri, di glorificarlo in tutto ciò in cui Egli si fa conoscere; e che Egli disponga ogni cosa alla Sua propria gloria [Mt. 6:9; Sl. 67:2,3; 83]. 
Commento. Nella Bibbia il nome di una persona è significativo, e ne descrive il carattere: esso ê più di una semplice etichetta. Per questo il catechismo fa equivalere il nome di Dio a tutto ciò mediante il quale Egli si è rivelato. Per questa ragione Iddio nella Bibbia ha diversi nomi. Comprenderemo il nome di Dio solo quando comprenderemo l'intera rivelazione che Dio ha dato di sé nella natura e nella Scrittura! "Sia santificato il tuo nome" perciò significa pregare affinché la Sua persona venga onorata per ciò che essa è, che la Sua reputazione venga riconosciuta. Diciamo: "Signore, il tuo onore deve venire primo, e vorrei che tu facessi tutto ciò che possa portare onore al tuo nome- e chiedo solo ciò che possa promuovere questo fine". Ogni nostra preghiera deve tendere a far si che Dio sia onorato ed esaltato in ciò che chiediamo. Non per noi stessi, ma per Lui! 

102. Per che cosa preghiamo nella seconda richiesta? 
Nella seconda richiesta, cioè: "Venga il tuo regno" preghiamo affinché il regno di Satana venga distrutto, che il regno della grazia possa avanzare, noi e gli altri introdotti in esso e in esso conservati; e che la venuta del regno di gloria possa essere affrettata [Mt. 6:10; Sl. 68:1,18; Ap. 12:10,11; 2 Te. 3:1; Ro. 10:1; Gv. 17:9,20; Ap. 22:20]. 
Commento. Dopo aver espresso il proprio interessamento alla promozione dell'onore di Dio, il credente ora prega per l'avanzamento del Suo regno e la realizzazione della Sua volontà. Qual è la natura del Regno di Dio? (1) Esso è spirituale. Quando preghiamo "venga il tuo Regno" non preghiamo a che Dio prenda controllo di tutte le cose: ne è già in controllo. Preghiamo per il regno della grazia, che lo Spirito di Dio operi nel cuore degli uomini affinché possano e volere e fare ciò che a Dio piace. Tutti sono governati da Dio "all'esterno", ma preghiamo affinché interiormente essi possano volonterosamente acconsentirvi. Inoltre il regno è spirituale perché non è di carattere politico. (2) Esso è antitetico, sta cioè in opposizione a tutto il resto, in opposizione al regno di Satana, che Egli spodesterà. Preghiamo affinché molti possano essere sottratti al regno di Satana per entrare consapevolmente nell'obbedienza verso Dio. Inoltre il Regno di Dio è antitetico al mondo per i metodi che usa (2 Co. 10:4) diversi da quelli dei regni di questo mondo. (3) Il regno è escatologico, perché esso non sarà completamente realizzato che al ritorno di Cristo. Nel frattempo il grano è ancora frammisto ad erbe cattive. Il Regno però è in divenire anche se talora non sembra il caso. Non dobbiamo scoraggiarci (1 Gv. 5:4; 1 Co. 15:54,55; Is. 42:4); Eb. 12:27. 

103. Per che cosa preghiamo nella terza richiesta? 
Nella terza richiesta, cioè: "Sia fatta la tua volontà in terra come in cielo", noi preghiamo che Dio, per la Sua grazia, ci metta in grado e ci renda volonterosi a conoscere, obbedire, e sottometterci alla Sua volontà in ogni cosa, come fanno gli angeli nel cielo [Mt. 6:10; Sl. 67; 119:36; Mt. 26:39; 2 Sa. 15:25; Gb. 1:21; Sl. 103:20,21]. 
Commento. La parte più importante del Regno di Dio è che la Sua volontà sia compiuta. Che cos'è? "Le cose occulte appartengono all'Eterno, al nostro Dio, ma le cose rivelate sono per noi" (De. 29:29). Per cui abbiamo (1) La volontà occulta di Dio, il piano di Dio, i suoi propositi e progetti (Ef. 1:11; Mt. 10:29; Da. 4:25). Non possiamo conoscere ciò che questa volontà di Dio sia fintanto che di fatto si realizza, per questo la Bibbia vieta ogni forma di astrologia e predizione (Is. 47:13,14; Mi. 5:12; De. 18:10-12). (2) La volontà rivelata di Dio, la quale è la sola regola per la quale dobbiamo camminare. Nella Scrittura Iddio ha dato una rivelazione completa (2 Ti. 3:16,17). In questa preghiera perciò diamo il nostro consenso alla volontà di Dio e la dichiariamo sempre buona e giusta, in linea con il Suo carattere immutabile. Gesù prega che anche nell'ora più oscura egli possa essere in grado di obbedire Suo Padre in ogni cosa. 

104. Per che cosa preghiamo nella quarta richiesta? 
Nella quarta richiesta, cioè: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano", noi preghiamo che del liberale dono di Dio possiamo ricevere un abbondante porzione delle buone cose di questa vita e con esse godere delle Sue benedizioni. 
Commento. In questa richiesta confessiamo la nostra indegnità e la nostra totale dipendenza da Dio ed il nostro bisogno che la Sua provvida mano ci dia quanto necessitano per la vita (materialmente e spiritualmente). Infatti: (1) Da Dio, come peccatori non meritiamo nulla; (2) siamo completamente dipendenti da Lui; (3) dobbiamo essergli grati ed accontentarci di ciò che ci dà. 

105. Per che cosa preghiamo nella quinta richiesta? 
Nella quinta richiesta, cioè: "E perdonaci i nostri debiti come anche noi perdoniamo ani nostri debitori", preghiamo che Dio, per i meriti di Cristo, ci perdoni gratuitamente di tutti i nostri peccati; il che noi siamo ancor più incoraggiati a chiedere, perché per grazia noi siamo messi in grado di perdonare di cuore agli altri [Mt. 6:12; 51:1,2,7,9; Da. 9:1719; Lu. 11:4]. 
Commento. E' Gesù stesso che spiega questa richiesta subito dopo (Mt. 6:14,15). La giustizia ha una sua logica: per ogni peccato commesso subentra un debito da pagare con Dio. Non possiamo violare impunemente la legge di Dio. Abbiamo obblighi verso Dio che devono essere soddisfatti sopra i quali Egli non passerà oltre come se nulla fosse. Sono debiti oggettivi, non dipendono dai nostri sentimenti al riguardo. La coscienza non è l'ultimo giudice, lo è la legge di Dio. Nessuno di noi è in grado di pagare questi debiti e soddisfare la legge di Dio. Dio però ha provveduto soddisfazione in Gesù Cristo, il quale ha pagato questi debiti ed ha fornito la legittima base del nostro perdono e della nostra salvezza. Per cui possiamo imparare a perdonare perché a nostra volta siamo stati perdonati (1 Gv. 4:19; Lu. 7:47). L'atteggiamento che dobbiamo avere quindi verso gli altri deve riflettere ciò che Dio ha fatto per noi in Cristo. 

106. Per che cosa preghiamo nella sesta richiesta? 
Nella sesta richiesta: "E non indurci in tentazione, ma liberaci dal maligno", preghiamo che Dio ci trattenga dall'essere tentati a peccare, o ci appoggi e ci liberi quando siamo tentati [Mt. 6:13; Mt. 26:41; 2 Co. 12:7,8]. 
Commento. "Non indurci" o "non esporci" alla tentazione? Ma Gm. 1:13 dice: "Nessuno, quand'è tentato, dica: 'Io sono tentato da Dio'; perché Dio non può essere tentato dal male, né Egli stesso tenta alcuno". E poi "e liberaci dal male" oppure "e liberaci dal Maligno"? - Per comprendere meglio bisogna ricordare che nulla accade in questo mondo se non per volere sovrano e la determinazione di Dio (Sl. 135:6; Ef. 1:11). Non era un incidente che Giobbe fosse tentato da Satana (Gb. 1, 2), ma Satana ne aveva ricevuto il permesso. Non era per caso che Davide era andato sul suo terrazzo proprio nel momento in cui, più in basso, Betsabea faceva il bagno (2 Sa. 11:3). Era per divina predeterminazione proprio come Pietro era stato riconosciuto da quella serva durante il processo di Gesù ed egli aveva negato di conoscerlo (Mc. 14:66-70). Dio non cerca di indurre al male, ma ci porta in situazioni tali in cui Satana (e le nostre tendenze peccaminose) possono tentarci (Gm. 1:14). Questa richiesta del Padre Nostro serve affinché mai noi minimizziamo la tentazione, per ammonirci contro una fiducia in noi stessi troppo grande. Abbiamo a che fare con forze sovrumane: che Dio ci dia di vigilare! E poi che sia "il male" o "il Maligno" poco importa: l'uno è la conseguenza dell'altro. E' difficile, certo, armonizzare la sovranità di Dio con la presenza di questo male. Satana però è una creatura, e può agire solo nei limiti prestabiliti. Non è consolante però questo: "Niuna tentazione vi ha colti che non sia stata umana; ora Iddio è fedele e non permetterà che siate tentati al di là delle vostre forze; ma con la tentazione vi dà anche la via d'uscirne, onde la possiate sopportare" (1 Co. 10:13, Cfr. 2 Pi. 2:9). Anche Gesù era spesso tentato, ma con la vigilanza nella preghiera ne usciva vincitore! Una preghiera questa per deboli peccatori che vogliono vincere la vittoria che ha vinto il mondo. 

107. Che cosa ci insegna la conclusione del Padre Nostro? 
La conclusione del Padre Nostro, cioè: "perché tuo è il regno, la potenza e la gloria in eterno. Amen", ci insegna a ricevere il nostro incoraggiamento nel pregare solo dalla gloria di Dio, e nelle nostre preghiere a lodarlo, ascrivendogli regno, potenza e glori. Infine, come testimonianza del nostro desiderio e certezza di essere esauditi, noi diciamo "Amen!" [Mt. 6:13; Da. 9:4,7,8,9,16,17,18,19; 1 Cr. 29:1013; 1 Co. 14:16; Ap. 22:20,2]. 
Commento. Questa conclusione del Padre Nostro non si trova nella maggioranza delle copie dei testi originali del Nuovo Testamento, ma queste parole esprimono una verità che è perfettamente scritturale e che troviamo in molti altri testi. E' per altro una conclusione quanto mai appropriata per terminare il nostro studio della fede cristiana riformata, la cui "bandiera" è la gloria di Dio. A Lui va ogni onore e gloria. Nel quadro della totale corruzione ed incapacità dell'essere umano Dio elegge incondizionatamente alla salvezza e porta il peccatore a contatto con Cristo, il quale gli offre nella sua persona ed opera l'unica base legale per la sua salvezza. Una grazia irresistibile lo chiamerà e trasformerà la sua vita ed il suo destino, facendolo perseverare fino alla fine. A Dio solo la gloria! 

Domande e risposte originali omesse o alterate 
15. Quale è stato il peccato per il quale i nostri progenitori sono decaduti dallo stato in cui originalmente erano stati creati? 
Il peccato per il quale i nostri progenitori sono decaduti dallo stato in cui originalmente erano stati creati è stato quello di mangiare il frutto che era stato loro categoricamente proibito di nutrirsi (Ge. 3:6,12). 

39. Quale dovere Dio prescrive dall'essere umano? 
Il dovere che Dio prescrive dall'essere umano è l'obbedienza alla Sua volontà rivelata [Mi. 6:8; 1 Sa. 15:22]. 

41. Dov'è riassunta questa legge morale? 
La legge morale è riassunta nei dieci comandamenti [De. 10:4; Mt. 19:17]. 

43. Qual è l'introduzione ai dieci comandamenti? 
L'introduzione ai dieci comandamenti è compresa in queste parole: "Io sono il Signore Iddio tuo, che ti ho tratto fuori dal paese d'Egitto, dalla casa di servitù [Es. 20:2]. 

44. Che cosa ci insegna l'introduzione ai dieci comandamenti? 
L'introduzione ai dieci comandamenti ci insegna che, in quanto Dio è il Signore, e il nostro Dio e Redentore, noi siamo tenuti ad osservare tutti i suoi comandamenti [Lu. 1:74,75; 1 Pi. 1:1519]. 

47. Che cosa si proibisce nel primo comandamento? 
Nel primo comandamento si proibisce il negare, oppure il non rendere il debito culto e gloria al vero Dio come Dio, e come nostro Dio; e dare il culto e la gloria che spetta solo a Lui ad altri [Sl. 14:1; Ro. 1:21; Sl. 81:10,11; Ro. 1:25,26] 

48. Che cosa ci viene specificatamente insegnato nelle parole: 'nel mio cospetto' nel primo comandamento? 
Le parole 'nel mio cospetto' nel primo comandamento ci insegnano che Dio, il quale vede ogni cosa, considera cosa molto grave ed è molto dispiaciuto del peccato di avere altri déi [Ez. 8:5; Sl. 46:20]. 

52. Quali ragioni vengono aggiunte al secondo comandamento? 
Le ragioni aggiunte al secondo comandamento sono: la sovranità di Dio su di noi, la sua proprietà su di noi, e lo zelo che lui dimostra verso tutto ciò che gli appartiene [Sl. 95:2,3,6; Sl. 45:11; Es. 34:13,14]. 

55. Che cosa si proibisce nel terzo comandamento? 
Il terzo comandamento proibisce qualsiasi discredito, offesa, profanazione od abuso di tutto ciò attraverso il quale Dio si fa conoscere [Ml. 1:6,7,12; 2:2; 3:14]. 

56. Quale ragione viene annessa al terzo comandamento? 
La ragione che viene annessa al terzo comandamento è questa: per quanto coloro che infrangono questo comandamento possano sfuggire alla punizione inflitta da uomini, il Signore nostro Dio non permetterà che sfuggano al Suo giusto giudizio [1 Sa. 2:12,17,22,29; 3:2; De. 28:58,59]. 

59. Quale giorno su sette Dio ha stabilito per essere il suo settimanale 'sabato'? 
Dall'inizio del mondo fino alla risurrezione di Cristo, Dio ha stabilito il settimo giorno della settimana per essere il Suo 'sabato'; mentre da allora Egli ha stabilito il primo giorno della settimana. Esso è il 'sabato' cristiano, questo dovrà così continuare ad essere fino alla fine del mondo [Ge. 2:1,3; 1 Co. 16:1,2; At. 20:7]. 

61. Che cosa si proibisce nel quarto comandamento? 
Nel quarto comandamento si proibisce l'omissione o l'esercizio negligente dei doveri ivi richiesti, come pure la profanazione di questo giorno con l'ozio, o con il compiere ciò che in sé è peccaminoso. In esso viene altresì proibito il coltivare pensieri, parole o opere non necessarie al riguardo delle nostre occupazioni o ricreazioni mondane [Ez. 22:26; Am. 8:5; Ml. 1:13; At. 20:7,9; Ez. 23:38; Gr. 17:2426; Is. 58:13]. 

62. Quali sono le ragioni annesse al quarto comandamento? 
Le ragioni annesse al quarto comandamento sono: il permesso che Dio ci dà di occuparci del nostro lavoro sei giorni alla settimana, il suo pretendere legittimamente proprietà sul settimo giorno, il Suo proprio esempio, e la sua benedizione sul 'sabato'. 

65. Che cosa si proibisce nel quinto comandamento? 
Nel quinto comandamento si proibisce la negligenza o qualunque cosa sia deleteria all'onore e al dovere che spetta a ciascuno nei loro diversi luoghi e rapporti[Mt. 15:46; Ez. 34:24; Ro. 13:8]. 
68. Che cosa si prescrive in questo comandamento? 
Nel sesto comandamento si prescrive ogni sforzo legittimo di preservare la nostra propria vita, e la vita degli altri [Ef. 5:28,29; 1 Re 18:4]. 

71. Che cosa si prescrive nel settimo comandamento? 
Nel settimo comandamento si prescrive la preservazione della castità propria e dell'altrui persona, in cuore, parola e comportamento [1 Co. 7:25.34,36; Cl. 4:6; 1 Pi. 3:2]. 

74. Che cosa si prescrive nell'ottavo comandamento? 
L'ottavo comandamento prescrive che noi dobbiamo acquisire quanto ci serve per vivere e per il nostro e l'altrui benessere in modo onesto e legittimo [1 Ti. 5:8; Le. 25:35; De. 22:15; Es. 23:4,5; Ge. 47:14,20]. 

78. Che cosa si proibisce nel nono comandamento? 
Nel nono comandamento si proibisce di compiere qualunque cosa sia pregiudizievole alla verità, oppure ingiuriosa al buon nome nostro o altrui [1 Sa. 17:28; Le. 19:16; Sl. 15:3]. 

80. Che cosa si prescrive nel decimo comandamento? 
Nel decimo comandamento si prescrive il dovere di accontentarci della condizione in cui si è, con un atteggiamento giusto e caritatevole verso il nostro prossimo, e verso tutto ciò che gli appartiene [Eb. 13:5; 1 Ti. 6:6; Gb. 31:29; Ro. 12:15; 1 Ti. 1:5; 1 Co. 13:47]. 

85. Che cosa ci prescrive Dio per poter sfuggire dall'ira e dalla maledizione che il nostro peccato merita? 
Per sfuggire dall'ira e dalla maledizione di Dio che il nostro peccato merita, Dio prescrive da noi fede in Gesù Cristo, il ravvedimento per ottenere la vita, insieme all'uso diligente dei mezzi esteriori per cui Cristo ci comunica i benefici della redenzione [At. 20:21; Pr. 2:15; 8:3336; Is. 55:3]. 
Commento. Tutti meritano l'ira e la maledizione di Dio, e c'è salvezza in Cristo Gesù soltanto, e quindi è quanto mai opportuna questa domanda: come uscire da questa situazione e come avvalersi di quello che ci viene offerto in Gesù Cristo? La risposta contiene quelli che si potrebbero definire mezzi interiori della grazia (ravvedimento e fede): questi vengono messi in funzione dallo Spirito Santo negli eletti affinché possano rispondere all'appello dell'Evangelo. Ci sono però anche dei mezzi esteriori (Parola, sacramenti e preghiera) attraverso i quali i benefici della redenzione vengono loro comunicati. Sia quelli interiori che quelli esteriori Iddio li ritiene strumenti necessari, e di essi bisogna fare uso diligente. 

92. Che cos'è un sacramento? 
Un sacramento è una sacra ordinanza istituita da Cristo, per cui, mediante segni visibili, Cristo, ed i benefici del nuovo Patto, vengono rappresentati, suggellati ed applicati ai credenti [Ge. 17:7,10, Es. 12; 1 Co. 11:23,26]. 

93. Quali sono i sacramenti di cui parla il Nuovo Testamento? 
I sacramenti di cui parla il Nuovo Testamento sono: il battesimo, e la Cena del Signore [Mt. 28:19; Mt. 26:2628]. 
Commento. Perché solo due sacramenti? Il sacramento: (1) deve essere qualcosa che Cristo ha espressamente comandato; (2) deve essere 'segno', cioè rappresentazione visibile dell'opera interiore ed invisibile della grazia di Dio; (3) deve essere chiaro dalla Scrittura che l'ordinanza è di valore perpetuo; (4) deve essere segno per confermare e rafforzare la fede di coloro che lo ricevono. Il sacramento poi non ha efficacia di per sé indipendentemente dall'opera della grazia di Dio nell'individuo che deve precedere la sua amministrazione. I sacramenti sono segni visibili (o 'sensibili' perché fanno un'impressione sui cinque sensi), sono un "sermone visibile". I sacramenti, infine, non sono solo strumenti esteriori. Vi deve essere sempre un rapporto con la grazia invisibile. I sacramenti, rettamente amministrati, non sono mai nulli e vuoti: significano sempre qualcosa, se non salvezza, almeno giudizio per la persona che vi partecipa indegnamente. 

94. Che cos'è il battesimo? 
Il battesimo è un sacramento, per cui il lavare con acqua nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo, significano e suggellano (1) il nostro innesto in Cristo, (2) la nostra partecipazione ai benefici del patto di grazia, e (3) il nostro impegno ad essere del Signore [Mt. 28:19; Ro. 6:4; Ga. 3:27]. 

95. A chi deve essere amministrato il battesimo? 
Il battesimo non deve essere amministrato a chiunque sia fuori dalla chiesa visibile, fintanto che questi non professi la propria fede in Cristo ed obbedienza a Lui. Però i figli di quanti sono membri della chiesa visibile devono essere battezzati [At. 8:36,37; 2:38; At. 2:38,39; Ge. 17:10; comp. con Cl. 2:11,12; 1 Co. 7:14]. 
Commento. Il battesimo è segno e suggello di ciò che Dio ha fatto (nel caso dell'adulto credente), o vuol fare (nel caso di figli di genitori credenti), nella vita di una persona quando la grazia di Dio lo raggiunge. Non è il battesimo che salva, ma l'opera di Dio che chiama, rigenera, salva e santifica in Gesù Cristo. L'adulto credente dirà: Ecco qui suggellato ciò che Dio ha fatto nella mia vita. Colui che è stato battezzato da piccolo e che giunge poi alla fede dirà: Il battesimo che mi è stato amministrato voleva esprimere ciò che ora Iddio ha compiuto per grazia nella mia vita. 



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<title><![CDATA[John Blanchard a Mantova, dal 9-11 settembre 2011]]></title><pubDate>12:44</pubDate><pubDate>14/04/2011</pubDate><description><![CDATA[John Blanchard, conferenziere ed evangelista, autore autore di "Domande di Fondo", "Dov'era Dio l'11 Settembre", "Perchè credere alla Bibbia?", "Evoluzione, mito o realtà?", "Dio è già scaduto?" sarà a Mantova per il Festival della Letteratura e nella Chiesa Sola Grazia, Porto Mantovano dal 9-11 settembre 2011. Tema: DOV'ERA DIO l'11 SETTEMBRE? per info: andrea@chiesasolagrazia.it]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=163</link>
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<title><![CDATA[93.32.148.107]]></title><pubDate>12:09</pubDate><pubDate>07/03/2011</pubDate><description><![CDATA[Dal 16-19 Giungno 2011, ci faranno visita gli studenti della Scuola Superiore Fanta Fè Christian High School di San Diego.]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=160</link>
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<title><![CDATA[Ospite dal Nord Irlanda William Sinclaire]]></title><pubDate>12:08</pubDate><pubDate>07/03/2011</pubDate><description><![CDATA[Domenica 22 Maggio 2011, sarà gradito ospite il pastore William Sinclaire dalla Chiesa di Ballimena, Irlanda del Nord.]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=159</link>
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<item>
<title><![CDATA[Lettera di richiesta di esonero ora di religione cattolica e relative leggi (entrata posticipata e uscita anticipata)]]></title><pubDate>10:33</pubDate><pubDate>29/09/2010</pubDate><description><![CDATA[_____________________________
_____________________________
_____________________________

All’attenzione del
Dirigente Scolastico
________________________________
_______________


Oggetto: Esonero dall’ora di religione



Il/La sottoscritto/a ____________________________, genitore di ______________________________, iscritto/a al ____________ anno del suindicato Istituto, nella classe _____________,
FA RICHIESTA,
che il/la figlio/a sia esonerato/a dalla lezione di religione.

CHIEDE,
inoltre, che l’ora di religione sia inserita alla prima o all’ultima ora del programma scolastico.

Tale richiesta è fatta in forza delle sentenze della Corte Costituzionale n° 203/1989 e 13/1991 relative al problema in oggetto. La sentenza 13/1991 della C.C. è stata seguita dalla circolare ministeriale attuativa n° 9/1991, la quale prevede che contestualmente alla richiesta di esonero dalla religione cattolica, sia data al genitore dell’alunno la facoltà di scegliere tra quattro opzioni, una delle quali riguarda l’ingresso posticipato o l’uscita anticipata a scuola. Si allega documentazione relativa.

Con l’occasione il/la sottoscritto/a desidera affermare e testimoniare la priorità assoluta della responsabilità della famiglia nella formazione spirituale dei figli e ciò in obbedienza a quanto contenuto nella Bibbia, la Parola di Dio.

	Ringraziando per l’attenzione porge distinti saluti.

__________________________

In fede,







SENTENZA N.203
ANNO 1989
 
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE COSTITUZIONALE
 
composta dai signori Giudici:
Dott. Francesco SAJA, Presidente
Prof. Giovanni CONSO
Prof. Ettore GALLO
Prof. Aldo CORASANITI
Prof. Giuseppe BORZELLINO
Dott. Francesco GRECO
Prof. Renato DELL'ANDRO
Prof. Gabriele PESCATORE
Avv. Ugo SPAGNOLI
Prof. Francesco Paolo CASAVOLA
Prof. Antonio BALDASSARRE
Prof. Vincenzo CAIANIELLO
Avv. Mauro FERRI
Prof. Luigi MENGONI
Prof. Enzo CHELI
ha pronunciato la seguente
 
SENTENZA
 
nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 9, punto (recte: numero) 2, della legge 25 marzo 1985, n. 121 (Ratifica ed esecuzione dell'accordo, con protocollo addizionale, firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modificazioni al Concordato lateranense dell’11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede), e dell'art. (recte: punto) 5, lettera b), numero 2, del Protocollo addizionale, promosso con ordinanza emessa il 30 marzo 1987 dal Pretore di Firenze nel procedimento civile vertente tra Moroni Anna Maria ed altri e l'Amministrazione della pubblica istruzione, iscritta al n. 575 del registro ordinanze 1988 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 44, prima serie speciale, dell'anno 1988.
Visto l'atto di costituzione di Moroni Anna Maria ed altri, nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;
udito nell'udienza pubblica del 7 marzo 1989 il Giudice relatore Francesco Paolo Casavola;
uditi gli avvocati Paolo Barile, Andrea Proto Pisani e Corrado Mauceri per Moroni Anna Maria ed altri e l'Avvocato dello Stato Antonio Palatiello per il Presidente del Consiglio dei ministri.
 
Considerato in diritto
 
1.-Il Pretore di Firenze, con ordinanza del 30 marzo 1987 (pervenuta alla Corte costituzionale il 30 settembre 1988, R.O. n. 575/1988), solleva questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 2, 3 e 19 della Costituzione, dell'art. 9, punto (recte: numero) 2, della legge 25 marzo 1985, n. 121 (Ratifica ed esecuzione dell'accordo, con protocollo addizionale, firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modificazioni al Concordato lateranense dell'11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede) e dell'art. (recte: punto) 5, lettera b), numero 2, del suddetto Protocollo addizionale, nel dubbio ch'essi causerebbero discriminazione a danno degli studenti non avvalentisi dell'insegnamento di religione cattolica <ove non potessero legittimare la previsione dell'insegnamento religioso come insegnamento meramente facoltativo>.
2. - Prima di passare al merito, occorre prendere in esame le tre eccezioni di inammissibilità opposte per il Presidente del Consiglio dei ministri dall'Avvocatura dello Stato: a) natura ancipite dell'ordinanza di rimessione; b) difetto di giurisdizione del Pretore in ordine a provvedimenti organizzatori del servizio scolastico; c) improponibilità nel giudizio costituzionale dell'apprezzamento di situazioni contingenti verificatesi in fase di prima e incompleta applicazione della normativa.
L'eccezione sub a) non é nella specie accoglibile, perché il giudice a quo, prospettando anche l'effetto discriminante a danno degli studenti avvalentisi dell'insegnamento di religione cattolica, precisa, proprio per la descritta reciprocità di effetti discriminatori, il thema decidendum, se l'insegnamento di religione cattolica, compreso tra gli altri insegnamenti del piano didattico, con pari dignità culturale, come previsto nella normativa di fonte pattizia, sia o non causa di discriminazione.
Quanto al punto b), versandosi in materia di diritto soggettivo, qual é il diritto di avvalersi o di non avvalersi dell'insegnamento di religione cattolica, non é contestabile la giurisdizione del giudice ordinario, né può assumere rilevanza in questa sede il possibile contenuto del provvedimento di urgenza che il giudice a quo potrebbe adottare.
Per il punto c), il criterio ancor recentemente ribadito da questa Corte (ordinanza n. 914 del 1988) che <l'apprezzamento di situazioni contingenti [...] venutesi a creare nella fase di prima applicazione della normativa, non può essere compiuto nel giudizio di costituzionalità, ove le asserite disparità siano, come nella specie, ricollegabili all'incompletezza delle ordinanze ministeriali o addirittura alle concrete scelte tecniche di chi e tenuto a darvi esecuzione>, non é applicabile allo status quaestionis, essendo nel frattempo intervenuta pronuncia del Consiglio di Stato (sentenza n. 1006 del 1988) con l'effetto di consolidare l'assetto organizzativo scolastico che si lamenta causa di discriminazione a danno di studenti non avvalersi dell'insegnamento di religione cattolica, obbligati alla frequenza di insegnamenti o di attività alternative.
3.-Questa Corte ha statuito, e costantemente osservato, che i principi supremi dell'ordinamento costituzionale hanno <una valenza superiore rispetto alle altre norme o leggi di rango costituzionale, sia quando ha ritenuto che anche le disposizioni del Concordato, le quali godono della particolare copertura costituzionale fornita dall'art. 7, secondo comma, della Costituzione, non si sottraggono all'accertamento della loro conformità ai principi supremi dell'ordinamento costituzionale (v. sentenze n. 30 del 1971, n. 12 del 1972, n. 175 del 1973, n. 1 del 1977 e n. 18 del 1982), sia quando ha affermato che la legge di esecuzione del Trattato della C.E.E. può essere assoggettata al sindacato di questa Corte in riferimento ai principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale e ai diritti inalienabili della persona umana (v. sentenze n. 183 del 1973 e n. 170 del 1984)> (cfr. sentenza n. 1146 del 1988).
Pertanto la Corte non può esimersi dall'estendere la verifica di costituzionalità alla normativa denunziata, essendo indubbia di contrasto con uno dei principi supremi dell'ordinamento costituzionale, dati i parametri invocati, artt. 2, 3 e 19. In particolare, nella materia vessata gli artt. 3 e 19 vengono in evidenza come valori di libertà religiosa nella duplice specificazione di divieto: a) che i cittadini siano discriminati per motivi di religione; b) che il pluralismo religioso limiti la libertà negativa di non professare alcuna religione.
4. - I valori richiamati concorrono, con altri (artt. 7, 8 e 20 della Costituzione), a strutturare il principio supremo della laicità dello Stato, che é uno dei profili della forma di Stato delineata nella Carta costituzionale della Repubblica.
Il principio di laicità, quale emerge dagli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della Costituzione, implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale. Il Protocollo addizionale alla legge n. 121 del 1985 di ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e la Santa Sede esordisce, in riferimento all'art. 1, prescrivendo che <Si considera non più in vigore il principio, originariamente richiamato dai Patti lateranensi, della religione cattolica come sola religione dello Stato italiano>, con chiara allusione all'art. 1 del Trattato del 1929 che stabiliva: <L'Italia riconosce e riafferma il principio consacrato nell'art. 1o dello Statuto del regno del 4 marzo 1848, pel quale la religione cattolica, apostolica e romana é la sola religione dello Stato>.
La scelta confessionale dello Statuto Albertino, ribadita nel Trattato lateranense del 1929, viene cosi anche formalmente abbandonata nel Protocollo addizionale all'Accordo del 1985, riaffermandosi anche in un rapporto bilaterale la qualità di Stato laico della Repubblica italiana.
5. -Per intendere correttamente a qual titolo e con quali modalità sia conservato l'insegnamento di religione cattolica nelle scuole dello Stato non universitarie entro un quadro normativo rispettoso del principio supremo di laicità, giova esaminare le proposizioni che compongono il testo del denunciato art. 9, numero 2, della legge n. 121 del 1985.
Nella prima proposizione (<La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado>) sono individuabili quattro dati significativi: 1) il riconoscimento del valore della cultura religiosa; 2) la considerazione dei principi del cattolicesimo come parte del patrimonio storico del popolo italiano; 3) la continuità di impegno dello Stato italiano nell'assicurare, come precedentemente all'Accordo, l'insegnamento di religione nelle scuole non universitarie; 4) l'inserimento di tale insegnamento nel quadro delle finalità della scuola.
I dati sub 1), 2) e 4) rappresentano una novità coerente con la forma di Stato laico della Repubblica italiana.
Con l'art. 36 del Concordato del 1929 (<L'Italia considera fondamento e coronamento dell'istruzione pubblica l'insegnamento della dottrina cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica. E perciò consente che l'insegnamento religioso ora impartito nelle scuole pubbliche elementari abbia un ulteriore sviluppo nelle scuole medie, secondo programmi da stabilirsi d'accordo tra la Santa Sede e lo Stato>) lo Stato definiva l'insegnamento della dottrina cristiana, secondo la forma della tradizione cattolica, <fondamento e coronamento dell'istruzione pubblica>. La formula <fondamento e coronamento> era apparsa nel regio decreto 1o ottobre 1923, n. 2185, all'art. 3, ed era limitata alla istruzione elementare. Dopo il complesso dibattito dell'età giolittiana e del primo dopoguerra, si ripristinava l'insegnamento obbligatorio di religione cattolica nelle scuole elementari, con quella formula dettata dal Ministro della pubblica istruzione Giovanni Gentile, che intendeva la religione fase preparatoria dell'educazione, philosophia minor della mente infantile, destinata ad essere superata nella maturazione successiva. La formula sarà ripetuta, in identico contesto, dall'art. 25 del regio decreto 22 gennaio 1925, n. 432 e dall'art. 27 del regio decreto 5 febbraio 1928, n. 577.
6. - Nella vicenda dello Stato risorgimentale, la legge Casati del 1859, stabili l'insegnamento obbligatorio di religione cattolica nei ginnasi e licei (art. 193), negli istituti di istruzione tecnica (art. 278), nelle scuole elementari (artt. 315, 325); fino alle minuziose disposizioni degli artt. 66, 67, 68 e 183 del regio decreto 24 giugno 1860, n. 4151 (Regolamento per le scuole normali e magistrali degli aspiranti maestri e delle aspiranti maestre).
Significativa l'endiadi <La religione e la morale> con cui era indicata la prima delle nove materie di insegnamento nelle scuole normali governative elencate nell'art. 1 del regio decreto 9 novembre 1861, n. 315 (Regolamento per le scuole normali e magistrali e per gli esami di patente de maestri e delle maestre delle scuole primarie), così come ancora la collocazione al primo posto di <catechismo e storia sacra> tra le materie obbligatorie per gli esami sia scritti sia orali, nell'art. 22 dello stesso Regolamento.
Con legge 23 giugno 1877, n. 3918 (Legge che modifica l'ordinamento dei licei, dei ginnasi e delle scuole tecniche), l'ufficio di direttore spirituale in dette scuole e abolito (art. 1); la legge 15 luglio 1877, n. 3961 (Legge sull'obbligo dell'istruzione elementare), introduce nel corso elementare inferiore <le prime nozioni dei doveri dell'uomo e del cittadino>, materia estesa dieci anni dopo ai due gradi dell'insegnamento elementare dall'art. 1 del regio decreto 16 febbraio 1888, n. 5292 (Regolamento unico per l'istruzione elementare), che all'art. 2 stabilisce, in sintomatica correlazione con il disposto dell'art. 1, che l'insegnamento religioso, fin allora obbligatorio, sarà fatto impartire solo <a quegli alunni, i cui genitori lo domandino>. Codesto sistema, della religione a domanda dei genitori, sarà confermato nei due regolamenti generali per l'istruzione elementare del 1895 (art. 3 del regio decreto 9 ottobre 1895, n. 623) e del 1908 (art. 3 del regio decreto 6 febbraio 1908, n. 150). Quest'ultima norma, al secondo comma, prevedeva finanche l'insegnamento religioso <a cura dei padri di famiglia che lo hanno richiesto>, quando la maggioranza dei consiglieri comunali non credesse di ordinarlo a carico del Comune.
7. -Esaurito il ciclo storico, prima, della strumentale utilizzazione della religione come sostegno alla morale comune, poi dell’opposizione positivistica tra religione e scienza, quindi dell’eticità dello Stato totalitario, allontanati gli ultimi relitti della contesa risorgimentale tra Monarchia e Papato, la Repubblica può, proprio per la sua forma di Stato laico, fare impartire l'insegnamento di religione cattolica in base a due ordini di valutazioni: a) il valore formativo della cultura religiosa, sotto cui s'inscrive non più una religione, ma il pluralismo religioso della società civile; b) l'acquisizione dei principi del cattolicesimo al <patrimonio storico del popolo italiano>.
Il genus (<valore della cultura religiosa>) e la species (<principi del cattolicesimo nel patrimonio storico del popolo italiano>) concorrono a descrivere l'attitudine laica dello Stato- comunità, che risponde non ha postulati ideologizzati ed astratti di estraneità, ostilità o confessione dello Stato - persona o dei suoi gruppi dirigenti, rispetto alla religione o ad un particolare credo, ma si pone a servizio di concrete istanze della coscienza civile e religiosa dei cittadini.
L'insegnamento della religione cattolica sarà impartito, dice l'art. 9, <nel quadro delle finalità della scuola>, vale a dire con modalità compatibili con le altre discipline scolastiche.
8. - La seconda proposizione dell'art. 9, numero 2, della legge n. 121 del 1985 (<Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, é garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento>) é di gran lunga la più rilevante dal punto di vista costituzionale.
Vi si richiama, in tema di insegnamento della religione cattolica, il rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, che trovano tutela nella Costituzione della Repubblica rispettivamente agli artt. 19 e 30.
Ma dinanzi ad un insegnamento di una religione positiva impartito <in conformità alla dottrina della Chiesa>, secondo il disposto del punto 5, lettera a), del Protocollo addizionale, lo Stato laico ha il dovere di salvaguardare che non ne risultino limitate la libertà di cui all'art. 19 della Costituzione e la responsabilità educativa dei genitori di cui all'art. 30.
Torna qui la logica strumentale propria dello Stato - comunità che accoglie e garantisce l'autodeterminazione dei cittadini, mediante il riconoscimento di un diritto soggettivo di scelta se avvalersi o non avvalersi del predisposto insegnamento della religione cattolica.
Tale diritto ha come titolari i genitori e, per le scuole secondarie superiori, direttamente gli studenti, in base all'art. 1, punto 1, della legge 18 giugno 1986, n. 281 (Capacita di scelte scolastiche e di iscrizione nelle scuole secondarie superiori).
Siffatta figura di diritto soggettivo non ha precedenti in materia.
Nella legge Casati del 1859, all'art. 222, per i ginnasi e i licei era prevista la dispensa <dal frequentare l'insegnamento religioso e dall'intervenire agli esercizi che vi si riferiscono> per gli alunni acattolici o per quelli <il cui padre, o chi ne fa legalmente le veci, avrà dichiarato di provvedere privatamente all'istruzione religiosa dei medesimi>.
L'art. 374 della stessa legge riconosceva la dispensa per gli allievi delle scuole pubbliche elementari <i cui parenti avranno dichiarato di prendere essi stessi cura della loro istruzione religiosa>.
Nel 1865, con il regio decreto n. 2498 del 10 settembre (Regolamento per le scuole mezzane e secondarie del Regno), all'art. 61 si disponeva: <Gli alunni debbono assistere alle funzioni religiose, se non hanno ottenuta regolare dispensa dal Preside o Direttore, sopra domanda per iscritto del padre dell'alunno o di chi legalmente lo rappresenta>.
Dal 1888, con regio decreto 16 febbraio n. 5292 (Regolamento unico per l'istruzione elementare), l'insegnamento di religione diveniva non più obbligatorio, ma istituibile dai Comuni solo su richiesta dei genitori.
Nella restaurazione dell'insegnamento di religione nelle scuole elementari del 1923, ricompariva, all'art. 3 del regio decreto 10 ottobre n. 2185, l’esenzione per i fanciulli <i cui genitori dichiarano di volervi provvedere personalmente>.
L'art. 112 del regio decreto 26 aprile 1928, n. 1297 (Approvazione del regolamento generale sui servizi dell'istruzione elementare), aggiungeva l'ulteriore onere, per i genitori che chiedevano la dispensa cosi motivata, di indicare in che modo avrebbero provveduto all’istruzione privata di religione.
Il meccanismo della dispensa perdeva in seguito l'onere della motivazione, estendendosi il regime predisposto per i culti ammessi a tutti gli studenti.
L'art. 6 della legge 24 giugno 1929, n. 1159 (Disposizioni sull'esercizio dei culti ammessi nello Stato e sul matrimonio celebrato davanti ai ministri dei culti medesimi), stabiliva: <I genitori o chi ne fa le veci possono chiedere la dispensa per i propri figli dal frequentare i corsi di istruzione religiosa nelle scuole pubbliche>. [cfr. anche l'art. 23 del regio decreto 28 febbraio 1930, n. 289 (Norme per l'attuazione della legge 24 giugno 1929, n. 1159, sui culti ammessi nello Stato e per il coordinamento di essa con le altre leggi dello Stato)].
La legge 5 giugno 1930, n. 824 (Insegnamento religioso negli istituti medi d'istruzione classica, scientifica, magistrale, tecnica ed artistica), all'art. 2 disponeva, infine: <Sono dispensati dall'obbligo di frequentare l'insegnamento religioso gli alunni, i cui genitori, o chi ne fa le veci, ne facciano richiesta per iscritto al capo dell'istituto all'inizio dell'anno scolastico>.
E' palese il passaggio da motivazioni proprie dell'età liberale (essere la religione affare privato e l'istruzione religiosa compito elettivamente paterno) a quelle dello Stato etico (essere la religione un connotato dell'identità nazionale da farsi maturare nella scuola di Stato).
Solo con l'Accordo del 18 febbraio 1984 emerge un carattere peculiare dell'insegnamento di una religione positiva: il potere suscitare, dinanzi a proposte di sostanziale adesione ad una dottrina, problemi di coscienza personale e di educazione familiare, per evitare i quali lo Stato laico chiede agli interessati un atto di libera scelta.
Con la terza proposizione dell'art. 9, numero 2, dell'Accordo (<All'atto dell'iscrizione gli studenti o i loro genitori eserciteranno tale diritto, su richiesta dell'autorità scolastica, senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione>) il principio di laicità é in ogni sua implicazione rispettato grazie alla convenuta garanzia che la scelta non dia luogo a forma alcuna di discriminazione.
Il punto 5, numero 2, del Protocollo addizionale, non contiene disposizione immediata pertinente alla questione di causa e pertanto la fonte della doglianza non e rinvenibile nella normativa impugnata.
9.-La previsione come obbligatoria di altra materia per i non avvalenti sarebbe patente discriminazione a loro danno, perché proposta in luogo dell'insegnamento di religione cattolica, quasi corresse tra l'una e l'altro lo schema logico dell'obbligazione alternativa, quando dinanzi all'insegnamento di religione cattolica si è chiamati ad esercitare un diritto di libertà costituzionale non degradabile, nella sua serietà e impegnativi di coscienza, ad opzione tra equivalenti discipline scolastiche.
Lo Stato é obbligato, in forza dell'Accordo con la Santa Sede, ad assicurare l'insegnamento di religione cattolica. Per gli studenti e per le loro famiglie esso é facoltativo: solo l'esercizio del diritto di avvalersene crea l'obbligo scolastico di frequentarlo.
Per quanti decidano di non avvalersene l'alternativa é uno stato di non-obbligo. La previsione infatti di altro insegnamento obbligatorio verrebbe a costituire condizionamento per quella interrogazione della coscienza, che deve essere conservata attenta al suo unico oggetto: l'esercizio della libertà costituzionale di religione.
 
PER QUESTI MOTIVI
LA CORTE COSTITUZIONALE
 
dichiara non fondata nei sensi di cui in motivazione la questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 2, 3 e 19 della Costituzione, dell'art. 9, punto (recte: numero) 2, della legge 25 marzo 1985, n. 121 (Ratifica ed esecuzione dell'accordo, con protocollo addizionale, firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modificazioni al Concordato lateranense dell'11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede), e dell'art. (recte: punto) 5, lettera b), numero 2, del Protocollo addizionale, sollevata dal Pretore di Firenze con l'ordinanza in epigrafe.
 
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 11/04/89.
 
Francesco SAJA - Giovanni CONSO - Ettore GALLO - Aldo CORASANITI - Giuseppe BORZELLINO - Francesco GRECO - Renato DELL'ANDRO - Gabriele PESCATORE - Ugo SPAGNOLI - Francesco Paolo CASAVOLA - Antonio BALDASSARRE - Vincenzo CAIANIELLO - Mauro FERRI - Luigi MENGONI - Enzo CHELI.
 
Depositata in cancelleria il 12/04/89.
 
Francesco SAJA, PRESIDENTE
Francesco Paolo CASAVOLA, REDATTORE
 





CORTE COSTITUZIONALE
SENTENZA N.13 del 1991

SENT. 13/91 A. CONCORDATO (TRA STATO E CHIESA) - ACCORDO E PROTOCOLLO ADDIZIONALE MODIFICATIVI - INSEGNAMENTO DI RELIGIONE CATTOLICA - COLLOCAZIONE NELL'ORDINARIO ORARIO DELLE LEZIONI AI NON
AVVALENTISI - LAMENTATA CONSEGUENTE DISCRIMINAZIONE NEGATIVA - DIFETTO DI LEGITTIMAZIONE DEL GIUDICE A QUO - INSUSSISTENZA – ECCEZIONE DI INAMMISSIBILITA' DELLA QUESTIONE - REIEZIONE.
SENT. 13/91 B. CONCORDATO (TRA STATO E CHIESA) - ACCORDO E PROTOCOLLO ADDIZIONALE MODIFICATIVI - INSEGNAMENTO DI RELIGIONE CATTOLICA - FACOLTATIVITA' - "STATO DI NON OBBLIGO" PER I NON AVVALENTISI.
SENT. 13/91 C. CONCORDATO (TRA STATO E CHIESA) - ACCORDO E PROTOCOLLO ADDIZIONALE MODIFICATIVI - INSEGNAMENTO DI RELIGIONE CATTOLICA - INSERIMENTO TRA LE ALTRE MATERIE DEL PIANO DIDATTICO – DISCRIMINAZIONE TRA STUDENTI AVVALENTISI E NON - VIOLAZIONE DEL PRINCIPIO DI LAICITA' DELLO STATO - INSUSSISTENZA - MODALITA' COMPATIBILI CON LE FINALITA' DELLA SCUOLA - NON FONDATEZZA DELLA QUESTIONE NEI SENSI DI CUI IN MOTIVAZIONE.
SENT. 13/91 D. CONCORDATO (TRA STATO E CHIESA) - ACCORDO E PROTOCOLLO ADDIZIONALE MODIFICATIVI - INSEGNAMENTO DI RELIGIONE CATTOLICA - FACOLTATIVITA' - STATO DI NON OBBLIGO PER I NON AVVALENTISI - FINALITA' - GARANZIA DELLA LIBERTA' DI RELIGIONE - INFLUENZA DISINCENTIVANTE SULLE FUTURE SCELTE DEGLI AVVALENTISI - ESCLUSIONE.
SENT. 13/91 E. CONCORDATO (TRA STATO E CHIESA) - ACCORDO E PROTOCOLLO ADDIZIONALE MODIFICATIVI - INSEGNAMENTO DI RELIGIONE CATTOLICA - OBBLIGO DEI NON AVVALENTISI A RIMANERE INATTIVI NELLA SCUOLA DURANTE L'INSEGNAMENTO DI RELIGIONE CATTOLICA - INSUSSISTENZA – NON FONDATEZZA DELLA QUESTIONE NEI SENSI DI CUI IN MOTIVAZIONE.
LA CORTE COSTITUZIONALE
composta dai signori:

Presidente
Prof. Giovanni CONSO
Giudici
Prof. Ettore GALLO
Dott. Aldo CORASANITI
Prof. Giuseppe BORZELLINO
Dott. Francesco GRECO
Prof. Gabriele PESCATORE
Avv. Ugo SPAGNOLI
Prof. Francesco Paolo CASAVOLA
Prof. Antonio BALDASSARRE
Prof. Vincenzo CAIANIELLO
Avv. Mauro FERRI
Prof. Luigi MENGONI
Prof. Enzo CHELI
Dott. Renato GRANATA

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 9, numero 2, della legge 25 marzo 1985, n. 121 (Ratifica ed esecuzione dell'accordo, con protocollo addizionale, firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modificazioni al Concordato lateranense dell'11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede), e del punto 5, lettera b), numero 2, del relativo Protocollo addizionale, promosso con ordinanza emessa il 4 maggio 1990 dal Pretore di Firenze nei procedimenti civili riuniti vertenti tra Sommani Letizia ed altri e
Amministrazione scolastica ed altro, iscritta al n. 477 del registro ordinanze 1990 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 33, prima serie speciale, dell'anno 1990.
Visto l'atto di costituzione di Sommani Letizia ed altri, nonchè l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica dell'11 dicembre 1990 il Giudice relatore Francesco Paolo Casavola; uditi gli avvocati Stefano Grassi, Carlo Mezzanotte, Corrado Mauceri, per Sommani Letizia ed altri e l'Avvocato dello Stato Antonio Palatiello per il Presidente del Consiglio dei
ministri.

Ritenuto in fatto
1.- Nel corso di due procedimenti ex art. 700 del codice di procedura civile, in cui le parti avevano richiesto la declaratoria d'illegittimità degli orari scolastici adottati nelle scuole elementari e medie statali frequentate dai loro figli, nella parte in cui l'insegnamento
della religione era collocato nel novero delle ore obbligatorie, sull'assunto dell'inesistenza di un obbligo dei minori a rimanere a scuola durante tale insegnamento, il Pretore di Firenze, riuniti i procedimenti, con ordinanza dei 4 maggio 1990, ha sollevato, in relazione
agli artt. 2, 3, 19 e 97 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 9, numero 2, della legge 25 marzo 1985, n. 121, e dei punto 5, lettera b), numero 2, dei relativo Protocollo addizionale.
Ricorda il giudice a quo di aver sollevato, in analogo giudizio, identica questione con una precedente ordinanza, a seguito della quale venne emessa la sentenza n. 203 del 1989 dichiarativa della non fondatezza della questione. Premessa l'affermazione della
propria giurisdizione, sulla base di un esplicito riconoscimento, sul punto, della citata sentenza, il Pretore rimettente rileva che la Corte omise di prendere in esame la prospettazione, "pur diffusamente motivata", concernente la collocazione dell'insegnamento religioso nell'ambito dell'orario scolastico obbligatorio. I problemi conseguenti sarebbero perciò rimasti insoluti, a fortiori a seguito della circolare n. 188 dei 25 maggio 1989 con cui il Ministero della pubblica istruzione ha offerto agli studenti non avvalentisi la scelta tra: 1) attività didattiche e di formazione; 2) di studio e/o di ricerca individuali; 3) nessuna attività (precisando, con successiva circolare n. 189 del 29 maggio 1989, che soltanto l'attività di cui sub 2 viene espletata con l'assistenza del personale docente).
La collocazione dell'insegnamento nell'ambito dell'orario ordinario comporterebbe per i non avvalentisi l'obbligo di rimanere a scuola, nonché - con particolare riguardo alla scuola elementare - la riduzione del numero di ore disponibili per la normale attività
didattica.
L'impugnata normativa - in quanto così interpretata - risulterebbe, a parere dei giudice a quo, lesiva: 1) dell'art. 2 a causa del pregiudizio derivante, nell'ambito della formazione sociale-scuola, al libero sviluppo della personalità del minore; 2) dell'art. 3 per la discriminazione tra avvalentisi e non; 3) dell'art. 19 per il vulnus alla libertà religiosa, intesa come libertà di non professare ed esercitare alcuna fede; 4) dell'art. 97, in quanto idonea a compromettere il buon andamento dell'amministrazione mantenendo nella
"inazione totale" gli allievi affidati alla scuola per finalità educative e riducendo - in taluni casi - anche l'ambito degli insegnamenti curriculari.
2.- 16 intervenuto il Presidente dei Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura dello Stato, che ha concluso per l'inammissibilità ovvero per l'infondatezza della questione. Sotto il primo profilo si eccepisce anzitutto il difetto di rilevanza in quanto
si richiederebbe alla Corte una sorta di parere circa la portata della denunziata normativa (peraltro irrilevante nel giudizio a quo) e si sostiene, in secondo luogo, che il Pretore rimettente sarebbe privo di giurisdizione.
Nel merito si sottolinea, in atto d'intervento, come l'insegnamento religioso debba considerarsi - alla stregua della sentenza n. 203 del 1989 - quale elemento per la realizzazione dei fini della scuola, non diverso da altre materie. Nessun obbligo potrebbe
mai essere tollerato - secondo l'Avvocatura - come conseguenza della scelta di avvalersi dell'insegnamento religioso, sì che chi abbia deciso di avvalersene non può essere trattenuto un'ora in più e la religione va considerata materia curriculare come le altre,
entrando a formare quel tempo ritenuto globalmente necessario per l'istruzione.
L'Avvocatura conclude escludendo che le circolari ministeriali di cui sostanzialmente si duole il giudice a quo incidano sulla libertà religiosa, proprio in quanto non discriminano (trovandosi conferma di tale ratio nel dibattito parlamentare successivo alla sentenza della Corte) ed anzi, superando il precedente sistema dell'esonero" – che conduceva alla sostanziale emarginazione dell'alunno - e non consentendo l'allontanamento dalla scuola del non avvalentesi, considerano quest'ultimo permanentemente inserito nella comunità scolastica.
3.- Nel giudizio dinanzi a questa Corte si sono costituite alcune delle parti private depositando una memoria in cui viene chiesta la declaratoria d'illegittimità costituzionale delle norme censurate.
4.- Successivamente, nell'imminenza dell'udienza, hanno presentato memorie l'Avvocatura dello Stato e le parti private.
5.- L'Avvocatura ha insistito anzitutto nelle proprie eccezioni d'inammissibilità, sottolineando l'identità della questione rispetto a quella a suo tempo dal medesimo Pretore sollevata e decisa con la sentenza n.203 del 1989.
Dopo un ampio excursus sull'argomento, si pone in evidenza come l'art. 9 dell'Accordo 18 febbraio 1984 assicuri l'insegnamento in parola nel quadro delle finalità della scuola, onde la religione va insegnata a scuola ed agli alunni e non fuori dell'orario
curriculare, ovvero semplicemente nei locali della scuola a ragazzi in età scolare. La collocazione dell'insegnamento non sarebbe quindi a margine o in appendice all'orario delle lezioni, ma dovrebbe formarne parte integrante, in sintonia con l'esplicito riconoscimento legislativo dei valore della cultura religiosa e della coincidenza dei principi del cattolicesimo con parte dei patrimonio storico italiano.
Pertanto l'organizzazione dell'insegnamento precederebbe logicamente il momento della scelta e ne prescinderebbe, non potendo essa dipendere, come un corso privato di catechesi, dall'impulso del singolo. L'impostazione di tale organizzazione in termini di non-
discriminazione comporterebbe la necessità di assicurare la parità di trattamento tra avvalentisi e non; di qui l'importanza dell'Intesa di cui al d.P.R. 16 dicembre 1985, n. 751. 
Dal principio di laicità sancito da questa Corte deriverebbe poi l'impossibilità di concepire un insegnamento religioso impartito in modi tali da scoraggiare chi decida di avvalersene: in questi ultimi termini andrebbe infatti inquadrata l'alternativa di un'ora di
"libertà" (che incoraggerebbe di fatto il disimpegno), laddove i diritti dei non avvalentisi non verrebbero all'opposto vulnerati dalla mancanza della facoltà di assentarsi da scuola. 
In conclusione la scuola resterebbe unitaria anche in presenza dell'esercizio di opzioni diverse e, ove queste riguardino il desiderio di non avvalersi dell'insegnamento religioso, non per questo possono tradursi in una riduzione del tempo-scuola, già individuato legislativamente in quanto necessario alle finalità educative.
6.- Le parti private escludono anzitutto che il Pretore abbia sottoposto alla Corte una richiesta alternativa d'interpretazione, richiamando viceversa la chiarezza della questione concernente l'illegittimità di un obbligo di presenza passiva imposto ai non
avvalentisi. Nel merito la difesa, riportando la motivazione della sentenza n. 203 dei 1989 più volte citata, ricorda come le precedenti circolari ministeriali avessero degradato l'insegnamento religioso da facoltativo ad opzionale, sì che a seguito della decisione della
Corte sarebbe dovuta risultare pacifica la collocazione dell'insegnamento dello stesso al di fuori dell'orario obbligatorio.
In effetti la Camera dei deputati, con la risoluzione del maggio 1989, avrebbe preso atto dell'assenza di una disciplina positiva atta a regolare l'attività degli alunni non avvalentisi. Tale vuoto sarebbe stato riempito - a parere delle parti - dalle circolari
ministeriali n. 188 e n. 189 del 1989, sostanzialmente volte a riproporre lo schema dell'opzione alternativa, anche se in esse non é mai esplicitamente affermato l'obbligo da parte dei non avvalentisi di. effettuare la scelta tra le diverse attività offerte.
La giurisprudenza amministrativa ed ordinaria avrebbe invece in prevalenza ritenuto insussistente l'obbligo di restare comunque a scuola, traendo, sia pure con diverse ottiche, tale conclusione dalle affermazioni di questa Corte (che legittimerebbero la
qualificazione dell'insegnamento religioso come insegnamento in più).
Nel nostro ordinamento scolastico - rileva poi la difesa - non esiste un orario obbligatorio di permanenza a scuola, ma un orario obbligatorio di attività didattiche, sì che l'esonero da un insegnamento esclude l'obbligo di presenza. Parimenti pacifica sarebbe
l'esistenza di un tempo-scuola differenziato (orari flessibili e diversificati, tempo normale o prolungato, ecc.) non uniforme ma viceversa sempre corrispondente agl'insegnamenti che si frequentano.

In conclusione l'obbligo di permanenza dei non avvalentisi non potrebbe essere riguardato come garanzia di non discriminazione per chi sceglie l'insegnamento (il quale esercita viceversa un diritto, garantito dallo Stato ed organizzato a spese della collettività) e la sua esclusione parrebbe il logico corollario della sentenza n. 203 del 1989, la quale, a parere delle parti private, non può aver sanzionato l'illegittimità dell'insegnamento alternativo obbligatorio per poi legittimare lo "studio individuale" ovvero altre forme di
presenza.

Considerato in diritto
1. Il Pretore di Firenze, con ordinanza del 4 maggio 1990 (R.O. n. 477 del 1990), in riferimento agli artt. 2, 3, 19 e 97 della Costituzione, solleva questione di legittimità costituzionale dell'art. 9, numero 2, della legge 25 marzo 1985, n. 121, e del punto 5, lettera b), numero 2, del relativo Protocollo addizionale, per duplice discriminazione negativa derivante dalla collocazione dell'insegnamento di religione cattolica nell'ordinario orario delle lezioni ai non avvalentisi, sia in quanto obbligati a rimanere inattivi nella scuola durante l'insegnamento della religione cattolica, sia per la riduzione di altra attività didattica per lo spazio temporale riservato al detto insegnamento.
2. Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura dello Stato, eccepisce nell'atto di intervento la inammissibilità della questione per due motivi:
a) non prendendo posizione il Pretore rimettente in ordine alla interpretazione delle norme denunciate, non risulta quale sia la rilevanza della questione nel giudizio a quo;
b) versando la doglianza di parte sull'assetto organizzatorio derivante da circolari ministeriali, e dunque in materia di competenza del giudice amministrativo, risulterebbe difetto di giurisdizione del Pretore rimettente.
La prima eccezione è superabile se si considera che il petitum mira ad ottenere una più ampia individuazione della portata del concetto di <<stato di non obbligo>> degli studenti non avvalentisi dell'insegnamento di religione cattolica, con conseguenze circa la
legittimità del regime di non discriminazione introdotto dall'Amministrazione della pubblica istruzione.
Quanto alla seconda eccezione, questa Corte ribadisce che, <<versandosi in materia di diritto soggettivo, qual è il diritto di avvalersi o di non avvalersi dell'insegnamento di religione cattolica, non è contestabile la giurisdizione del giudice ordinario>> (sentenza n. 203 del 1989).
3. Ferma restando la ratio di quella sentenza, nel senso che <l'insegnamento di religione cattolica, compreso tra gli altri insegnamenti del piano didattico, con pari dignità culturale, come previsto nella normativa di fonte pattizia>>, non è causa di discriminazione
e non contrasta- essendone anzi una manifestazione col principio supremo di laicità dello Stato, il thema decidendum in ordine alla questione ora sollevata si circoscrive attorno alla portata dello <<stato di non-obbligo>> degli studenti che scelgono di non avvalersi
dell'insegnamento di religione cattolica.
Come stabilito dalla sentenza n. 203 del 1989, <<La previsione come obbligatoria di altra materia per i non avvalentisi sarebbe patente discriminazione a loro danno, perché proposta in luogo dell'insegnamento di religione cattolica, quasi corresse tra l'una e l'altro
lo schema logico dell'obbligazione alternativa [...]. Per quanti decidano di non avvalersene l'alternativa è uno stato di non-obbligo>>.
Per corrispondere al non-obbligo, l'Amministrazione ha predisposto, con circolari n. 188 del 25 maggio 1989 e n. 189 del 29 maggio 1989, moduli sia per la scelta di avvalersi o non avvalersi dell'insegnamento di religione cattolica sia per la scelta ulteriore, da parte
dei non avvalentisi, di: a) attività didattiche e formative; b) attività di studio e/o di ricerca individuali con assistenza di personale docente; c) nessuna attività, che l'Amministrazione interpreta come libera attività di studio e/o ricerca senza assistenza di personale docente.
E' evidente che tale modulazione di scelta nell'intento dell'Amministrazione aveva per fine la realizzazione di un contenuto liberamente voluto cosi da non contraddire ma anzi fedelmente tradurre lo <<stato di non-obbligo>>.
Per coloro tuttavia che non esercitino nessuna delle tre scelte proposte sorge questione se lo <<stato di non-obbligo>> possa avere tra i suoi contenuti anche quello di non presentarsi o allontanarsi dalla scuola.
4. Occorre qui richiamare il valore finalistico dello <<stato di non obbligo>>, che è di non rendere equivalenti e alternativi l'insegnamento di religione cattolica ed altro impegno scolastico, per non condizionare dall'esterno della coscienza individuale
l'esercizio di una libertà costituzionale, come quella religiosa, coinvolgente l'interiorità della persona.
Non è pertanto da vedere nel minore impegno o addirittura nel disimpegno scolastico dei non avvalentisi una causa di disincentivo per le future scelte degli avvalentisi, dato che le famiglie e gli studenti che scelgono l'insegnamento di religione cattolica hanno motivazioni di tale serietà da non essere scalfite dall'offerta di opzioni diverse. Va anzi ribadito che dinanzi alla proposta dello Stato alla comunità dei cittadini di fare impartire nelle proprie scuole l'insegnamento di religione cattolica, l'alternativa e tra un si e un no, tra una scelta positiva ed una negativa: di avvalersene o di non avvalersene. A questo punto la libertà di religione e garantita: il suo esercizio si traduce, sotto il profilo considerato, in quella risposta affermativa o negativa. E le varie forme di impegno scolastico presentate alla libera scelta dei non avvalentisi non hanno più alcun rapporto con la libertà di religione.
Lo <<stato di non-obbligo>> vale dunque a separare il momento dell'interrogazione di coscienza sulla scelta di libertà di religione o dalla religione, da quello delle libere richieste individuali alla organizzazione scolastica.
5. Alla stregua dell'attuale organizzazione scolastica è innegabile che lo <<stato di non-obbligo>> può comprendere, tra le altre possibili, anche la scelta di allontanarsi o assentarsi dall'edificio della scuola.
Quanto alla collocazione dell'insegnamento nell'ordinario orario delle lezioni, nessuna violazione dell'art. 2 della Costituzione e ravvisabile.  
Questa Corte ha già sottolineato nella sentenza n.203 del 1989 che <<l'insegnamento della religione cattolica sarà impartito, dice l'art. 9 (scil. della legge 25 marzo 1985, n. 121) nel quadro delle finalità della scuola", vale a dire con modalità compatibili con le altre discipline scolastiche>>.

PER QUESTI MOTIVI

LA CORTE COSTITUZIONALE

dichiara non fondata nei sensi di cui in motivazione la questione di legittimità costituzionale dell'art. 9, numero 2, della legge 25 marzo 1985, n. 121 (Ratifica ed esecuzione dell'accordo, con protocollo addizionale, firmato a Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modificazioni al Concordato lateranense dell'11 febbraio 1929, tra la Repubblica italiana e la Santa Sede), e del punto 5, lettera b), numero 2, del relativo Protocollo addizionale, sollevata, in relazione agli artt. 2, 3, 19 e 97 della Costituzione, dal Pretore di Firenze con l'ordinanza di cui in epigrafe.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 11/01/91.

Giovanni CONSO, Presidente
Francesco Paolo CASAVOLA, Redattore

Depositata in cancelleria il 14/01/91.




Circolare ministeriale 18-01-1991, n. 9 
Sentenza della Corte Costituzionale n.13 dell’11 gennaio 1991. Istruzioni applicative.


La Corte Costituzionale, chiamata a decidere una seconda volta della legittimità costituzionale dell’art. 9, comma 2, della legge 25 marzo 1985, n. 121, e del punto 5, lettera b), comma 2, del relativo protocollo addizionale, ha anzitutto precisato che resta ferma la ratio della precedente sentenza n. 203 del 1989 “nel senso che l’insegnamento della religione cattolica, compreso tra gli insegnamenti del piano didattico, con pari dignità culturale, come previsto dalla normativa di fonte patrizia, non è causa di discriminazione e non contrasta – essendone anzi una manifestazione – col principio di laicità dello stato” e ha concluso affermando, sulla base di tale considerazione, che “quanto alla collocazione dell’insegnamento nell’ordinario orario delle lezioni, nessuna
violazione dell’art. 2 della Costituzione è ravvisabile”.
La Corte ha quindi circoscritto il “thema decidendum”, in ordine alla questione sollevato, attorno alla portata dello “stato di non-obbligo” degli studenti che scelgono di non avvalersi dell’insegnamento di religione cattolica.
La Corte ha chiarito che per quanti decidono di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica , lo schema logico non è quello dell’obbligazione alternativa: per i predetti si determina “uno stato di non obbligo”. Ha, quindi, ritenuto che i moduli organizzativi predisposti dall’amministrazione scolastica per corrispondere al non-obbligo, consistenti in: 
a) attività didattiche e formative; 
b) attività di studio e/o ricerca individuale con assistenza di personale
docente; 
c) “nessuna attività”, intesa come libera attività di studio e/o ricerca senza assistenza di personale docente, non siano per il momento esaustive residuando il problema se lo “stato di non obbligo” possa avere tra i suoi contenuti anche quello di non presentarsi o allontanarsi dalla scuola.

In proposito la Corte chiarisce che sotto il profilo considerato l’esercizio della libertà di religione è garantita con il diritto di scelta se avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento di religione cattolica e che le varie forme di impegno scolastico offerte dall’organizzazione scolastica alla libera scelta dei non avvalentisi non hanno, quindi, più alcun rapporto con la libertà di religione, ma attengono
alle modalità organizzative della scuola.
Ne consegue, come sottolinea la Corte, che “alla stregua dell’attuale organizzazione scolastica è innegabile che lo stato di non obbligo può comprendere, tra le altre possibili, anche la scelta di allontanarsi o di assentarsi dall’edificio della scuola”. Sulla base di tali principi affermati dalla Corte Costituzionale resta ferma la piena legittimità della “collocazione dell’insegnamento nell’ordinario orario delle lezioni”, con la conseguenza che nella formazione del quadro-orario l’insegnamento stesso sia collocato anche in ore intercalari, così come è per le altre discipline scolastiche, in relazione a criteri di buon andamento della scuola che implicano l’ottimale distribuzione delle diverse discipline sotto il profilo didattico e la migliore utilizzazione del personale docente.
D’altro canto deve essere offerta ai non avvalentisi anche la scelta di allontanarsi dall’edificio scolastico, in aggiunta alle altre possibilità che l’organizzazione scolastica aveva già predisposto con le precedenti circolari n 188 del 25-05-1989 e n. 189 del 29-05-1989.
E’ questo l’aspetto nuovo in ordine al quale con la presente circolare si dettano i seguenti criteri di organizzazione in relazione al parametro di cui al’art. 97 della Costituzione e ai principi che regolano l’azione amministrativa.
L’ulteriore scelta offerta agli studenti non avvalentisi di allontanarsi o di assentarsi dall’edificio della scuola va dunque regolata in base ai seguenti fondamentali criteri: a) quello attinente alle esigenze di buona organizzazione; b) quello attinente alla responsabilità della pubblica amministrazione che ha il dovere di vigilanza sugli alunni con particolare riguardo a quelli minori degli anni diciotto.
Sotto il primo profilo è chiaro che l’organizzazione della scuola non consente scelte episodiche, discontinue e disordinate.
E’ quindi necessario che la scelta in relazione a una sola delle quattro possibilità offerte vada operata una sola volta all’inizio dell’anno scolastico e valga in tutta la sua durata. 
Per quanto riguarda l’anno scolastico in corso, fermo restando l’attuale articolazione dell’orario delle lezioni, in relazione alla immediata efficacia della sentenza della Corte va rivolto interpello a coloro che all’inizio dell’anno hanno dichiarato di non avvalersi dell’insegnamento di religione cattolica per eventualmente modificare la scelta già operata in relazione alla nuova possibilità
offerta di allontanarsi o di assentarsi dall’edificio scolastico.
La dichiarazione va fatta dall’avente diritto e cioè: a) direttamente dallo studente, se maggiore di anni diciotto; b) direttamente dallo studente, anche se minore, che frequenti un istituto di scuola secondaria superiore (legge 18-06-1986, n. 281), c) dal genitore o da chi esercita la potestà per gli alunni della scuola materna elementare e media, se minori degli anni diciotto.
Affinché si verifichi la cessazione del dovere di vigilanza dell’amministrazione ed il subentro della responsabilità del genitore o di chi esercita la potestà è necessario che nella ipotesi sub b) la dichiarazione dello studente di allontanarsi dall’edificio scolastico sia controfirmata dal genitore o da chi esercita la potestà e che in entrambi le ipotesi sub b) e sub c) il genitore o che esercita la potestà dia puntuali indicazioni per iscritto in ordine alle modalità di uscita dell’alunno dalla scuola.



]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=158</link>
</item>
<item>
<title><![CDATA[America Party]]></title><pubDate>14:10</pubDate><pubDate>12/06/2010</pubDate><description><![CDATA[26 Giugno dalle 18.00 alle 21.00]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=157</link>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Domenica 28 marzo 2010 visita di Martin Leech, Direttore missione EFM (European Missionary Fellowship)]]></title><pubDate>14:48</pubDate><pubDate>24/03/2010</pubDate><description><![CDATA[Domenica 28 marzo 2010 Martin Leech, Direttore missione EFM (European Missionary Fellowship), sarà il gradito ospite in visita alla Chiesa Sola Grazia ed è stato invitato a predicare la Parola di Dio.]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=156</link>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Spostamento orario incontro di adorazione per Dom 28 Febbraio 2010]]></title><pubDate>11:06</pubDate><pubDate>27/02/2010</pubDate><description><![CDATA[A causa del blocco della circolazione auto nella città di Mantova, l'incontro di adorazione è spostato alle 18,30 invece delle 10,30. ]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=155</link>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Appuntamenti della Chiesa Sola Grazia da Gennaio - Aprile 2010.]]></title><pubDate>08:20</pubDate><pubDate>08/01/2010</pubDate><description><![CDATA[Gli appuntamenti della Chiesa Sola Grazia da Gennaio - Aprile 2010.

- 24 gennaio: Ospite per la predicazione Keith Jones (Chiesa Internazionale di Milano)

- 21 febbraio: opite per la predicazione Stefano Mariotti (Chiesa Evangelica, San Lazzaro BOLOGNA)

- 20 e 21 marzo 2010, Convegno delle donne: 
Oratori:
* Claudia Pignatelli (Missione Wec): "Come avere passione per le anime: la missione sotto casa e ai confini del mondo"
* Emanuela Artioli (Chiesa Sola Grazia e Coram Deo): "Le bugie che le donne credono".

- 10-11 aprile 2010: Convegno giovanile.
Oratore: Alan Johnston.


]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=154</link>
</item>
<item>
<title><![CDATA[E' nata la casa editrice CORAM DEO - sito www.coramdeo.it]]></title><pubDate>10:23</pubDate><pubDate>28/10/2009</pubDate><description><![CDATA[Salve a tutti,
siamo lieti di presentavi il nuovo sito www.coramdeo.it nel quale potrete scaricare:

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Vogliamo segnalarvi 3 nuove pubblicazioni di Coram Deo che potete ordinare dal ns sito.

Catalogo:
- CERCARE DIO, di Jim Elliff
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www.coramdeo.it]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=153</link>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ Cos’è l’iper-Calvinismo e perché non è biblico, di Phil Johnson]]></title><pubDate>09:27</pubDate><pubDate>17/09/2009</pubDate><description><![CDATA[Cos’è l’iper-Calvinismo e perché non è biblico

“Com’è vero che io vivo, dice Dio, il Signore, io non mi compiaccio della morte dell’empio, ma che l’empio si converta dalla sua via e viva; convertitevi, convertitevi dalle vostre vie malvagie! Perché morireste, o casa d’Israele?”
(Ezechiele 33:11)

Ho scritto e spedito quest’articolo perché mi preoccupano alcune subdole tendenze che sembrano indicare una nuova impennata d’iper-Calvinismo, soprattutto fra i ranghi dei giovani calvinisti e dei neo-riformati. Ho notato tali tendenze in numerosi forum teologici riformati su Internet, come pure in mailing lists, Web sites, e forum di Usenet.

Se qualcuno si chiedesse quali siano le mie convinzioni, sono un calvinista. Un calvinista dei famosi “5 punti”, e sostengo senza riserve i Canoni del Sinodo di Dort. E quando parlo d’iper-Calvinismo, non uso il termine come se fosse un avventato peggiorativo. Non sono un arminiano che etichetta come “iper” tutto il Calvinismo. Quando utilizzo il termine, lo uso nel suo significato storico. 

La storia c’insegna che l’iper-Calvinismo è una minaccia tanto per il vero Calvinismo quanto per l’Arminianesimo. Quasi ogni risveglio di vero Calvinismo, a partire dall’èra puritana, è stato dirottato, storpiato, o sostanzialmente annientato, da influenze iper-calvinistiche. I moderni calvinisti, dunque, faranno bene a guardarsi dall’influsso di queste nefaste tendenze.

L’iper-Calvinismo, in parole povere, è una dottrina che accentua la sovranità divina a esclusione della responsabilità umana. Chiamarlo "iper-Calvinismo" è alquanto improprio. In effetti, siamo di fronte a un rifiuto del Calvinismo storico. L’iper-Calvinismo implica un rinnegamento di ciò che s’insegna sia nella Scrittura sia nei principali Credo calvinistici, sostituendovi una nozione della sovranità divina che si rivela sbilanciata e non biblica.

L’iper-Calvinismo si presenta sotto svariate forme, perciò non è possibile caratterizzarlo in termini semplici o stringati. Eccone alcune definizioni su cui riflettere. Le commenterò brevemente, per poi proporre una definizione più esauriente. 

Da un noto dizionario teologico:

1. [L’iper-Calvinismo] è un sistema approntato per esaltare l’onore e la gloria di Dio, e persegue tale fine minimizzando perspicacemente la responsabilità morale e spirituale dei peccatori … Sovradimensiona la grazia irresistibile, a tal punto che non sembra esserci più alcun bisogno di evangelizzare; inoltre, Cristo può essere offerto soltanto agli eletti…

2. È quella scuola dei “cinque punti” del Calvinismo sovralapsario [N.B.: una scuola di sovralapsarismo, non il sovralapsarismo in generale] che, accentuando eccessivamente la volontà segreta di Dio rispetto a quella rivelata, e l’eternità rispetto al tempo, mette così tanto in risalto la sovranità di Dio da minimizzare la responsabilità dei peccatori, soprattutto per quanto attiene al ripudio dell’uso della parola “offerta” in relazione alla predicazione del Vangelo; in tal modo, mina alla base l’universale dovere dei peccatori di credere nel Signor Gesù in maniera salvifica, con la certezza che Cristo sia effettivamente morto per loro, e incoraggia l’introspezione nel tentativo di sapere se si è “eletti” oppure no. [Peter Toon, “Hyper-Calvinism”, New Dictionary of Theology (Leicester: IVP, 1988), 324.]

Notiamo tre punti cruciali in questa definizione: primo, mette giustamente in evidenza che gli iper-calvinisti tendono a evidenziare la volontà segreta (o decisiva) più che quella rivelata (o precettiva) di Dio. Anzi, in ogni loro discorso sulla “volontà di Dio”, gli iper-calvinisti offuscano ripetutamente qualsiasi distinzione tra la volontà di Dio rivelata nei Suoi comandamenti e quella manifestata nei Suoi eterni decreti. Eppure questa distinzione è parte essenziale della teologia riformata storica. (Vedi John Piper, "Are There Two Wills in God? Divine Election and God’s Desire for All To Be Saved" in Thomas R. Schreiner (a cura di), The Grace of God and the Bondage of the Will, 2 vol., Grand Rapids, Michigan (USA): Baker, 1995, 1:107-131.)

Secondo, notiamo il risalto che la succitata definizione dà al “ripudio [da parte degli iper-calvinisti] dell’uso della parola «offerta» in relazione alla predicazione del Vangelo”. Questa è, sostanzialmente, l’epitome dello spirito iper-calvinistico: il rifiuto che il messaggio del Vangelo includa una qualsiasi proposta di misericordia divina ai peccatori in generale.

Terzo, notiamo il fatto che l’iper-Calvinismo “incoraggia l’introspezione nel tentativo di sapere se si è «eletti» oppure no”. La certezza tende a essere vaga per chi è sotto l’influsso dell’insegnamento iper-calvinistico. Perciò, l’iper-Calvinismo degenera molto presto in un dogma freddo e senz’anima. Le chiese e le denominazioni iper-calvinistiche tendono a diventare o sterili e inerti, o militanti ed elitarie (o entrambe le cose). 

Alcune definizioni comuni (ma non sufficientemente precise). L’iper-Calvinismo è a volte definito come quella prospettiva secondo cui Dio salverà gli eletti a prescindere da qualsiasi mezzo. Alcuni iper-calvinisti moderni (ben pochi, in realtà) appoggiano questa visione estrema e si oppongono a ogni forma di evangelizzazione e di predicazione nei confronti dei non salvati, perché ritengono che Dio salverà chiunque Egli abbia scelto, a prescindere da mezzi umani.

L’esempio più famoso di questo tipo d’iper-Calvinismo è quello di John Ryland, che, quando udì William Carey parlare di voler diventare missionario in India, gli disse: “Tranquillo, giovanotto! Quando Dio deciderà di salvare i pagani, lo farà senza bisogno di un aiuto da parte tua!”.

Un’altra comune, ma altrettanto imprecisa definizione è quella che identifica l’iper-Calvinismo con il fatalismo. Il fatalismo è un determinismo meccanicistico, antitetico alla nozione di un Dio personale. Benché sia vero che i tipi più estremi d’iper-Calvinismo tendano a spersonalizzare Dio, non è esatto descrivere tutti gli iper-calvinisti come fatalisti.

L’iper-Calvinismo è spesso identificato con il sovralapsarismo e la doppia predestinazione. Ma è possibile essere sovralapsari e sostenere un certo tipo di “doppia predestinazione”, senza per questo abbracciare l’iper-Calvinismo. (Potenzialmente, tutti gli iper-calvinisti sono sovralapsari, ma non tutti i sovralapsari sono iper-calvinisti. Per maggiori informazioni sul sovralapsarismo, vedi le mie “Notes on Supralapsarianism & Infralapsarianism”.)

Infine, alcuni critici, senza neppure pensarci, appioppano l’etichetta “iper” a qualsiasi tipo di Calvinismo che presenti una visione più grande di quella cui loro stessi si attengono. Agli arminiani piace identificare ogni Calvinismo dei “cinque punti” con l’iper-Calvinismo (come, ad esempio, fa un autore della Calvary Chapel, George Bryson, nel suo orribile libretto, The Five Points of Calvinism: “Weighed and Found Wanting” [Costa Mesa, California (USA): Word for Today, 1996]). Quest’approccio manca di onestà e serve soltanto a confondere le persone. 

Una definizione in cinque punti. La definizione che intendo proporre, tratteggia cinque tipi d’iper-Calvinismo, qui di seguito elencati in ordine digradante, a partire da quello peggiore fino a quello meno estremo (che alcuni forse preferirebbero classificare come “Calvinismo ultra-alto”):

Un iper-calvinista è uno che:
1.	Nega che la chiamata del Vangelo si applichi a tutti coloro che ascoltano, OPPURE 
2.	Nega che la fede sia un dovere per ogni peccatore, OPPURE 
3.	Nega che il Vangelo faccia una qualche “offerta” di Cristo, di salvezza, o di misericordia ai non eletti (o nega che l’offerta della misericordia divina sia gratuita e universale), OPPURE 
4.	Nega che esista la “grazia comune”, OPPURE 
5.	Nega che Dio abbia una qualche sorta di amore per i non eletti. 

Tutte e cinque questi tipi d’iper-Calvinismo minano alla base l’evangelizzazione, o stravolgono il messaggio del Vangelo.

Molti iper-calvinisti moderni si tranquillizzano pensando che la loro prospettiva non sia poi veramente iper-calvinista, perché, in fin dei conti, loro credono alla proclamazione universale del Vangelo. Eppure il “Vangelo” che essi proclamano è una forma di soteriologia tronca, caratterizzata da un’indebita enfasi sulla decisione di Dio che riguarda i reprobi. Un iper-calvinista, in reazione ai miei commenti su quest’argomento in una mail list, ha dichiarato: “Il messaggio del Vangelo è che Dio salva coloro che sono i Suoi e condanna quelli che non lo sono”. Così, la “buona notizia” riguardo alla morte e risurrezione di Cristo è soppiantata da un messaggio sull’elezione e la riprovazione – di solito mettendo in eccessivo risalto quest’ultima. In pratica, il “vangelo” iper-calvinista si riduce spesso al messaggio secondo cui Dio, semplicemente e risolutamente, odia quelli che ha scelto di condannare, e non c’è nulla che essi possano fare in proposito.

Qualunque supplica nei confronti del peccatore a riconciliarsi con Dio, è deliberatamente scartata dall’“evangelizzazione” iper-calvinistica. Ai peccatori non si fa sapere che Dio offre loro perdono e salvezza. Anzi, la maggior parte degli iper-calvinisti nega categoricamente che nel Vangelo ci sia da parte di Dio un’offerta di qualsiasi genere.

La posizione iper-calvinista a questo punto equivale a un ripudio dell’essenza stessa di 2 Corinzi 5:20: “Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio”. La forza globale del Vangelo, presentato in modo appropriato, è di comunicare un’offerta (nel senso di una proposta) di pace e misericordia divina a tutti coloro che arrivano a udirla. Il linguaggio usato dall’apostolo è ancora più forte, perché fa pensare che il vero predicatore del Vangelo supplica i peccatori di riconciliarsi con Dio – o meglio, è “nel nome di Cristo” che egli supplica i peccatori. In sostanza, rinnegando il concetto di responsabilità umana, l’iper-Calvinismo deve eliminare qualsiasi genere di supplica e finisce per presentare il Vangelo in modo distorto.

Esaminiamo ora singolarmente ciascuno dei cinque tipi d’iper-Calvinismo.

1. La negazione della chiamata del Vangelo. Questo primo e più estremo tipo d’iper-Calvinismo nega che il Vangelo chiami tutti i peccatori al pentimento e alla fede. La chiamata del Vangelo (l’invito ad andare a Cristo per la salvezza – Ap 22:17; Mt 11:28-29; Is 45:22; 55:1-7) è negata a tutti tranne che agli eletti.

La teologia riformata storica fa notare che la Scrittura dà due significati diversi alla parola “chiamata”. L’apostolo Paolo solitamente usa il termine per intendere la chiamata efficace, con cui un peccatore eletto è sovranamente condotto alla salvezza da parte di Dio. Ovviamente, questa “chiamata” si applica ai soli eletti (Ro 8:28-30).

Ma la Scrittura parla anche di una chiamata generale. In Matteo 22:14, Gesù disse: “Molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti”. Qui, quelli che sono “chiamati” sono chiaramente superiori, in numero, agli eletti. Perciò, il Signore sta ovviamente usando il termine “chiamata” in un senso diverso da quello usato dall’apostolo Paolo in Romani 8:30.

La chiamata generale, nota a volte come chiamata esterna, è la chiamata alla fede e al pentimento che è inerente al messaggio stesso del Vangelo. Quando si predica il Vangelo, la chiamata generale è rivolta indiscriminatamente a tutti coloro che si trovano ad ascoltare la predicazione del Vangelo. Questa chiamata è divulgata dal predicatore in qualità di “ambasciatore” di Cristo. 

La chiamata efficace, talvolta conosciuta come chiamata interna, è l’opera rigeneratrice di Dio nel cuore dei Suoi eletti, con cui Egli li attira a Cristo e apre alla fede il loro cuore. Questa chiamata è rivolta ai soli eletti ed è comunicata solamente da Dio.

Questo primo tipo d’iper-Calvinismo rinnega la chiamata generale, esterna, e insiste nell’affermare che il Vangelo andrebbe predicato in modo da presentare i fatti dell’opera di Cristo e della grazia elettiva di Dio – senza chiamare nessuno a fare alcunché.

Questa è la peggior forma d’iper-Calvinismo in voga oggi. La classificherei come un errore estremamente grave, ancor più pericolosa del peggior tipo di Arminianesimo. Se non altro, un arminiano predica abbastanza Vangelo perché gli eletti ne vengano a conoscenza e siano salvati. L’iper-calvinista che rinnega la chiamata del Vangelo non crede neppure nel fatto di chiamare a Cristo i peccatori. Teme quasi di sussurrare gli inviti del Vangelo ad altri credenti, per non far sì che qualcuno l’accusi di violare la sovranità divina.

Gli iper-calvinisti inglesi (la maggior parte dei quali è di stampo battista), gli iper-“Gospel Standard” americani e i Primitive Baptists si sono solitamente attenuti a questa dorma d’iper-Calvinismo. Generalmente si oppongono a qualsiasi tipo di evangelizzazione. Si atterrebbero anche (abitualmente) a tutti e cinque gli errori dell’iper-Calvinismo prima elencati. La loro oratoria tende a essere estremamente arrogante ed elitaria – il che è un naturale sviluppo di questa teologia. Normalmente, sostengono che soltanto loro sono conformi e leali alle dottrine della sovranità divina, ed etichettano ogni altra prospettiva come “arminiana” o (ultimamente) come “ipo-calvinista”.

William Huntington, pastore britannico indipendente (di stampo battista) degli inizi del XVIII secolo, è il “padrino” di questa posizione. Questo tipo d’iper-Calvinismo ha spesso anche forti tendenze antinomistiche, rintracciabili in Huntington, il quale negava che la legge morale sia vincolante come regola di vita per il cristiano. Questo tipo di antinomismo si armonizza bene con la negazione iper-calvinista della responsabilità umana. (È anche un’estensione dell’altrettanto errato pensiero che nega la volontà precettiva di Dio.)

2. La negazione della fede come dovere. Questo tipo d’iper-Calvinismo lascia intendere che, poiché i non credenti non sono in grado di mostrare fede, a prescindere da un’azione abilitante della grazia, credere in Cristo non dev’essere mai presentato loro come un dovere. (Vedi l’eccellente articolo “Duty-Faith” [“Dovere-Fede”], con cui Arthur Pink confuta questa nozione errata.) 

Chi sostiene questa posizione fa ogni sforzo per negare che la fede sia mai presentata nella Scrittura come un dovere per il non rigenerato. (Ovviamente, è necessaria una certa distorsione scritturale per giustificare tale opinione! Vedi, p. es., Atti 17:30.) Piuttosto, i paladini di questa posizione lasciano intendere che ogni peccatore deve cercare una prova della propria fede, prima di poter pretendere di esercitare fede in Cristo. Il peccatore lo fa cercando prove del fatto di essere un eletto (una nozione assolutamente assurda, questa, giacché la fede è l’unica, vera prova dell’elezione). 

Ovviamente, questo tipo d’iper-Calvinismo tende a rendere i peccatori ossessionati da convinzione di peccato ed esame di coscienza. Chi sostiene questa posizione, ben di rado conosce una vera e stabile certezza.

La negazione che la fede sia un dovere del peccatore evidenzia come l’iper-Calvinismo e l’Arminianesimo nascano dalla stessa falsa nozione. L’unica falsità che è alla base sia dell’Arminianesimo sia dell’iper-Calvinismo è l’errata supposizione che l’incapacità umana renda nulla la responsabilità.

L’arminiano ragiona così: “Se i peccatori sono incapaci di manifestare fede, a prescindere dall’azione abilitante della grazia di Dio, allora il Vangelo non li inviterebbe a credere. Perciò, i peccatori non devono poi trovarsi in uno stato così derelitto”. E così, l’arminiano adatta il messaggio in modo tale da rendere nulla la dottrina dell’incapacità umana.

Dall’altra parte, l’iper-calvinista ragiona così: “Se i peccatori sono incapaci di fede a prescindere dalla grazia abilitante di Dio, allora il Vangelo non li inviterebbe alla fede. Perciò, il Vangelo non può veramente intendere che la fede sia un dovere del non credente”. E così, l’iper-calvinista adatta il messaggio in modo da rendere nulla la responsabilità del peccatore.

Lo scozzese John Macleod, esperto di storia della chiesa, ha pure notato che tanto gli arminiani quanto gli iper-calvinisti sbagliano sullo stesso punto. Ecco che cosa scrive:

Quando esaminiamo a fondo la questione, scopriamo [nell’iper-Calvinismo] la diffusa posizione arminiana secondo cui la responsabilità dell’uomo è limitata dalla sua capacità … Ognuna delle due fazioni usa il principio a partire dal proprio punto di vista. Ma mancano entrambe di riconoscere che il peccatore è responsabile della sua impotenza spirituale. Essa è frutto del peccato; ma il peccato dell’uomo non annulla né mette fuori gioco il diritto di Dio di richiedere … [ubbidienza,] servizio, pentimento e fede [nonostante che] le Sue creature peccatrici si siano auto-disattivate dall’abbandonarsi a Lui. Il Suo diritto a presentare la Sua richiesta è totalmente e assolutamente intatto … C’è una gloriosa superiorità, rispetto ai ragionamenti umani, dimostrata da Colui che comanda ai sordi di udire e ai ciechi di guardare affinché possano vedere. Essi non possono fare ciò che Egli comanda loro, eppure Egli pretende ciò che è Suo … Per quanto ci sforziamo, non possiamo esimerci dal dovere che ci vincola a essere tutto ciò che Dio vuole che siamo e a fare tutto ciò che Egli vuole che facciamo. Questo è il nostro peccato, e non soltanto la nostra miseria: non essere in grado di rendere omaggio al nostro Creatore e Re, come Egli richiede da noi. [Scottish Theology (Edimburgo: Banner of Truth, 1974 ristampa), p. 141-142.]

In altre parole, l’incapacità del peccatore di ubbidire a Dio non annulla il suo dovere di ubbidire. Questo è un punto critico – forse il più cruciale di tutti – perché è quello che essenzialmente distingue il vero Calvinismo non solo dall’Arminianesimo ma anche dall’iper-Calvinismo. Sia gli arminiani sia gli iper-calvinisti protesteranno che è illogico o ingiusto insegnare che Dio richieda ciò che il peccato ci rende incapaci di fare.

Ma non è né illogico né ingiusto! Il peccato stesso è una questione morale, e poiché il peccato è causa della nostra incapacità, quest’ultima, come affermò anche Jonathan Edwards, è un’incapacità morale, non naturale. Il difetto nell’essere umano è dovuto a lui, non a Dio. Perciò, l’incapacità umana è qualcosa di cui l’uomo stesso è colpevole; quindi, essa non può essere vista come qualcosa che esonera il peccatore dalle sue responsabilità.

Su questo punto, anche il secondo tipo d’iper-Calvinismo non è migliore dell’Arminianesimo; anzi, entrambi scaturiscono dalla stessa fonte inquinata.

3. La negazione dell’offerta del Vangelo. Il terzo tipo d’iper-Calvinismo si basa sulla negazione che il Vangelo proponga una qualsiasi “offerta” di Cristo, della salvezza, o della misericordia ai non eletti. Un’alternativa a questa prospettiva semplicemente nega che l’offerta della misericordia divina sia gratuita e universale. Per un’eccellente disamina di questo tema, vedi “The Free Offer of the Gospel”, di John Murray e Ned B. Stonehouse (disponibile anche sul sito della Chiesa Presbiteriana Ortodossa – www.opc.org/GA/free_offer.html)

Se gli iper-calvinisti britannici tendono a essere battisti, in America sembrano essere più comuni vari tipi di presbiteriani. Fra gli iper-calvinisti americani più famosi ci sono le Chiese Protestanti Riformate (PRC). Esse negano che esista un qualsiasi tipo di “offerta” (nel senso di proposta di misericordia) nel messaggio del Vangelo. Negano altresì di essere iper-calvinisti, perché sostengono che l’unico tipo d’iper-Calvinismo è quello che nega la chiamata del Vangelo (il primo tipo preso in considerazione).

Il difensore più strutturato della posizione delle Chiese Protestanti Riformate (PRC) è David Engelsma, il cui libro Hyper-Calvinism and the Call of the Gospel (“L’iper-Calvinismo e la chiamata del Vangelo”) è un interessante ma, a mio parere, terribilmente fuorviante studio sulla questione se la teologia delle chiese PRC sia giustamente qualificabile come iper-Calvinismo oppure no. Engelsma fa un po’ di citazioni selezionate e di ginnastica interpretativa per sostenere che la sua prospettiva è teologicamente appartenente alla corrente principale riformata. Ma una lettura attenta delle sue fonti dimostrano che spesso egli fa citazioni fuori contesto, oppure termina una citazione proprio prima di un’affermazione qualificante, che negherebbe totalmente il punto che lui pensa d’aver stabilito. Eppure, per chi è interessato a queste questioni, raccomando il suo libro, con l’accortezza di leggerlo in modo molto critico e con attento discernimento.

4. La negazione della grazia comune. Le Chiese Protestanti Riformate (PRC – vedi paragrafo 3) sono scaturite da una controversia tra Herman Hoeksema e le Chiese Cristiane Riformate sul tema della grazia comune. Hoeksema ne negava l’esistenza, e durante la controversia, furono fondate le Chiese Protestanti Riformate (PRC).

L’idea della grazia comune è implicita in tutta la Scrittura. “Il Signore è buono verso tutti, pieno di compassioni per tutte le Sue opere” (Sl 145:9). “Egli fa giustizia all'orfano e alla vedova … ama lo straniero e gli dà pane e vestito. Amate dunque lo straniero, poiché anche voi foste stranieri nel paese d'Egitto” (De 10:18-19). “Amate i vostri nemici, [benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a quelli che vi odiano,] e pregate per quelli [che vi maltrattano e] che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli…” (Mt 5:44-45).

La distinzione tra “grazia comune” e “grazia speciale” corrisponde strettamente alla distinzione tra “chiamata generale” e “chiamata efficace”. La grazia comune è estesa a ciascuno. È la bontà di Dio nei confronti degli esseri umani in generale; con essa, Dio misericordiosamente reprime la piena espressione del peccato e mitiga gli effetti distruttivi del peccato all’interno della società umana. La grazia comune impone vincoli morali al comportamento della gente, mantiene una sembianza di ordine negli affari umani, impone un senso di ciò che è giusto e sbagliato attraverso la coscienza e il governo civile, mette in condizione uomini e donne di apprezzare la bellezza e la bontà, ed elargisce benedizioni di ogni genere tanto agli eletti quanto ai non eletti. Dio “fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (Mt 5:45). Questa è la grazia comune.

La dottrina della grazia comune ha una lunga storia alle spalle che arriva a Calvino e persino ad Agostino. Ma il quarto tipo d’iper-Calvinismo ne rinnega il concetto, sostenendo che Dio non nutre alcuna benevolenza nei confronti dei non eletti; è per questo che non mostra loro nessun tipo di favore o di “grazia”.

5. La negazione dell’amore di Dio nei riguardi dei reprobi. Il quinto tipo d’iper-Calvinismo è strettamente legato al quarto. Dire che Dio in nessun modo ama i reprobi, significa suggerire che Egli pretende da noi un livello superiore a quello cui Lui stesso si attiene, perché Dio c’insegna ad amare i nostri nemici – e la Scrittura spiega che, quando amiamo i nostri nemici, stiamo agendo allo stesso modo di Dio, il quale mostra longanimità anche nei confronti dei reprobi (De 10:18; Mt 5:44-45).

Inoltre, sostenere che il comportamento di Dio verso i non eletti sia sempre e soltanto dettato dall’odio, significa, di fatto, negare la “grazia comune” (il che è lo stesso errore del quarto tipo d’iper-Calvinismo).

Ci sono alcuni che adottano questa prospettiva, eppure (in maniera incoerente) fanno in modo di evitare altre opinioni iper-calvinistiche. Il più influente sostenitore di questo quinto tipo d’iper-Calvinismo è stato Arthur Pink. Francamente, esito un po’ a etichettarlo come “iper-calvinista”, perché negli ultimi anni della sua vita ha combattuto i tipi più importanti d’iper-Calvinismo. Pochi altri teologi puritani e riformati ortodossi hanno negato l’amore di Dio nei confronti dei reprobi. Sono una netta minoranza, e tuttavia hanno sostenuto questa idea. Si tratta di una tendenza iper-calvinistica, ma non tutti coloro che l’avallano sono iper-calvinisti in qualsiasi altro modo. 

Questo errore nasce dall’incapacità di distinguere tra l’amore redentivo di Dio, riservato ai soli eletti, e il Suo amore compassionevole, che si esprime attraverso la bontà che Egli manifesta a tutte le Sue creature (cfr. Mt 5:44-45; At 14:17). Come eccellente antidoto alla nozione che Dio ama soltanto gli eletti, leggi l’ottimo articolo di R.L. Dabney, “God’s Indiscriminate Proposals of Mercy” (“Le indiscriminate proposte di misericordia di Dio”).


Copyright © 1998 Phillip R. Johnson. Tutti i diritti riservati.





Vedi anche:
•	A Brief Critique of Hyper-Calvinism, di C. Matthew McMahon 
•	A review of David J. Engelsma’s Hyper-Calvinism and the Call of the Gospel, di
C. Matthew McMahon 
•	Hyper-Calvinism in the Light of Calvin, di Jeffrey Khoo 
•	A Reply to Baptist Hypercalvinism from Vindiciæ Legis et Fœderis, di John
Flavel
•	Calvinism, di A. Allison Lewis
]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=152</link>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Convegno: Il primato di Cristo su ogni cosa. Con Harry Uprichard, pastore in Irlanda del Nord.]]></title><pubDate>16:17</pubDate><pubDate>16/08/2009</pubDate><description><![CDATA[Conferenza: Il Primato di Cristo su tutte le cose  	 

  IL PRIMATO DI CRISTO SU TUTTE LE COSE.
  Oratore: Harry Uprichard
  Sabato 26 e Domenica 27 Settembre 2009

  Programma:
  Sabato 26 Settembre
  - Ore 16,00: Il primato di Cristo... 1 Studio
  - Ore 17,30: Il primato di Cristo... 2 Studio

 Domenica 27 Settembre
  - Ore 10,30: Il primato di Cristo... 3 Studio

  La conferenza si svolger&#224; presso i locali della
  Chiesa Sola Grazia
  Via Marconi 4
  46047 Porto Mantovano &#8211; Mantova
  www.chiesasolagrazia.it
  Email: info@chiesasolagrazia.it 
 

Per maggiori informazioni e per prenotate contattate:

Cell  3471445816 (Andrea) e 3286542796 (Giacomo)
Email: info@chiesasolagrazia.it 

Chi &#232; Harry Uprichard?
Harry &#232; un ministro presbiteriano in Irlanda del Nord, ad Ahoghill. Nel 2005 &#232; stato eletto come Moderatore della Chiesa Presbiteriana, incarico molto delicato e di grande rilevanza.
Ha scritto diversi libri e recentemente ha fatto approfondite ricerche sul Risveglio del 1859.
Harry ha una passione particolare per la predicazione della Parola e d&#224; una chiara e semplice esposizione delle Scritture in tutti i suoi messaggi.
E&#8217; un grande sostenitore del Ministero di Coram Deo e come tanti altri uomini di Dio nel mondo &#232; affascinato dalla testimonianza di questa opera unica in Italia.]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=151</link>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Chiesa Sola Grazia diventata ufficialmente membro della F.I.R.E. Fellowship negli Stati Uniti ]]></title><pubDate>07:05</pubDate><pubDate>26/05/2009</pubDate><description><![CDATA[La Chiesa Sola Grazia è diventata ufficialmente membro della F.I.R.E. Fellowship negli Stati Uniti (http://www.firefellowship.org). L'entrata a far parte di questa comunione di credenti e di chiese battsiste americane è avvenuta nel mese di Maggio 2009. La Chiesa Sola Grazia di Porto Mantovano è la prima chiesa in Italia a fare parte della FIRE Fellowship.]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=150</link>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cercasi Musicista]]></title><pubDate>16:52</pubDate><pubDate>04/05/2009</pubDate><description><![CDATA[La Chiesa Sola Grazia di Porto Mantovano (Mantova) cerca musicista per la conduzione della lode, con desiderio di sviluppare e potenziare tale ministero.
 
I candidati devono corrispondere ai seguenti requisiti:
•	amare Dio con tutto il proprio cuore, 
•	desiderio di servire Dio con i proprio doni, 
•	provata fede evangelica e conoscenza biblica, 
•	disponibilità ad approfondire la propria conoscenza biblica,
•	consapevolezza della serietà del ministero in una chiesa nascente,
•	capacità di sviluppare un ministero musicale all’interno della chiesa e in Italia,
•	capacità di guidare i credenti alla presenza di Dio,
•	capacità di lavorare con altre persone.

I fratelli interessati a ricoprire questo ruolo attualmente vacante nella Chiesa Sola Grazia, dovranno far pervenire la loro richiesta al seguente indirizzo email: info@chiesasolagrazia.it (www.chiesasolagrazia.it) per fissare una data di incontro per il colloquio.



English version:
The church "Chiesa Sola Grazia" of Porto Mantovano (in the province of Mantova, Italy) is currently looking for musicians with a heart for leading worship and a desire to help develop the worship ministry in the church. 
The candidates must meet the following requirements:
• love God with all their heart
• desire to serve God with their gifts
• have a Bible-based faith and strong biblical knowledge
• desire to grow in their understanding of the Bible
• awareness of the seriousness of this ministry in the context of a newly-formed church
• ability to develop a ministry of music within the local church and in Italy
• ability to lead the church to the presence of God
• be able to work with other people

Those interested in being considered for this role within the church "Chiesa Sola Grazia" must send their request to info@chiesasolagrazia.it (www.chiesasolagrazia.it) to set up an appointment for an interview.



]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=149</link>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Giovanni Calvino: 500 anni di storia (1509-2009)]]></title><pubDate>14:58</pubDate><pubDate>31/03/2009</pubDate><description><![CDATA[Giovanni Calvino e la Riforma protestante.
Lo studioso di Ginevra


Giovanni Calvino nacque nel 1509 a Noyon, nel nord della Francia. Studiò alle università di Parigi, Orléans e Bruges e divenne un ammiratore di *Erasmo e dell'Umanesimo. Egli stesso nel 1532 pubblicò un'opera di cultura umanistica (un commento al De clementia del filosofo latino Seneca), che tuttavia non ebbe l'impatto sperato. Più o meno in questo stesso periodo Calvino si convertì:

Poiché ero così fortemente devoto alle superstizioni del papato da non essere facilmente districato da un così profondo abisso di fango. Dio, mediante una conversione improvvisa alla docilità, domò e diede una struttura ricettiva alla mia mente, troppo ostinata per gli anni che aveva.

Si dedicò immediatamente allo studio della teologia. Nel 1533 fu accomunato a un discorso d'inaugurazione, moderatamente protestante, del nuovo rettore dell'Università di Parigi, Nicholas Cop. Calvino dovette abbandonare la   città in tutta fretta. L'anno dopo, diversi "placards",  manifesti violentemente polemici contro la messa, furono affissi in varie parti di Parigi — uno addirittura sulla porta della camera da letto reale, se la notizia è affidabile! Il rè, Francesco I, s'infuriò e lanciò un energico attacco contro gli evangelici. Calvino lasciò la Francia per stabilirsi a Basilea, dove continuò a studiare e a scrivere.

Entro l'estate del 1535 aveva completato la prima stesura della sua Christiance religionis institutio (Istituzione della religione cristiana).

Ma la sua pacifica vita di studio era destinata a durare poco. Nel 1536, mentre era in viaggio per Strasburgo, a causa di guerre locali, fu costretto a cambiare strada e a fare tappa a Ginevra — "la più significativa deviazione nella storia europea", come ha detto qualcuno. Ginevra aveva appena aderito alla Riforma, anche se in parte per motivi politici, vita Calvino fu grandemente rispettato, anche se i suoi desideri non furono sempre assecondati. Morì nel 1564.

Calvino non è stato trattato bene dal mondo della stampa. Egli stesso, nel 1559, scrisse che "mai un uomo fu  assalito, punzecchiato e dilaniato dalla calunnia" quanto lui. Tali parole si sarebbero dimostrate più profetiche di quanto egli avesse mai pensato! Calvino è stato incolpato per la dottrina della predestinazione — così    chiaramente insegnata da *Agostino, dalla maggior parte dei teologi medievali e da tutti i riformatori. Certo, Calvino la accentuò in qualche misura, ma non più di quanto avevano fatto alcuni teologi medievali, come Bradwardine. Egli è poi denigrato per la parte che ebbe nell'esecuzione dell'eretico Serveto (il quale rinnegava la dottrina della Trinità) — eppure i suoi contemporanei l'approvarono quasi all'unanimità, e molti di quelli che oggi sono considerati santi (come Tommaso Moro) perseguitarono gli eretici molto più crudelmente di lui.

Calvino dev'essere giudicato sulla base del contesto dei suoi tempi. Egli è accusato di essere stato il "dittatore di Ginevra" — in realtà, anche all'apice del suo potere, l'autorità che egli esercitò fu principalmente di ordine morale anziché legale; inoltre, prima di poter pubblicare i propri libri, Calvino doveva ricevere l'approvazione dal Consiglio municipale. Ovviamente, egli non era perfetto: si rendeva conto da solo di avere un carattere irascibile. Era intollerante e prendeva per scontato il fatto che l'opposizione al suo insegnamento non era altro che un'opposizione alla Parola di Dio — una pecca, questa, comune a tanti altri dei suoi tempi e dei nostri. In una certa misura, la responsabilità  della cattiva fama di Calvino sarebbe da attribuirsi ai suoi discepoli, che spesso sconvolsero l'attento equilibrio della sua teologia rendendo primaria e fondamentale la dottrina della predestinazione, quando invece  Calvino fu attento a mantenerla nel suo giusto àmbito. Calvino trasformò Ginevra. A tal punto che il riformatore scozzese John Knox la dichiarò "la più perfetta scuola di Cristo sulla terra, dai giorni degli apostoli a oggi. Io ammetto che altrove Cristo è veramente predicato; ma da nessuna parte ho mai visto una religione e delle pratiche così autenticamente riformate". Ciò fu senz'altro l'effetto della rigida disciplina di Calvino, il  quale, a quelli che non amavano tale disciplina, riservò questo suggerimento: "Farebbero bene a     costruirsi una città dove poter vivere a loro piacimento, visto che non vogliono vivere qui, sotto il giogo di Cristo". Poteva essere, tuttavia, anche la conseguenza di un massiccio afflusso in città di profughi francesi e di altre nazioni, attirati soprattutto dalla loro ammirazione di Calvino.

L'interesse primario di Calvino restò sempre quello per la sua patria (la Francia), e molti di coloro che andavano a Ginevra ritornavano in patria come pastori delle sempre più numerose chiese protestanti francesi. Ai fini della loro istruzione, e rifacendosi al sistema educativo che aveva conosciuto a Strasburgo, Calvino fondò un'Accademia, vera e propria antesignana della moderna università di Ginevra. Calvino dichiarò — e in parte aveva ragione — di avere un amore naturale per la brevità. Ciononostante, fu uno degli autori più prolifici nella storia della chiesa. La sua produzione sarebbe stata considerevole per uno studioso a pieno tempo — eppure Calvino la realizzò inserendola in un ritmo di vita che avrebbe logorato, come minimo, un paio d'uomini di calibro inferiore al suo. A parte le molte responsabilità che ebbe a Ginevra, Calvino fu senz'altro il più importante leader della rete internazionale di chiese riformate. Le sue lettere possono dare corpo a molti tomi, e l'elenco dei loro destinatari costituirebbe un vero e  proprio annuario dell'Europa della Riforma.

Calvino scrisse molti trattati polemici: numerosi erano quelli indirizzati contro l'Anabattismo. Ma ancor più importanti furono i suoi attacchi al Cattolicesimo romano. Nel 1539, durante l'esilio di Calvino da Ginevra, il cardinale Sadoleto scrisse ai ginevrini esortandoli a ritornare all'ovile romano. La lettera fu fatta pervenire a Calvino, ed egli, in un solo giorno, scrisse una Responsio ad Sudateti epistulam (Risposta a Sadoleto) in latino. Si tratta di una delle sue opere migliori. Fece pubblicare anche gli Atti delle prime sessioni del •Concilio di Trento — accompagnati da un Antidoto. Calvino fu capace di una satira pungente quanto quella di Erasmo, come si può notare nel suo Trattato delle reliquie (lett. Ammonizione in cui si dimostra quanto gioverebbe alla  cristianità un inventario dei corpi e delle reliquie dei santi).

Di nuovo, consideriamo quanti frammenti [della croce] siano sparpagliati qua e là per il globo. La semplice enumerazione di quelli che io ho registrato riempirebbe senz'altro un grosso volume. Non vi è città, per  quanto piccola, che non abbia un frammento, e ciò, non soltanto nella chiesa principale, ma anche nelle chiese parrocchiali. Non vi è abbazia, per quanto povera, che non ne abbia un campione. In alcuni luoghi esistono frammenti più grossi, come a Parigi nella Santa Cappella, o a Poitiers e a Roma, dove si dice che un crocifisso di una certa grandezza sia interamente formato da essi. In breve, se tutti i pezzi rintracciabili fossero radunati insieme, formerebbero un bei carico per una nave, benché l'Evangelo affermi che una sola persona fu in grado di portarla [la croce]. Che sfrontatezza, quindi, riempire tutto il mondo di frammenti che richiederebbero più di trecento uomini per trasportarli!... Non contenti, poi, di imporsi ai rozzi e agli ignoranti, mostrando un pezzo di legno comune come se fosse il legno della croce, essi l'hanno in effetti dichiarato degno di adorazione. Questa dottrina è assolutamente diabolica Trattato delle reliquie

Calvino, pur essendo personalmente contrario, si trovò costretto a scrivere anche contro i luterani. Due pastori luterani, Westphal e Hesshusius, attaccarono la sua dottrina della Cena del Signore, ed egli replicò. Alla fine, abbandonò la controversia con una certa tristezza, perché si considerava un discepolo di *Lutero. Non tutti i trattati di Calvino furono di natura polemica. Uno dei migliori è II piccolo trattato sulla Santa Cena, che espone il suo insegnamento in un modo conciliatorio, come la "via di mezzo" fra Zwingli e Lutero. Per tutto il tempo che rimase a Ginevra, Calvino predicò in maniera costante. Dal 1549 in poi, i suoi sermoni furono stenografati. Un certo numero di essi fu pubblicato durante il xvi secolo; tutti gli altri (che costituivano la parte più numerosa) furono conservati, sempre in forma stenografata, nella biblioteca di Ginevra. Ma, incredibilmente, finirono per essere venduti a peso nel 1805, con il risultato che un buon 75% di essi andò perso! Attualmente sono in fase di pubblicazione quelli che sono rimasti. Calvino scrisse commentari su molti libri della Bibbia — dalla Genesi fino a Giosuè, poi i Salmi, tutti i libri profetici (tranne Ezechiele capp. 21- 48), e tutto il Nuovo Testamento (eccetto II e ili Giovanni e Apocalisse). I commentari di Calvino, spesso basati su sue lezioni o predicazioni precedenti, sono fra i pochissimi libri scritti prima del secolo scorso che abbiano ancora valore per la comprensione del significato del testo (rispetto a quelli che ai nostri giorni potrebbero essere letti più per l'edificazione che per la luce che gettano sul testo biblico). Calvino è l'unico autore in assoluto che appartenga senza ombra di dubbio sia alla categoria dei migliori  teologi sia a quella dei migliori commentatori.

Calvino è meglio noto per la sua opera intitolata Istituzione della religione cristiana  (comunemente chiamata Y Istituzione). Mentre egli era ancora in vita, ve ne furono quattro edizioni principali in latino. La prima fu quella del 1536. La lunghezza della pubblicazione era quella tipica di un libro tascabile: constava di sei capitoli, i primi quattro dei quali seguivano il modello dei catechismi di Lutero. All'ultimo momento, Calvino aggiunse una lunga dedica al rè, Francesco I, che perseguitava gli evangelici francesi tacciandoli di anabattisti. Calvino presentò la sua opera al re come un'apologia o difesa della dottrina evangelica. La seconda edizione, che apparve nel 1539, era tre volte più lunga della prima. Quella successiva, del 1543, non è che fosse molto più lunga, ma rifletteva senz'altro l'influenza di Bucero e del soggiorno di Calvino a Strasburgo. L'edizione definitiva fu quella del 1559 ed era circa cinque volte più lunga della prima. Calvino affermò: "Non mi sentivo soddisfatto finché l'opera non fosse stata sistemata nell'ordine in cui compare ora". Accanto a queste quattro edizioni in lingua latina vi furono delle traduzioni in francese, per lo più fatte da Calvino stesso. L''Istituzione non era un semplice trattato teologico — era una "somma di pietà" (tale era il frontespizio dell'edizione del 1536), in vista  dell'edificazione del popolo francese. Le edizioni in lingua francese sono importanti per la storia dello sviluppo della lingua, dato che nessun'altra opera di un simile spessore era mai apparsa prima in francese.

Qual era lo scopo dell'Istituzione Calvino stesso lo illustrò nella prefazione all'edizione del 1539.  Poiché credeva nella brevità, non volle invischiarsi in lunghe discussioni teologiche nei suoi commentari.

Trattò invece questo tipo di argomenti nell'Istituzione, che è dunque da considerare un ausilio accanto ai commentari e uno strumento di preparazione allo studio della Bibbia stessa. Quando si studia Calvino, è questo il modello che si  dovrebbe seguire. Quando si fa uso dei commentari, si può consultare l'Istituzione per avere indicazioni teologiche; quando si legge l'Istituzione, si possono consultare i commentari (o dei sermoni) per  giungere a una spiegazione più dettagliata dei brani della Scrittura citati.

. Quasi tutta la somma della nostra sapienza, quella che, tutto considerato, merita di essere reputata vera e completa sapienza, si compone di due elementi e consiste nel fatto che, conoscendo Dio, ciascuno di noi conosca anche sé stesso. Del resto, benché questi punti siano vicendevolmente uniti da  olti legami, non è sempre agevole discernere quale preceda e sia causa dell'altro. In primo luogo, infatti, nessuno può guardare a sé stesso senza subito volgere il suo sentimento a Dio, da cui riceve vita e vigore... Questa sventurata rovina in cui ci ha ridotto la rivolta del primo uomo ci costringe a levare in alto gli occhi... Solo turbati dalle nostre miserie ci volgiamo a considerare i beni di Dio, e non possiamo volgerci a lui seriamente, se non dopo aver cominciato a essere insoddisfatti di noi stessi... D'altra parte, è noto che l'uomo non perviene mai alla conoscenza pura di sé stesso fino a quando non abbia contemplato la faccia di Dio e da essa sia sceso a guardare sé stesso. Infatti, a causa dell'orgoglio radicato in noi, ci sentiamo sempre giusti e completi, savi e santi, fin quando non siamo convinti da argomenti evidenti della nostra ingiustizia, impurità, follia e immondezza. Ora, non ne siamo convinti se gettiamo lo sguardo solamente sulle nostre persone e non pensiamo insieme anche a Dio, il quale è la sola regola a cui bisogna confrontare e allineare questo giudizio... E poiché intorno a noi non vi è nulla che non sia coperto e sfigurato da molte macchie, lo spirito ci è chiuso e come limitato dalle profanazioni di questo mondo; di sorta che, quanto non è completamente brutto come il resto, ci piace come se fosse purissimo. Istituzione della religione cristiana 1:1:1-2

E opportuno ricordare quanto abbiamo detto fin qui: Dio, nell'ordinarci mediante la Legge quanto è da fare, ci minaccia, se sgarriamo minimamente, col giudizio della morte eterna e così ci imbriglia come se dovesse saettare sul nostro capo. Se guardiamo a noi stessi e consideriamo solamente quel che abbiamo meritato e di quale condizione siamo degni, non ci rimane neppure un briciolo di speranza: come povera gente respinta da Dio, siamo affranti in dannazione, poiché l'osservare la Legge come richiesto, non solo è per noi difficile, ma oltrepassa le nostre forze e le nostre facoltà. In terzo luogo, abbiamo dichiarato che esiste un solo mezzo per sottrarci a una calamità così disastrosa e trarci fuori: Gesù Cristo essendo il Redentore, per mano del quale il Padre celeste, pietoso verso di noi secondo la sua misericordia infinita, ci ha voluti soccorrere, afferriamoci a questa misericordia con una fede ferma e affidiamoci a essa con una speranza costante per perseverare. Istituzione della religione cristiana 3:2:1

Di fronte al segno visibile occorre dunque saper vedere di quale realtà è rappresentazione e da chi ci è offerto. Il pane ci è dato, unitamente all'ordine di mangiarlo, come raffigurazione del corpo di Gesù Cristo; e a darlo è Dio stesso, verità assoluta e immutabile. Dato che egli non può ingannare ne mentire, ne consegue che realizza tutto ciò che dice. Se dunque nella Cena il Signore ci annuncia visivamente la comunione col corpo e sangue di Gesù Cristo, quello che riceviamo è realmente il corpo e sangue di Cristo. In caso contrario, se cioè non ci desse che pane e vino, noi mangeremmo il pane e berremmo il vino riconoscendo, certo, che il suo corpo e il suo sangue ci sono nutrimento e bevanda, ma la realtà spirituale sarebbe inesistente. Se così fosse, egli avrebbe istituito questo mistero per ingannarci?... Tutti riconosciamo dunque che, quando riceviamo il sacramento nella fede, secondo le indicazioni del Signore, siamo resi partecipi della sostanza del corpo e del sangue di Gesù Cristo. Come questo avvenga è da alcuni più chiaramente percepito e illustrato che da altri. In sintesi, possiamo dire che dobbiamo evitare ogni interpretazione carnale [cioè, la posizione luterana] e perciò innalzare i nostri cuori verso il ciclo e non pensare che il Signore Gesù sia degradato al punto da essere rinchiuso in elementi corruttibili [cioè, "in, con e sotto" il pane e il vino]. D'altra parte, non si deve sminuire l'efficacia di questo mistero e occorre perciò pensare che questo avviene per opera segreta e misteriosa di Dio e che il suo Spirito costituisce il mezzo che rende possibile questa  partecipazione [al corpo e al sangue di Cristo], che definiamo perciò spirituale. Il Piccolo trattato sulla Santa Cena.

(Testo tratto dal sito: http://www.riforma.net/storia/storia44-calvino.htm)
 


]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=148</link>
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<title><![CDATA[Ministero tra le donne - Domenica 5 aprile 2009]]></title><pubDate>13:14</pubDate><pubDate>31/03/2009</pubDate><description><![CDATA[Il prossimo incontro si terrà Domenica 5 aprile 2009, alle ore 16,00 preceduto dal pranzo insieme presso i locali della Chiesa Sola Grazia.]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=147</link>
</item>
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<title><![CDATA[Jerry Marcellino ospite della Chiesa Sola Grazia]]></title><pubDate>07:52</pubDate><pubDate>12/03/2009</pubDate><description><![CDATA[Jerry Marcellino insieme alla moglie Dawn sarà ospite della Chiesa Sola Grazia dal 22 al 26 Marzo 2009. Jerry è pastore della Audubon Drive Bible Church a Laurel Mississippi e presidente della F.I.R.E. Fellowship, associazione Evangelica Battista Riformata americana.]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=146</link>
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<title><![CDATA[Chi è Martin Lutero?]]></title><pubDate>07:48</pubDate><pubDate>12/03/2009</pubDate><description><![CDATA[Martin Lutero (Martin Luther), il grande riformatore tedesco, nacque il 10 novembre 1483 ad Eisleben, una cittadina nella Turingia, regione centro-orientale della Germania. Suo padre, Hans Luther, originariamente un contadino, fece fortuna come imprenditore nelle miniere di rame, mentre la madre, Margarethe Ziegler era una massaia.
Nel 1484, proprio poco dopo la nascita del piccolo Martin (primogenito di sette fratelli), i genitori si trasferirono nel vicino paese di Mansfeld, in seguito alla nomina del padre a magistrato - grazie alla rilevante fortuna acquisita - di quella cittadina. A Mansfeld Lutero frequentò la scuola di latino mentre nel 1497 si recò a Magdeburgo per intraprendere gli studi presso la scuola dei Fratelli della Vita Comune, fondati dal mistico Geert de Groote. Tuttavia Lutero vi rimase solo per un anno, andando a vivere successivamente da alcuni parenti ad Eisenach, dove risedette fino al 1501.
In quell'anno il padre lo inviò ad iscriversi all'università della città imperiale di Erfurt dove il giovane studiò arti liberali, conseguendo il baccalaureato nel 1502 e il titolo di magister artium nel febbraio 1505. E fu proprio il 1505 un anno cruciale per Lutero: secondo i suoi biografi, il 2 luglio, ritornando ad Erfurt dopo una visita ai genitori, vicino al villaggio di Stotternheim incappò in un violento temporale durante il quale fu quasi ucciso da un fulmine. Si racconta che nella tormenta Lutero, terrorizzato, fece voto a Sant'Anna che se fosse sopravvissuto avrebbe preso i voti.
Il temporale passò e lo studioso mantenne la promessa due settimane più tardi.
Naturalmente, l'episodio del temporale affrettò probabilmente un'evoluzione già in corso da tempo e non fu, come si vuol troppo semplicisticamente credere, un'illuminazione improvvisa.
Ad ogni modo entrò, contro la volontà paterna, nel convento agostiniano-eremitano di Erfurt, dove pronunciò i voti nel 1506, e dove venne ordinato sacerdote il 3 Aprile 1507. La regola dell'Ordine prescriveva una sistematica lettura della Bibbia. In breve Lutero acquistò una conoscenza straordinaria della Sacra Scrittura.
In convento, inoltre, sotto la guida del frate superiore Johann Staupitz, si dedicò allo studio degli scritti di Aristotele, Sant'Agostino, Pietro Lombardo e del filosofo scolastico Gabriel Biel, commentatore del pensiero nominalista di Guglielmo di Ockham, il cui orientamento teologico era dominante presso gli agostiniani.
Nel 1508, dietro raccomandazione di Staupitz, gli venne assegnata una cattedra di filosofia morale ed etica aristotelica all'università di Wittenberg, appena fondata nel 1502 dal principe elettore Federico III di Sassonia, detto il Saggio.
Nelle sue riflessioni stava prendendo corpo la convinzione che le nostre opere non possono essere altro che peccaminose, perché la natura umana è solo peccato. Il corollario, sul piano delle fede, è che la salvezza è concessa da Dio per la sola fede e la sola grazia.
Da Wittenberg il futuro riformatore si recò nel 1510 a Roma, assieme al suo maestro Johann Nathin, per portare una lettera di protesta in merito ad una diatriba interna all'ordine agostiniano. Lutero ne approfittò per visitare la città, facendo il giro dei luoghi santi, per guadagnare, come era consuetudine, indulgenze.
La prassi delle indulgenze, nata durante le crociate, prevedeva inizialmente che chi non poteva rispondere fisicamente all'appello dei Papi per la liberazione dei luoghi santi, si concedeva la possibilità di una partecipazione mediante un contributo in denaro accompagnato da pratiche spirituali. In seguito il principio andò estendendosi ad altre opere buone. Le indulgenze si trasformarono poi in un grosso affare bancario. La concessione dell'indulgenza ai vivi e ai defunti era dilatata al massimo ed era liberata in gran parte degli obblighi spirituali riducendosi al puro versamento del denaro.
Il 31 ottobre 1517 Lutero scrisse una lettera ad Alberto di Hohenzollern Brandeburgo, arcivescovo di Magdeburgo e di Magonza, e al vescovo di Brandeburgo, Schultz, chiedendo di ritirare la "Instructio" che disciplinava la concessione delle indulgenze e di dare doverose disposizioni. La lettera era accompagnata dalle famose 95 tesi, in cui si trattava il problema dell'indulgenza.
Solo in seguito, alla mancata risposta da parte dei vescovi egli si decise di far conoscere le sue tesi dentro e fuori Wittenberg. Le 95 tesi non respingono del tutto la dottrina delle indulgenze, ma ne limitano molto l'efficacia, soprattutto sottraendola al solo atto formale dell'offerta.
Le 95 tesi, tuttavia, non sembrarono ancora un aperto invito alla ribellione (vi affiora infatti l'immagine di un Papa non informato a sufficienza degli abusi).
Nell'ottobre del 1518, però, Lutero invitava il Papa a convocare un Concilio, riconoscendo ancora implicitamente un'autorità della Chiesa superiore al Papa. Si trattava in ogni caso del famoso appello al Concilio contro il Papa, già severamente condannato da Pio II con la bolla "Execrabilis" del 1459.
L'anno seguente, il 1519, Lutero negava pure l'autorità dei Concili. La Sola Scrittura, in pratica solo la Bibbia, e non il Magistero della Chiesa, dovevano considerarsi fonte di verità, tutte considerazioni poi approfondite in alcuni celebri scritti.
Con il presentare sulla base del principio "Sola fede, sola grazia, sola Scrittura", intendendo cioè il rapporto tra Dio e l'uomo come diretto e personale, Lutero eliminava la Chiesa quale mediatrice mediante i Sacramenti. Essi, infatti, erano ridotti al solo Battesimo e alla sola Eucarestia, sia quale detentrice del magistero. Affermazioni che non potevano non provocare un enorme scandalo, che infatti diede origine alla scissione da Santa Romana Chiesa e diede il via a quell'enorme rivoluzione culturale che va sotto il nome di Protestantesimo.
Dopo aver sconvolto con la sua Riforma l'Europa e l'equilibrio fra gli Stati, Lutero muore a Eisleben, sua città natale, il 18 febbraio 1546.
]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=145</link>
</item>
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<title><![CDATA[Studenti della Christian High School Santa Fè ospiti della Chiesa Sola Grazia]]></title><pubDate>09:05</pubDate><pubDate>31/01/2009</pubDate><description><![CDATA[Studenti della Christian High School Santa Fè (SAN DIEGO - California) saranno ospiti della Chiesa Sola Grazia dal 13-17 febbraio 09. Si tratta della seconda collaborazione per l'evangelizzazione di Mantova. Dom 15, dopo il culto di adorazione, pranzeremo insieme a loro in chiesa. Durante le giornate saremo impegnati nell'evangelizzazioni nelle scuole e per le strade di Mantova e provincia.]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=144</link>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Martedì 20 Gennaio 2009, Studio biblico: Kurt Jost e pastore americano]]></title><pubDate>12:13</pubDate><pubDate>02/01/2009</pubDate><description><![CDATA[Martedì 20 gennaio 2009 - alle ore 20,00 - avremo come ospiti Kurt Jost e un pastore americano che ci faranno visita per lo studio biblico. Per questa occasione, il consueto studio del mercoledì verrà annullato.]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=142</link>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Programma predicazioni Dicembre 2008\Marzo 2009]]></title><pubDate>22:5</pubDate><pubDate>10/01/2009</pubDate><description><![CDATA[GENNAIO
04 Gennaio, Giacomo Lerici
11 Gennaio, Andrea Artioli
18 Gennaio, Andrea Artioli
25 Gennaio, Gabriele Magliocchi

FEBBRAIO
01 Febbraio, Gabriele Magliocchi
08 Febbraio, Giacomo Lerici
15 Febbraio, Andrea Artioli
22 Febbraio, Andrea Artioli

MARZO
01 Marzo, Gabriele Magliocchi
08 Marzo, Gabriele Magliocchi
15 Marzo, Giacomo Lerici
22 Marzo, Andrea Artioli
29 Marzo, Andrea Artioli]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=141</link>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ministero tra le donne - incontro di Dicembre 2008]]></title><pubDate>08:43</pubDate><pubDate>28/11/2008</pubDate><description><![CDATA[Il prossimo incontro si terrà il 21 Dicembre 2008, alle ore 14,30 preceduto dal pranzo insieme presso i locali della Chiesa Sola Grazia.]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=140</link>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ministero tra le donne]]></title><pubDate>08:31</pubDate><pubDate>28/11/2008</pubDate><description><![CDATA[PERCHE’ UNA RIUNIONE DELLE DONNE?

Il ministero fra le Donne si inserisce nel contesto della Chiesa “Sola Grazia” con lo scopo di formare delle donne cristiane mature che glorifichino Dio nella loro femminilità.

Ciò deriva dalla convinzione biblica che Dio è l’autore della mascolinità e della femminilità come espresso più volte nella Sua Parola.

Siamo donne che (ri-)partono dal Vangelo perchè è lì che capiamo il motivo della nostra esistenza ed è lì che troviamo certezze per viverla. Sappiamo che la Parola di Dio è la fonte a cui dobbiamo attingere, sappiamo che il Vangelo è per noi donne! E’ per la mamma esausta a causa delle pressanti richieste dei bambini, per la ragazzina che si guarda delusa allo specchio, per la nonna che si accorge che tutto intorno a lei è ormai cambiato, per la donna sfinita, ma anche per quella soddisfatta di sé, che pensa di “avercela fatta” nella vita.
E’ confortante sapere che Dio, il creatore, ci ha pensate come parte di un suo piano e ci ha salvate in Cristo; quindi è nostro desiderio scoprire la sua volontà per viverla concretamente giorno dopo giorno dandoGli gloria.

Programma degli studi 2008/2009

"Create ad immagine di Dio, un cerchio di donne davanti alla Parola di Dio", di Emanuela Artioli.
Siamo donne salvate dall’infinita grazia di Dio e viventi nel Suo amore che desiderano crescere nella conoscenza della Sua perfetta Parola per assomigliare di più a Cristo.

Ciò che ci prefiggiamo quando ci incontriamo è studiare, esaminare ed approfondire la Parola di Dio e metterla in relazione con la nostra vita in modo che la Parola letta ed ascoltata, con l’aiuto dello Spirito Santo, trasformi i nostri pensieri che poi a loro volta si tramutino in fatti, parole e azioni compiute.

IL PIANO DI LAVORO (dall’autunno alla primavera): 8 incontri a cadenza mensile con l’obiettivo di:
&#10146;	comprendere cosa la Bibbia insegna sull’essere donna
&#10146;	identificare l’insegnamento della cultura attuale che si discosta dalla Bibbia
&#10146;	scoprire il piano di Dio per la donna e gioire per la Sua volontà per noi 

1.	I FONDAMENTI: Dio li creò maschio e femmina.
2.	LE DONNE E LA “CADUTA”.
3.	LE DONNE E IL MATRIMONIO.
4.	LE DONNE SINGLE E LE VEDOVE.
5.	LA BELLEZZA E LA PUREZZA.
6.	LE DONNE NELLA FAMIGLIA DI DIO.
7.	LE DONNE E LE LORO SORELLE IN CRISTO.
8.	LE DONNE E IL LORO SIGNORE.

I FONDAMENTI 
Genesi 1 e 2
1.	Che cosa rende l’uomo e la donna fondamentalmente simili?
Elenca alcune somiglianze.
2.	Pensa a ciò che rende l’uomo diverso dalla donna. Siamo nati con queste differenze o le apprendiamo crescendo nella società?
3.	Cosa significa “essere creati ad immagine di Dio”?
4.	Che cosa faceva Adamo prima della creazione di Eva?
5.	Come mai Eva soddisfa il bisogno di Adamo?
6.	Perché Adamo ed Eva possono essere considerati uguali, ma diversi?
7.	Considera 1 Corinzi 11:3, 8-9,11-12. Qui Paolo riprende Genesi 2 per insegnare che le differenze fra uomo e donna sono cruciali per la vita della chiesa.
Come ci aiutano questi testi a capire che l’uomo e la donna sono uguali, ma anche diversi?
8.      Se Dio mi ha creata “uguale, ma diversa”, come vivo questa consapevolezza in famiglia, nella chiesa e nella società? In cosa devo cambiare? 
(CSG)]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=139</link>
</item>
<item>
<title><![CDATA[16-20 Febbraio 2009 - Studenti della High School Santa Fè]]></title><pubDate>09:06</pubDate><pubDate>29/09/2008</pubDate><description><![CDATA[Dal 16-20 Febbraio 2009 un folto gruppo di studenti della "High Christian School Santa Fè" di San Diego sarà presente a Mantova per aiutare la Chiesa Sola Grazia nell'evangelizzazione. Questa è la seconda volta che una delegazione della scuola californiana visita la chiesa. Ringraziamo il Signore per la comunione che ci lega e per il desiderio che questi ragazzi hanno di portare il vangelo in una cultura così diversa dalla loro.]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=137</link>
</item>
<item>
<title><![CDATA[2° Convegno giovani "1 Tim 4:12". Tema "Sesso e purezza", John Woolley (GB)]]></title><pubDate>10:25</pubDate><pubDate>29/09/2008</pubDate><description><![CDATA[Sab-Dom 25-26 ottobre 2008. 2&#176; Convegno giovani &quot;1 Timoteo 4:12&quot;. Tema: &quot;Il sesso non &#232; un problema&quot;. Oratore pastore John Woolley (Cardiff - Galles GB). Per maggiori informazioni puoi scaricare la locandina del convegno.]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=136</link>
</item>
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<title><![CDATA[Convegno sull'Evangelizzazione dei musulmani]]></title><pubDate>14:46</pubDate><pubDate>26/06/2008</pubDate><description><![CDATA[La Chiesa Sola Grazia di Porto Mantovano (Mantova) è lieta di invitarvi al Convegno sull'Evangelizzazione ai mussulmani che sarà tenuto da FRANCESCO MAGGIO (Ministero META - http://www.metaitalia.org/)
SABATO 14 Giugno 2008 presso i locali della chiesa (Via Marconi 4 - Porto Mantovano).]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=135</link>
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<title><![CDATA[Conferenza pubblica  presso il Ludas in via Oberdan il 28 Marzo 2008]]></title><pubDate>7:32</pubDate><pubDate>24/03/2008</pubDate><description><![CDATA[Presso il Ludas in Via Oberdan (Mantova), Venerdi 28 Marzo alle ore 18:00, si svolger&#224; la conferenza pubblica dal titolo: &quot;Qual &#232; il vero senso della vita&quot;. La conferenza sar&#224; tenuta dal Dott. Jim Ellif, conferenziere e scrittore statunitense. Vi aspettiamo numerosi.]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=134</link>
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<title><![CDATA[Convegno Giovani: 1 Maggio 2008, presso la Chiesa Sola Grazia.]]></title><pubDate>0:54</pubDate><pubDate>14/03/2008</pubDate><description><![CDATA[Presso la Chiesa Sola Grazia, si svolger&#224; il convegno giovani: oratori Andrea Artioli e Giacomo Lerici. Primo studio h. 10,30, secondo studio alle h. 17.00. Tempo permettendo, pranzo con grigliata in riva al Lago di Mantova. Alle h. 20,00 concerto Gospel di Stefano De Fenza &amp; Band. Quota di partecipazione Euro 10,00 per le spese.]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=133</link>
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<title><![CDATA[Conferenza: "In quale modo i figli giungono a Cristo", oratore Jim Elliff - Sabato 22 Marzo 2008]]></title><pubDate>00:00</pubDate><pubDate>14/03/2008</pubDate><description><![CDATA[Sabato 22 Marzo 2008, presso i locali della Chiesa Sola Grazia verrà organizzata la conferenza dal tema: "In quale modo i figli giungono a Cristo", oratore Jim Elliff (Kansas City, Stati Uniti). Il programma degli incontri: h. 10,30 Prima Sessione, h. 15,30 Seconda Sessione, h. 17,00 Terza Sessione e h. 18,30 Domande.]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=132</link>
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<title><![CDATA[Un'inaugurazione al di là delle aspettative.]]></title><pubDate>10:29</pubDate><pubDate>19/02/2008</pubDate><description><![CDATA[Sabato 16 febbraio 2008 sono stati inaugurati i nuovi locali della Chiesa Sola Grazia di Porto Mantovano (Mantova). Il Signore ha benedetto la giornata al di là di ogni aspettativa che potessimo avere. La sala di culto è stata gremita di fratelli che provenivano da diverse chiese evangeliche del mantovano, da credenti di diverse città del nord Italia e dall’estero. Il Signore ha anche portato alla festa alcune persone contattate che per la prima volta hanno udito il messaggio del Vangelo di Gesù Cristo. Il pastore Roberto Mazzeschi ha dato un messaggio incentrato sul Vangelo e la necessità di incontrare Cristo come Signore della vita. La seconda parte è stata caratterizzata dal Concerto Gospel di Giorgio Ammirabile & Band che ha guidato i presenti alla lode e all’adorazione. Domenica 17, alle ore 21,00 invece abbiamo assistito ad un eccezionale Concerto Gospel di Giorgio Ammirabile & Band presso il LUDAS di Mantova dove sono interveniti sia l’Associazione Compassion sia gli Atledi di Cristo, tra cui Miguel Alonso e Hayden Reid, giocatori di rugby del Montepaschi Viadana (Mn) e Tomas Guzman, calciatore del Piacenza Calcio di serie B. E’ stato veramente bello osservare l’interesse di questi uomini dello sport nazionale che hanno desiderato essere presenti allo spettacolo per dare testimonianza della loro fede nel Signore Gesù Cristo e del loro rapporto quotidiano con Dio. (CSG) ]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=131</link>
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<title><![CDATA[Concerto Gospel: Giorgio Ammirabile and Band al Centro Universitario LUDAS di Mantova]]></title><pubDate>10:42</pubDate><pubDate>13/02/2008</pubDate><description><![CDATA[Domenica 17 febbraio, alle ore 21;00, presso al LUDAS di Via Oberdan (Mantova) si svolger&#224; il concerto Gospel di Giorgio Ammirabile &amp; Band. A tale evento parteciper&#224; anche l'Associazione COMPASSION che si occupa di adozioni a distanza in tutto il mondo e saranno presenti anche i giocatori del Viadana Rugby Miguel Alonso e Hayden Reid e il giocatore del Piacenza Calcio Tomas Guzman che parleranno della loro rapporto con la fede cristiana. Questi giocatori fanno parte dell'associazione mondiale Atleti per Cristo. L'ingresso &#232; gratuito.]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=130</link>
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<title><![CDATA[Conferenza dal tema IN QUALE MODO I NOSTRI FIGLI GIUNGONO ALLA FEDE. Oratore Jim Elliff (Stati Uniti).]]></title><pubDate>09:02</pubDate><pubDate>29/01/2008</pubDate><description><![CDATA[Cari fratelli, vi annunciamo che Sabato 22 Marzo 2008 la Chiesa Sola Grazia organizza la Conferenza dal tema IN QUALE MODO I NOSTRI FIGLI GIUNGONO ALLA FEDE. Oratore Jim Elliff (Kansas City - Stati Uniti). Conferenziere statunitense, già pastore in diverse città americane e fondatore di chiese. Attualmente Elliff è pastore della Christ Fellowship Church e direttore del Christian Communicators Worldwide (www.CCWonline.org) e autore di diversi libri in lingua inglese. Maggiori informazioni verranno date dopo l'inaugurazione dei locali di culto.]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=129</link>
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<title><![CDATA[Inaugurazione dei locali della Chiesa SOLA GRAZIA]]></title><pubDate>15:1</pubDate><pubDate>24/01/2008</pubDate><description><![CDATA[Cari amici, vi annunciamo con grande riconoscimento nei confronti di Dio che Sabato 16 febbraio 2008, alle ora 16,30, verranno inaugurati i nuovi locali della Chiesa SOLA GRAZIA in Via Marconi 4 - Porto Mantovano (MN). Per l'occasione abbiamo invitato il pastore Roberto Mazzeschi della chiesa di Grosseto e Presidente dell'Alleanza Evangelica Italiana. Seguir&#224; il CONCERTO GOSPEL di GIORGIO AMMIRABILE &amp; Band.]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=126</link>
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<title><![CDATA[Visita del pastore Roberto Mazzeschi - Sab. 12 gen. 2008 alle h. 18.00]]></title><pubDate>17:01</pubDate><pubDate>12/01/2008</pubDate><description><![CDATA[Cari amici, Sabato 12 Gennaio 2008, alle h. 18,00 presso la chiesa Sola Grazia di Via Marconi 4 - Porto Mantovano (MN) il pastore Roberto Mazzeschi di Grosseto è stato invitato per la predicazione della Parola di Dio. Siamo tutti invitati.]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=125</link>
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<title><![CDATA[Avanzamento lavori dei locali della chiesa]]></title><pubDate>19:13</pubDate><pubDate>06/01/2008</pubDate><description><![CDATA[Cari amici, alcuni aggiornamenti riguardanti il locale della Chiesa SOLA GRAZIA, di Porto Mantovano - MN. Sono in avanzamento i lavori del nuovo locale. Grazie a Dio abbiamo terminato di pitturare i muri e di mettere delle divisorie per le classi della scuola domenicale. Ora stiamo procedendo con la costruzione del palco e dal 2 gennaio inizieremo anche i lavori per il pavimento in parquette. Vi lasciamo visionare l'avanzamento dei lavori nella sezione Foto. Vi ringraziamo per le vostre preghiere. Presto daremo l'annuncio ufficiale dell'inaugurazione dei locali.]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=122</link>
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<title><![CDATA[La nuova sede della Chiesa Evangelica SOLA GRAZIA!]]></title><pubDate>01:15</pubDate><pubDate>30/11/2007</pubDate><description><![CDATA[Cari amici, siamo molto contenti per come il Signore sta preparando il terreno per la nuova chiesa nata a Porto Mantovano (Mantova). Dio ha provveduto un locale davvero perfetto sia per l’ampiezza degli spazi da utilizzare sia per la posizione ben visibile a migliaia di persone ogni giorno. Il locale si trova infatti all'angolo fra la strada provinciale per Verona e Via Marconi 4 (46047 Porto Mantovano – Mn), strada che porta alla stazione dei treni di Porto Mantovano. La settimana scorsa abbiamo firmato il contratto di locazione e a giorni inizieranno i lavori di ristrutturazione e adeguamento per gli incontri e le attività che faremo come chiesa. Preghiamo il Signore continui a farci vedere i Suoi meravigliosi piani e che tutto continui a procedere com'è iniziato, secondo la meravigliosa Grazia di Dio. Quindi vi aspettiamo per l'inaugurazione del locale che potrebbe essere verso la fine di Dicembre 2007 oppure a Gennaio 2008. A presto! 

Foto Esterna Chiesa]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=120</link>
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<title><![CDATA[Ultimo arrivo nella nostra Chiesa]]></title><pubDate>20:34</pubDate><pubDate>29/10/2007</pubDate><description><![CDATA[Il 2 Ottobre 2007 &#232; nata Miriam Lerici, la componente pi&#249; piccola della nostra chiesa]]></description><link>http://www.chiesasolagrazia.it/news.asp?ID=114</link>
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